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La Seconda Parte
























 



Il MASTER in URBAN MANAGEMENT presso
la Domus Academy raccontato.

di Lucia Frisone

Dal 13 gennaio frequento il Master in Urban Management
e City Designer alla Domus Academy di Milano.
Il primo giorno, arrivata in DA, sono stata accolta dagli
organizzatori e tutors che mi hanno accompagnata nel
grosso Open Space, allestito a sala conferenze, in cui
confluivano gli studenti dei quattro Master della Domus
Academy: Urban Management e City Designer, Fashion,
Design e I-Design. La maggior parte degli studenti sono
stranieri, e tra loro, i più asiatici. Il mondo raccolto in una
stanza. Questo clima di internazionalità, di culture diverse
e di visi dai tratti somatici così diffrenti, è semplicemente
bello. Mi rendo conto però di quanto la comunicazione
possa diventare un problema. Il mio inglese può essere
definito ottimisticamente scolastico, e questo mi limita
molto.
Nella mia classe siamo in 13, 8 italiani, una portoghese, un
taiwandese, una israeliana, una coreana e un indiano.
Ma vorrei considerare anche Lino, il nostro traduttore-
interprete, in quanto elemento fondamentale della classe.
Le lezioni infatti, si svolgono in italiano, e lui traduce
simultaneamente, a volte personalizzando un poco, quanto
viene detto.
Il Master prevede un calendario diviso ciclicamente in due
settimane di lezioni, a cui seguono due settimane di
laboratorio, e, come dicevo, durante le lezioni c’è Lino che
traduce. Il problema invece sussiste durante i laboratori,
nei quali si lavora divisi in gruppi e Lino non c’è.
La comunicazione, in questo caso, costituisce davvero
un grosso problema, perchè rallenta notevolmete il procedere
dei lavori, oltre ad impedire di esprimere esattamente e
completamente le proprie idee ed i propri pensieri.
L’argomento dei primo modulo, sia delle lezioni teoriche
che del laboratorio ad esse annesso, è stato le “Politiche”.
L’orario delle lezioni è piuttosto “comodo”: dalle 9.30 alle
12.30, e dalle 14.30 alle 17.30. E con mia grande sorpresa,
forse perchè la mia esperienza universitaria non è
recentissima, (a distanza di qualche anno dalla laurea ho
deciso di rimettermi in gioco, di approffondire e
specializzarmi in tematiche che da sempre mi appassionano),
mi sono resa conto che studiare è più faticoso di lavorare,
si arriva a sera distrutti, con la testa pesante, un sonno
che non ricordavo di aver mai avuto, e una fatica tremenda
nel cercare di tenere desta l’attenzione, di non perdere
il senso di ciò che viene detto. E negli sguardi, sui volti
dei miei compagni, vedo le stesse cose che provo e
questo mi consola alquanto.
Le lezioni del primo modulo sono state tenute da
professionisti e docenti qualificati, gli argomenti spaziano
dall’ econonia finanziaria, e nello specifico il progetto
finaziario, argomento per me ostico e di difficile assimilazione,
ai confronti internazionali e l’economia del territorio.
Ci sono stati presentati i maggiori interventi a scala urbana
che negli ultimi anni hanno coinvolto città non soltanto
europee, soffermando l’attenzione sugli aspetti più
innovativi dei processi di progettazione urbanistica, in
particolare il piano strategico, e la sua correlazione e
interdipendnza con discipline come l’economia e la politica.
Altre lezioni hanno riguardato le metodologie di finanziamento
europeo. Sono state presentate le opportunità che i nostri
paesi hanno per poter interagire con altri, perseguendo i
medesimi obiettivi. Un altro argomento e’ stato il mercato
immobiliare, inteso come produzione di ricchezza,
conseguente ad un investimento che ha come oggetto
proprio l’immobile. Infine, abbiamo visto quanto sia importante
per una citta’ essere competitiva, ossia essere in grado di
evolvere, di essere innovativa, di sfruttare le proprie
potenzialità e di svilupparne di nuove in base alle esigenze,
all’evoluzione ed ai cambiamenti inevitabili e perpetui che
sempre si sviluppano sul territorio urbano.



Dopo le due settimane di lezione, abbiamo iniziato il primo
laboratorio. L’oggetto del nostro lavoro è stato il quartiere
di Lavagna, situato nel in Comune di Corsico, nell’immediata
periferia di Milano, per il quale sarà presentato tra poco un
Contratto di Quartiere. La cosa interessante di questa
esercitazione è stata quella di lavorare come se fossimo
noi studenti a dover presentare il Bando del CdQ e il Comune
il nostro committente. Di fondamentale importanza è stato
il sopralluogo, per vedere, “respirare” il posto, rendersi
conto delle potenzialità del territorio, osservare gli abitanti,
e soprattutto il modo in cui vivono il loro quartiere. Abbiamo
lavorato molto, perchè il tempo a nostra disposizione era
poco, ma alla fine eravamo soddisfatti. Importante è stato
il confronto, anche con i compagni degli altri gruppi che
portavano avanti il lavoro in modo diverso dal nostro.
Anche in questo caso, la comunicazione è risultata un
problema. Riuscire a spiegare in una lingua non propria,
tradurre in parole straniere le nostre idee, oltre a non
essere facile, richiede una quantità di tempo enorme. Per
fortuna “progettare” non ha nazionalità. In qualunque
parte del mondo, con una matita in mano o più modernamente
con un mouse, si comunica nello stesso modo.



Il secondo modulo ha avuto come tema le Strategie.
Le lezioni hanno riguardato il marketing, i metodi di analisi
dei possibili futuri di un ambito territoriale, l’analisi del
carattere di una città e la possbilità di vederla come una
persona. In sintesi vari modi, differenti, per leggere il
territorio urbano, comprenderlo, ed individuare tendenze
di sviluppo ed evoluzione in corso o auspicabili. Il workshop
di questo secondo modulo ha avuto come tema il segnali
deboli, ossia quegli elementi/sintomi presenti nella città,
ma non sufficientemente strutturati, tali da rischiare
spesso di non essere percepiti, visti o ascoltati.
L’entusiasmo iniziale forse si è un po’ perso durante
il lavoro, per la difficoltà di confrontarsi su tematiche
sotto molti aspetti nuove. Ma questo fa parte del gioco
e dell’arricchimento personale oltre che professionale.
L’11 marzo, nel primo pomeriggio, abbiamo avuto la
presentazione del nostro lavoro, e, appena finito, siamo
andati di corsa all’aeroporto... destinazione Lisbona.
Infatti, Bianca, la nostra collega portoghese, ci ha ospitati
a casa sua (eravamo in 7!) per 4 giorni. E’ stata una mini-
vacanza bellissima. Lisbona è sicuramente una città da
visitare, da guardare e da conoscere. Inoltre, vivere con
i miei colleghi in un contesto così estraneo dal master, ha
permesso di conoscerci meglio, in modo più profondo.
Si è creata una intimità e una confidenza che diversamente
sarebbe stato difficile raggiungere.



Che dire ancora, se non che sono contenta di questa
esperienza, mi sento arricchita non solo professionalmente,
ma anche umanamente. Mi sembra strano che persone di
cui fino ad un paio di mesi fa ignoravo l’esistenza, ora
facciano parte della mia vita in modo così intenso.
Sono partita per questo Master con qualche perplessietà
e timore, pensando “vado a vedere com’è, e nel
caso... torno indietro”.
Se devo riassumere con una parola questo primo periodo,
userei STIMOLI. Anche se, ad essere sinceri, non è così
facile cambiare vita da un giorno all’altro. Non è facile, ma
è stimolante, ed è quello di cui avevo bisogno e che volevo.