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Pompei e l'Architettura
Contemporanea

 
 
 





Pompei, Roma e l’Antico:
Louis I. Kahn e
l’inesauribile “fonte”


di Maria Bonaiti













 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 



Write-up PARAMETRO 261
Oggi che non è più tabù rintracciare nell’esperienza del “moderno”
influssi figurativi e spaziali posti ben oltre la linea delle avanguardie
storiche, oggi che risaltano immediatamente certi legami di continuità

– a lungo sfuggiti o sottaciuti – tra Ottocento e Novecento, bisogna
restituire a Pompei il ruolo che le compete nell’architettura di età
contemporanea. Ruolo che evidentemente in termini tanto cronologici
quanto tematici va ben al di là della fortuna di quell’ottocentesco
“stile pompeiano”, ancora tutto da studiare e comunque diffuso in
tutta Europa. Ruolo che di sicuro non riguarda soltanto i pensionnaires
francesi (Normand, Pontremoli, Garnier), a cui anni fa furono dedicati
mostre e cataloghi, ma che interessa tanti altri architetti che con la
città vesuviana istituirono un proficuo rapporto, anche spesso di
carattere personale e quindi al di fuori dei canoni accademici.
Da questi presupposti nasce il progetto del presente numero
della rivista, nel quale tentare di valutare per la prima volta la
multiforme influenza di Pompei nell’architettura contemporanea,
attraverso una scelta –inevitabilmente arbitraria ma comunque
piuttosto ampia e variata – di temi, progetti, architetti, contesti,
ambiti cronologici. Tra corsi e ricorsi, con intensità variabile e
massima nei primi tre decenni del secolo, la “lezione di Pompei” è
– come si vede qui appresso – sentita da architetti del calibro di
un Asplund, di un Le Corbusier o di un Kahn, ovvero per restare in
ambito italiano di un Ponti o di un Pagano, ma con gradi di approfondimento
della conoscenza così eterogenei, con tratti interpretativi così distinti
da sconsigliare qualsiasi generalizzazione. Per alcuni Pompei è
soprattutto una delle possibili epifanie dell’antico; per altri invece è una
città dai caratteri individuali inconfondibili e dotata di uno specifico
genere di architettura (tra questi ultimi si situano ovviamente gli
architetti napoletani, nella lunga genalogia che dal primo Ottocento
giunge sino a Canino, a Cosenza, a Pagliara, a Venezia, a Gambardella).
Mentre, per altri ancora, Pompei si manifesta soprattutto nell’ineffabile
spazialità della domus, che molti tendono a semplificare in un tipo ideale,
ispirandosi ai suoi eterogenei esempi (Souto de Moura, de las Casas).
Si intende dunque documentare ampiezza e complessità della presenza
“pompeiana” nell’architettura del XX secolo: senza pretesa di esaustività,
ma anzi con la volontà di aprire la strada a futuri studi, affidati a una più
incisiva storiografia del contemporaneo in grado di leggere quanto una
critica superficiale non ha visto e non vede.


PARAMETRO
numero 261 Anno XXXVI Gennaio/Febbraio 2006

Quadrante

Editoriale
di Raffaele Mazzanti

Pompei e l’architettura contemporanea

La casa pompeiana e la tradizione Beaux-Arts
di Massimiliano Savorra

Rianimare l’antico per produrre spettacolo.
Le scenografie de Gli ultimi giorni di Pompei
di Maria Luisa Neri

«Architettura moderna di venti secoli fa».
La lezione di Pompei tra stile italiano e mediterraneità
di Chiara Baglione

Canino e Cosenza: Pompei e le due “modernità”
dell’architettura napoletana
di Pasquale Belfiore

Memorie pompeiane nell’architettura nordica
del primo Novecento
di Fabio Mangone

Le Corbusier:
puis… le sud de l’Italie avec Pompei
di Giuliano Gresleri

Pompei, Roma e l’Antico:
Louis I. Kahn e l’inesauribile “fonte”

di Maria Bonaiti

Usque ad infera usque ad coelum
di Francesco Venezia

Città mute
di Cherubino Gambardella

Tracce di un antico recinto. Due progetti
di case a patio di Manuel de las Casas
di Elena Mucelli e Stefania Rössl

Imparare dalle rovine.
Conversazione con Eduardo Souto de Moura
di Massimiliano Savorra


La Bustina di Minervini