INTIMACY
7° Festival internazionale
dell'architettura in video
Firenze, 02 -12 Ottobre 2003

 
PAR@METRO.IT
 
 










Diario dell'evento:
1 del 02.10.2003
2 del 03.10.2003
3 del 04.10.2003

4 del 05.10.2003
5 del 07.10.2003

 


INTIMACY
diario dell'evento
: 02 Ottobre 2003

di Francesca Oddo


Firenze, Salone Brunelleschiano, 10.45. Un quarto d’ora
all’inizio. E c’è già intimacy…nell’allestimento del palco,
prima di tutto, morbido, avvolgente, rassicurante e allo
stesso tempo rosso e da grande prima. Sullo sfondo un
telone bianco opaco, a bolle, rende ovattato l’ambiente.
Ed è intimacy, anche nelle sonorità, nelle luci.
Arrivano gli ospiti. Marco Brizzi introduce il densissimo
e ricco programma che si snoderà fra il Salone
Brunelleschiano e la Stazione Leopolda attraverso
proiezioni di video, mostre, un congresso e dibattiti.
Comincia il primo talk show, Intimate bubble: from simple
tech to interaction design
. Siedono sulle “bubble poltrone”,
comodamente come a casa, in un salotto intimo, Stefano
Mirti, Gianni Pettena, Luigi Prestinenza Puglisi, Lapo Binazzi
e Giuseppe Vele. Argomento di conversazione è il gonfiabile
e i suoi messaggi architettonici, tecnologici, generazionali.
Dal significato sociale del video Urban Ephemeral (1968)
di Binazzi a quello funzionale-ecologico del lavoro di Vele,
un elegantissimo sistema alternativo per la raccolta
dell’acqua piovana.
I video incarnano messaggi diversi. Il primo di contestazione
delle “forme” in senso ampio, da quello sociale a quello
architettonico. L’effimero si percepisce attraverso il
contrasto che si intende creare fra le nuove tecnologie di
costruzione dell’architettura e quelle più blasonate, storiche,
tradizionali. Le riprese e i suoni viaggiano spezzati, frenetici,
provocatori, saltando dai gruppi scultorei di Santa Maria del
Fiore al “bubble salsicciotto” ripiegato su se stesso.
Il vecchio e il nuovo. Rottura col passato.
Il video di Vele, Baku, racconta con "eleganza" l’elegante
gonfiabile che con marchingegni di grande inventiva,
ardita fino a sfiorare quasi l’utopia, se non fosse che il
progetto è stato realizzato, raccoglie l’acqua piovana.
Un uso funzionale del gonfiabile, quindi. Che gode di una
rappresentazione grafica curata e di grande efficacia
comunicativa.
Interviene Pettena osservando che mentre il progetto
di oggi cerca di affrontare un problema tecnologico, il
video di Binazzi si appella al contrasto materiale storico -
materiale innovativo (se vogliamo utopico), mattone -
gonfiabile, passato - futuro per veicolare un messaggio
di critica sociale. In esso è raccontata la voglia di cambiare
la società.
Modera il talk uno spumeggiante Stefano Mirti. Acuto,
brillante, provoca con intelligenza e grande destrezza un
dibattito che fin dall’inizio si dimostra vivace e denso di
spunti di riflessione.
Segue una prima carrellata di video: Audiolonge di Next
ENTERprise, Métropolitain di Nate pagel, Sauna02 di Sponge
.
Lo studio viennese next ENTERprise racconta un modo di
comunicare dieci audio-interviste senza l’ausilio delle
cuffie. Per Pagel l’obiettivo è quello di esplorare l’interazione
fra l’architettura della mobilità e il comportamento sociale
dei suoi fruitori. Sponge racconta in che modo il mezzo
elettronico può creare un’atmosfera contemplativa nel bel
mezzo del caos urbano.
Introduce il pomeriggio Massimo Casavola con il video
Trent’anni dopo. Racconta di tre progetti degli anni ’60-’70:
il Villaggio Matteotti a Terni di Giancarlo De Carlo, il Complesso
Monte Amiata di Carlo Aymonino e Aldo Rossi, il Quartiere
Zen di Vittorio Gregotti.
L’excursus è interessantissimo. Di grande lucidità e sintesi
le considerazioni che spiegano la nascita e il tramonto di
questi progetti, la loro carica utopica, la difficoltà di inserirsi
nella trame globali della città contemporanea. “Una cosa è la
realtà – conclude Casavola – un’altra è l’utopia. Non credo
bisogna rinunciare all’utopia, forse bisogna inventarne una nuova”.
È il momento di Trasparent cities. Information to citiziens
in the age of Urban Centers
, il secondo talk della giornata.
Si parlerà delle trasformazioni urbane che interessano
numerose città italiane e del non più rimandabile dialogo
città-cittadini. Verrà raccontato come le tecnologie di
comunicazione possano intervenire per rendere i cittadini
informati e partecipi dei mutamenti urbani. Si racconteranno
le esperienze di Bologna, Genova, Venezia e Roma in una
carrellata di video e immagini incentrate sull’ormai diffuso
fenomeno degli Urban Centers. Affascinante quello di Bologna,
nel quale l’architetto Mario Cucinella disegna uno spazio
moderno, neutro, a bolla. Il materiale è il vetro, che
rispecchia il rosso mattone della città storica. Entrati nella
bolla si è invitati in un primo momento ad osservare la città
attraverso degli elementi tubolari in plexiglass,
successivamente a scendere delle scale che introducono
ad un vecchio sottopassaggio adibito a luogo d’incontro e
di informazione sui cambiamenti che animano la città.
Qui scorre una pellicola cinematografica che racconta
appunto al cittadino come diviene il suo ambiente.
Per un confronto “europeo” Brizzi invita sul palco Martin
Hampton e Alice Scott, in arte gli squint/opera, i quali
raccontano il loro metodo video-provocatorio di indagare
e interpretare le risposte del cittadino alle trasformazioni
del paesaggio urbano. Segue la proiezione di Post Barnsley,
realizzato per Alsop Architects, nel quale viene immaginato
il futuro di una città post industriale dello Yorkshire privata
della propria, seppur debole, identità, attraverso la
fantascientifica passeggiata di un postino dei vecchi tempi.
Il talk show è il preludio all’inaugurazione della mostra About
cities
, curata da Elisabetta Strano, che affronta ed esplora il
fenomeno degli Urban Centers.
Lo Spazio Alcatraz accoglie l’eccitante, effervescente
conclusione di questa prima giornata di Intimacy.
Qui Marco Brizzi e Paola Giaconia presentano rispettivamente
Deep Inside e Spot on schools.
La prima mostra vede 50 studi di architettura, per metà
italiani, per l’altra provenienti da diversi Paesi, impegnati a
illustrare le capacità di un’elaborazione progettuale
consapevole dell’incidenza dei mezzi di comunicazione.
La seconda offre una ricognizione di quegli insegnamenti
che hanno indagato il tema della comunicazione nel progetto
di architettura e l'influenza che in tale campo hanno avuto e
hanno i nuovi media.
Allestimento ricercato e mozzafiato in un ambiente di
incredibile fascino, sospeso fra la storia e l’innovazione.
Una teoria in verticale e in orizzontale di intensissime
esperienze sonore, tattili, visive di forte impatto emotivo.
La più coinvolgente? Touch screen di ma0. Una passeggiata
all’interno di un tubo di tela dal quale emergono abbracci,
effusioni sconosciute ma soft, in una dimensione ovattata e
ludica dove l’intimità diventa fatto naturale, lo scambio
reciproco di emozioni spontaneo e desiderato.

(1. continua)