ARCHITETTANDO
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Overlapping - 2002
disegno su mussola cm 30x38



 




Room 208 – 2002
olio su tela cm 171x209










Then and now – 2003
olio su tela cm 168x2002




In attesa che il lavoro cominciato a
Marsiglia sia completato proponiamo
alcune immagini tratte dal catalogo
edito dalla Galleria francesco girondini
in occasione della personale “Entra,
accomodati", a cura di Chiara Bertola.


 



GLI SPAZI INTERNI DI ALEJANDRA SEEBER
Sull’Unité d’habitation di LC a Marsiglia

di Rossella Gotti
Traduzione di Paola Mazzolini e Pilar Strazzer

Alejandra Seeber é una giovane artista argentina che
vive tra New York e Buenos Aires. Nel 2003 é stata
esposta alla Galleria francescogirondini di Verona,
portando cosi' anche in Italia il suo interessante lavoro
sulla rappresentazione degli spazi interni.
Pretesto per questa intervista é stato il nostro incontro
in aprile a Marsiglia, quando la visita dell’Unité d’habitation
si é trasformata per entrambe nel punto di partenza
per alcune riflessioni.

Rossella Gotti: Questa é la prima volta in cui ti confronti
con un’architettura “firmata”; cosa cambia nella scelta
dei punti di vista per i tuoi quadri? Ti senti guidata in
questo dall’idea dello spazio progettato o riesci ad esserne
indipendente? Il tuo sguardo é più stimolato che altrove?

Alejandra Seeber: Il contatto con l'edificio parte da un mio
progetto per "Les Ateliers" di Marsiglia. Chiedevano di
scegliere un tema sul quale lavorare che avesse a che
vedere con la città di Marsiglia. Il mio interesse per
l'architettura mi ha spinto ad interessarmi a "La Cité
Radieuse" di Le Corbusier. Io dipingo interni, che a loro
volta racchiudono intrinsecamente il cliché di ciò che é una
casa, un ambiente familiare o un modo di vivere...anche la
firma di un architetto, cioè la sua identità, é leggibile grazie
alle stesse convenzioni della rappresentazione pittorica.
Mi interessava anche molto fare esperienza affrontando la
sfida di lavorare con un edificio a partire dalla pittura, o per
arrivare della pittura. In qualche modo io sono andata a
Marsiglia per verificare, o meno, quello che sapevo di Le
Corbusier, che cosa aveva funzionato di tutto il suo progetto,
dopo 50 anni, ed essere testimone di quanto il movimento
moderno avesse realizzato i suoi progetti.
In questo senso posso dire che la mia visione é stata più
stimolata rispetto ad altre esperienze, perché sono arrivata
con idee già formate, ma ci sono anche state delle sorprese.

RG: Sei consapevole del fatto che il tuo sguardo é in qualche
modo rivelatore della poetica dell’architetto? Ti sei posta il
problema di come il tuo lavoro interferisca con il suo?

AS:
Descrivendo in che maniera pensò il progetto della
cappella di Ronchamp, egli racconta che una conchiglia che
aveva raccolto durante un suo viaggio in USA, a
Rodhe Island... era appoggiata alla sua scrivania; questa
conchiglia fu, alla fine, il motivo di ispirazione di LC e tutta
la cappella si basò su questa conchiglia, che stava lì, nel
momento in cui lui pensava al suo progetto. Un altro
esempio di questo modo di lavorare che io associo alla
pratica artistica é l'insieme dei nudi eseguiti da LC ispirandosi
alle donne algerine (che LC sviluppò durante anni), che
si basa sul suo interesse per la donna algerina che
descriveva come "un tipo di donna ben costruita"... e su
questi disegni, anni dopo, sviluppò il tracciato di Algeri.
Se l'architettura é il savio gioco dei volumi sotto il sole,
la sua architettura, l'architettura, é materiale pittorico,
senza alcun dubbio. D'altra parte il mio lavoro rispetta il
suo, é una interpretazione, cercando di sottolineare
all'interno di tutto ciò che é Le Corbusier, i fattori che mi
interessano in modo particolare.

RG: La tua rappresentazione, in questo caso, si confronta
con un linguaggio già dato, di cui non devi, come in altre
tue esperienze, fiutare le tracce per mostrarle all’osservatore.
Sei riuscita a creare un dialogo con questo mondo già
codificato ed anche ampiamente conosciuto?

AS: Il mio interesse consisteva nel conoscere, il più a fondo
possibile, l'edificio, per poter vivere quell'architettura
ugualmente nella maniera più profonda possibile.
Ho deciso quindi di lavorare con i bambini che abitano
nell'edificio interagendo con loro ed utilizzando l'atelier 399,
creato sul tetto terrazza da LC ( l'atelier fu "battezzato"
399 dallo stesso LC, che lo disegnò affinché ne facessero
uso persone da 3 sino a 99 anni ). Il dialogo si é creato
attraverso di loro, intrecciando l'architettura con la pittura
attraverso una parte degli inquilini. Credo che l'architettura
e la pittura condividano il disegno come sistema di
rappresentazione comune e credo che articolare la
riflessione sullo Spazio, con i bambini come abitanti
dell'edificio, apra il giuoco, e l'esperienza ha la possibilità di
arricchire il risultato con altri fattori che trascendono
la pura architettura. Citando ancora LC, "disegnare é come
occupare la casa di un estraneo".

RG: Il tuo lavoro mi sembra riflettere una sensibilità vicina a
quella di Francis Bacon, soprattutto nei momenti di cesura
dei piani, quando diverse esperienze si accostano creando
una continuità spaziale; sei d’accordo? Credi che questo tipo
di sguardo sia appartenuto anche a LC?

AS: Non sento il mio lavoro vicino a quello di F. Bacon,
anche se Bacon mi piace moltissimo; forse la somiglianza
sta nel fatto che Bacon usa lo spazio per "centrare" una
situazione, forse il background, lo sfondo o il fatto che
in pittura qualsiasi spazio è possibile, può essere un
riferimento comune.
Può darsi che da questo punto di vista LC sia in relazione
con Bacon, in quanto pittore - architetto.

RG: Nelle tue opere emerge una gran attenzione nei riguardi
dell'essere umano, che con la sua assenza totale segna i
luoghi con oggetti o mobili che si suppongono abbandonati
da poco. Credi che l'architettura razionalista sottolinei questo
vuoto evocatore?

AS: A questo proposito, può darsi che la mia pittura
contenga piste che giocano sul fatto di poter essere
individuate sulla base di indizi...capire, vedendo un piatto
di cibo, chi lo stava mangiando, rovistare nella pattumiera
per sapere che cosa è successo in un certo luogo.
Un amico, giorni fa, mi ha raccontato di un film nel quale
ci sono i personaggi di Sherlock Holmes e Freud, che
cercano di risolvere un mistero. Mi affascina l'idea che
un mio quadro possa dare indizi ad entrambi.