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Planimetrie
dell'intervento

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Planimetrie tratte da:
Jiburg,
haveneiland and rieteilanden,
010 Publishers, Rotterdam, 2001
Immagini
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NUOVI ORIZZONTI PER AMSTERDAM
di
Rosa Cerruto
fotografie
di Jeroen Musch
Non c’è
rivista di architettura che negli ultimi anni non
abbia pubblicato almeno un’immagine delle banchine
della zona portuale a est della Stazione Centrale di
Amsterdam, nota agli abitanti con il nome di Oostelijk
Havengebied.
Trasformata in pochi anni in un distretto residenziale è
diventata, altrettanto velocemente, il simbolo
dell’architettura liberal olandese orientata nell’ultimo
decennio a sviluppare strategie di vendita per nuove
categorie di utenti che si affacciano sul mercato.
A creare movimento nell’area, ormai del tutto priva
delle funzioni originarie, è la variazione delle soluzioni
adottate per le tipologie che unite alla presenza
dell’acqua hanno dato vita ad un ambiente
particolarmente attrattivo.
I risultati ottenuti da questa operazione sono diventati
un riferimento anche per i progetti che riguardano le
nuove aree di sviluppo urbano vicine alle città, una delle
quali sta affiorando dalle acque dell’IJsselmeer fra
Amsterdam e Almere.
Quest’area, conosciuta in precedenza con il nome di
Nieuw-Oost e denominata poi IJburg, è un nuovo ‘lobo"
che si aggiunge ad est della città e comprende le isole
artificiali di Haveneiland, Rieteilanden, Steigereiland,
Strandeiland, Buiteneiland.
Si tratta di una spettacolare estensione di terreno
reclamato al mare i cui propositi sono certamente più
ambiziosi rispetto a quelli previsti per la riqualificazione
di vecchie zone portuali: 18.000 abitazioni per 45.000
residenti, 400.000mq fra uffici e commercio, scuole,
impianti sportivi, porti turistici e una spiaggia, il tutto da
realizzare per il 2015.
La decisione di costruire un nuovo distretto nasce
dall’esigenza di far fronte alla richiesta di abitazioni che
in Olanda, dal secondo dopoguerra in poi, ha mantenuto
un indice piuttosto alto.
Ma un piano di simili dimensioni e per di piu’ sull’acqua
comporta investimenti notevoli. Per l’occasione il
Project Bureau IJburg, che cura il Piano di Sviluppo
Urbano, ha optato per una cooperazione pubblico-privata
formata da housing associations, investitori privati e
dalla municipalità alla quale spetta la bonifica del
terreno e la realizzazione delle infrastrutture.
La novità è che IJburg non è stato concepito come
un’unica estensione di suolo, come all’epoca dei grandi
polders, ma ha un disegno più frammentato basato sul
concetto di “collage city” che mette in evidenza le
peculiarità di ognuna delle isole in termini di tipologie e
densità, di spazi pubblici e di materiali costruttivi.
In questo modo inoltre si ha un ulteriore vantaggio
rappresentato da un maggiore contatto fra le abitazioni
e l’acqua, la quale rende meno percettibile l’alta densità
e contribuisce a creare un ambiente più raccolto.
Questa scelta appare come un ritorno alle origini e sembra
il seguito di una tradizione che ha visto Amsterdam
nascere e crescere sulle acque dell’Amstel e dell’IJ:
dalle venti isole comprese nella cintura dei canali, alle
espansioni del XVI e XVII secolo quali Prinsen Island,
Realen Island, Katterburg, Wittenburg, Oostenburg fino
al XIX secolo con l’isola della Stazione Centrale e con
Java, Borneo e Sporenburg.
Il ruolo dei canali è fondamentale per la storia di
Amsterdam, in particolare l’insenatura del canale IJ,
legato in passato all’accesso via mare alla città, che
diventa determinante per la forma e le dimensioni del
nuovo arcipelago.
L’area lungo questo canale, proprio per il suo carattere
indefinito, offre un terreno ideale per la sperimentazione
di soluzioni da realizzare anche a grande scala e per
proposte alternative di insediamenti urbani.
E se oggi Oostelijk Havengebied può aver suggerito un
modello per IJburg, nel 1965 il piano Pampus di Bakema
e Van den Broek ha dato una valida risposta alle ipotesi
sul modello di crescita della città. Sono infatti gli anni
del mass-housing e della ricerca di un metodo nuovo di
progettare l’abitazione e lo spazio urbano e il piano di
Bakema si presenta come una vera e propria città con
edifici alti fino a 24 piani, destinata a 350 mila abitanti
che hanno anche “la possibilità di vivere in campagna”.
Il concetto, che di per sé appare piuttosto ambiguo,
diventerà presto lo slogan più diffuso fra i progettisti
dei
nuovi paesaggi urbani olandesi.
Per tutto il trentennio successivo al piano “Stad op
Pampus” si sono alternati diversi studi. Fra i più significativi
negli anni Ottanta quella di Kuiper Compagnons per un
quartiere di 23.000 unità abitative e negli anni Novanta
gli elaborati dei West 8, Gunnar Daan, Van de Oever e
Kraaijvanger-Urbis che offrono una interessante
interpretazione dell’abitazione del futuro.
La caratteristica comune a questi progetti è l’alta densità
abitativa costituita in prevalenza da alloggi a pianterreno:
non più dunque l’intensa scala del piano Pampus ma un
disegno più vicino alla tradizione suburbana dei Paesi Bassi.
Dalla
torre di osservazione dell’IJburg Visitors Centre,
creato per promuovere e informare circa gli sviluppi del
nuovo arcipelago, si può vedere come la grande distesa
di sabbia stia modellando l’orizzonte.
L’intero complesso verrà realizzato per fasi con la
supervisione di vari architetti ma l’attuale momento di
stagnazione economica non lascia la possibilità di capire
fino a che punto il piano verrà modificato e se verranno
costruite tutte le isole.
Il grande ponte di collegamento disegnato da Grimshaw &
partners, per i 350 metri di lunghezza e per gli alti costi,
resta intanto l’elemento più rappresentativo del quartiere.
La
prima fase, il masterplan per Haveneiland e Rieteilanden
elaborato da Frits van Dongen, Felix Claus e Ton Schaap,
ha già visto l’inaugurazione delle prime case nel 2001.
Il programma di costruzione stabilisce per il 2005 un
numero di circa 7000 abitazioni e si articola in una
composizione di strade attraversate da canali navigabili
e spazi pubblici, proponendosi come erede di una tradizione
fatta di regole e di strumenti che ha dato in Olanda un
significativo contributo nella creazione dello spazio pubblico.
L’isola più grande, Haveneiland, ha un piano di sviluppo
secondo una griglia che definisce le parti principali della
struttura senza creare gerarchie. Dietro questa scelta è
l’idea di un piano che offra “le condizioni per un equilibrio
fra ordine e caos, coerenza e varietà” e la matrice
neutrale della griglia serve proprio a dare origine e ordine
a questa variazione e a creare nuove relazioni fra libertà
e controllo.
La rigidità dell’impianto è interrotta dalle vie di
collegamento
principali che attraversano l’isola: una è il Noordboulevard
che si conclude sulla baia di IJburg, l’altra è una strada
sulla quale si incontrano le due linee di trasporto pubblico,
l’IJ-tram che arriva dalla Stazione Centrale e la linea di
metro per Diemen, e dove si affacciano gli edifici con la
maggior parte dei servizi.
A tagliare trasversalmente le strade principali sono una
serie di percorsi, detti vizieren, che aprono delle visuali
sull’acqua e creano insieme al resto dei percorsi
differenziati un movimento che si contrappone alla
staticità della griglia. I blocchi definiti da quest’ultima
hanno una densità di 60 abitazioni per ettaro e sono divisi
secondo un equo programma che conta 200 unità abitative
incluse attività varie.
La flessibilità dei blocchi è una delle caratteristiche
più
interessanti di questo piano per la possibilità che lascia
di creare variazioni all’interno di una forma prefissata
come quella della griglia. In questo sistema sono incorporati
dei “solidi” o volumi che hanno una struttura più libera
e
che non sono destinati a sviluppare residenze ma, per le
loro grandi dimensioni e i soffitti a tutta altezza,
costituiscono delle vere e proprie riserve di spazio aperto
convertibili in svariate funzioni.
Un’altra singolare caratteristica è che molti degli
appartamenti sono “estensibili” e possono in futuro subire
modifiche in base alle esigenze individuali come anche le
case più basse che possono essere ampliate
orizzontalmente o verticalmente. Per accentuare inoltre
la differenziazione del programma abitativo alcuni lotti
sono lasciati vuoti al fine di accomodare eventuali
variazioni della domanda. Il fronte sud est di Haveneiland
è infatti costituito da una linea continua di self-build
plots mentre nelle vicine Rieteilanden, che formano delle
vere e proprie enclaves, viene lasciato più spazio per case
unifamiliari con giardino e con possibilità di ormeggio
esclusiva per i residenti. Nella storia di Amsterdam non ci
sono precedenti riguardo al modello dei "lotti liberi"
sperimentato invece nella vicina Almere il cui caso più
noto è il Wilde Wonen di Carel Weeber che si ispira ad
un nuovo modo di vivere e costruire che vede protagonista
l’abitante il quale ha un certo margine di scelta nella
progettazione della propria casa.
L’elaborazione
per IJburg si basa fondamentalmente sui
concetti di compattezza e variazione; la caratteristica
principale è la sua posizione in acqua in sintonia con
l’attuale trend che vede tali ambienti molto appetibili
da parte del mercato edilizio.
Il piano assume tuttavia un significato particolare in
quanto conclude l’epoca delle espansioni urbane della
socialdemocrazia olandese legate soprattutto al Piano
Generale di Espansione del 1935.
Per IJburg le associazioni con il piano Pampus non si
riferiscono solo alla scelta di un modello che si può
estendere senza limiti nell’IJsselmeer o con l’obiettivo
di vivere in mezzo alla natura. L’articolazione e la densità
che davano rilievo al piano di Bakema non trovano
riscontro nei più recenti insediamenti che spesso sono
frammenti di urbanizzazioni con poche possibilità di
sviluppo ulteriore.
In questo piano libertà e dinamicità generano
indubbiamente un’energia positiva ma diventa importante
stimolare la ricerca di ulteriori scenari in grado di definire,
ad esempio, quanto c’è di urbano e quanto di rurale in
queste nuove parti di città. Alternare inoltre canali e
ponti di tutte le forme e misure nel tentativo di creare
distretti ‘intimi’ non è sufficiente a dare carattere
urbano
ad un’area, così come non è sufficiente aumentare
solamente la densità abitativa, ma per IJburg è ancora
presto per verificare se i propositi sono coerenti con la sua
realizzazione.
In conclusione, se il piano ‘flessibile’ di IJburg riuscirà
a
distinguersi sia dalla città monocentrica di Van Eesteren
che da quella lineare di Bakema, allora la pianificazione
urbana olandese avrà dimostrato di avere fatto un altro
passo avanti nella direzione esemplare che la ha
contraddistinta in passato.
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