ARCHITETTANDO
Varie, diversificate ma non ultime

 
PAR@METRO.IT
 
 





Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Architettura







 



 



Xfaf, l'eredità culturale
di Alberto Ferraresi


Come appuntato da Matteo Agnoletto, ospite all’interno
delle iniziative del decennale, lo scenario disciplinare
d’architettura frequentemente oggi si caratterizza per
la disarmante pochezza di qualità. Tale condizione
impone particolarmente alle Facoltà di architettura,
vocate alla formazione dei professionisti, di rivisitare
il proprio ruolo nei confronti dei futuri progettisti
elevando il tono dell’insegnamento ed affinando strategie
didattiche più efficaci.

La Scuola di Ferrara decide allora, recentemente,
d’intraprendere la via più difficile nel profittare della
ricorrenza del primo decennale della propria fondazione
per approntare un programma di eventi disciplinari di
ampio respiro, con funzione non già meramente celebrativa
quanto eminentemente di approfondimento culturale
e di dibattito interno alla comunità scientifica.
Orientati con determinazione a mantenere saldi i chiari
dettami fondativi della Facoltà nel formare architetti
attenti registi dell’intera vita del progetto, dagli istanti
della concezione ideativa a quelli materiali della
costruzione ultima, il gruppo di docenti costituito dal
preside della facoltà Graziano Trippa, da Alfonso
Acocella, Gabriele Lelli e Theo Zaffagnini, elabora un
fitto calendario di eventi indaganti essenzialmente tre
principali filoni disciplinari entro l’univoca denominazione
di Xfaf, con riferimento appunto ai dieci ricchi anni di
attività della Scuola di architettura di Ferrara.
A riprova del successo della manifestazione stanno le
molteplici stimolanti presenze critiche - tra il pubblico e
nel dibattito - di Luigi Prestinenza Puglisi, di Antonino
Saggio e di Vittorio Savi, così come la costante vivacità
nell’interazione fra studenti e relatori intervenuti, ed
ancora il grande numero di contatti sul sito ufficiale
www.xfaf.it con funzione documentativa degli eventi
lungo l’intero 2003.
Archibibliomania è l’ambito in cui si sono confrontate le
più interessanti ed attuali proposte dell’editoria di
settore. Nel tracciare inattese connessioni e
contemporanee divergenze fra riviste e pubblicazioni
librarie, divulgazione cartacea e digitale, particolare
apprezzamento hanno riscosso le iniziative più capaci
di replicare alla preponderante intenzione informativa
con la necessaria propensione formativa.
-40+ autobiografie faf ha invece riproposto nelle aule
universitarie, dopo molto tempo, il dibattito sui temi
propri della progettazione animato dai molti giovani
docenti della Facoltà ferrarese, cui si è concesso di
presentare criticamente e pubblicamente il lavoro
professionale di ciascuno assieme ai caratteri della
propria ricerca, per offrirli al vivo confronto con gli
studenti.
Titola infine Progetto e Costruzione il ciclo di conferenze
avente per protagonisti architetti di chiara fama
internazionale accomunati dall’evidente e particolare
continuità tra pensiero ed azione progettuale,
specialmente manifestanti cioè la propensione a
procedere, per dirla con De Carlo, “senza mai staccare
l’argomentare dalla consapevolezza del fare”.
In vero tale titolo è certamente stato quello
caratterizzante l’intero Decennale; in esso si può
racchiudere la giusta presunzione ferrarese: nel voler
porre anche in questa occasione il seme per la
creazione di “una minoranza capace di restituire
materialità all’aver luogo delle cose”, da opporre
decisamente a quel contemporaneo “pluralismo volgare”
per cui, citando liberamente Gregotti in Dentro
l’architettura, “nemmeno il principio della buona maestria
della costruzione sembra essere più un punto fermo”.
In continuità rispetto al pensiero di Gregotti su questi
temi preme citare l’approfondimento di Alberto Manfredini
raccolto in Teoria e pratica della progettazione
architettonica, di cui soprattutto si ricordano la
definizione di qualità in relazione al principio di coerenza,
l’influenza sugli esiti progettuali della categoria
del tempo che intercorra fra i momenti teoretico e
realizzativo, l’affermazione secondo cui il rapporto
tra teoria e pratica – pur decisivo a stabilire la cifra
qualitativa dell’architettura - non sia formalizzabile
in modo evidentemente univoco. Al contrario, esso
si snoda secondo andamenti assolutamente unici per
ciascuno. Rientrando allora negli ambiti del Decennale
ne sono alcuni esempi tra gli interventi d’eccellenza
succedutisi: la fedeltà all’impostazione di solide
fondamenta culturaliste di Hans Kollhoff, la stratificazione
delle valenze sociali nell’approccio etico di
Shigeru Ban, la tensione continua all’aggiornamento
delle tecnologie tradizionali secondo l’interpretazione
di Michael Hopkins ed ancora l’applicazione tecnica
all’impostazione concettuale proposta da Dominique
Perrault. Di estremo interesse pure le altre presenze
internazionali: da Edouardo Souto de Moura a Kengo
Kuma, da Baumschlager & Eberle a Thomas Herzog,
per giungere alle proposte più radicali di Greg Lynn,
dei Future Systems e del gruppo Mecanoo, od a
quelle recenti di Sauerbruch Hutton architects e
di Aires Mateus & Associados.
A conclusione del ciclo di eventi del 2003 il conferimento
della laurea Honoris causa al maestro svizzero
Peter Zumthor, in virtù dell’alto insegnamento
progettuale e costruttivo, appare logica e solenne
conclusione della riflessione svolta e dell’intera
manifestazione del Decennale. Esso costituisce sicuro
motivo per riaffermare con le parole della prolusione
di Alfonso Acocella in occasione della cerimonia “come
solo nella precisa e determinata fisicità dell’opera
architettonica si possa valutare con chiarezza lo
spessore di un progetto, la vera consistenza delle
idee”.