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A
Parigi una Sinagoga della logica,
armonia e sentimento.
di Rosita Fanelli
Passeggiando
lungo i boulevard
di Parigi, dalla riva
sinistra alla riva destra, ci si sente avvolti da linee
sinuose, da ornamenti floreali e decorazioni fitomorfe:
tutto questo è Art Nouveau.
Il padre della linea ondulata nella capitale francese è
Hector Guimard “l’architetto d’Arte” come lui
amava
definirsi. Il suo talento poliedrico, subito messo in
secondo piano rispetto “all’architetto di Dio”, Gaudì,
è stato riscoperto dopo quasi un secolo di oblio.
Guimard, noto ai più per gli ingressi delle metropolitane
della Ville Lumière ha edificato molti altri edifici degni
di questo nome alcuni dei quali sono stati abbattuti.
La sua vita sembra segnata da quanto egli stesso ha
scritto nell’articolo “La Renaissance de l’Art dans
l’Architecture moderne” nella rivista Le Moniteur
des Arts il 7 luglio 1899: “Io ho una passione
sventurata-dico sventurata perché essa non è
condivisa-amo l’architettura, e se l’amo è perché
essa comprende nella sua essenza, nella sua formula,
nella sua funzione e in ogni sua manifestazione,
tutte le altre arti, senza eccezione.”
Fra i suoi edifici uno su tutti merita di essere ricordato:
la Sinagoga della rue Pavée nel quarto arrondissement
a Parigi.
Nella costruzione di un luogo di fede l’architetto deve
considerare il tipo di religione per il quale deve realizzare
il progetto. Nelle religioni primitive vi è un innalzamento
quasi fisico a Dio, mentre nella religione cristiana
il vero tempio è l’uomo. Un edificio realizzato per la
collettività come la chiesa deve pertanto rispondere
a canoni costruttivi e progettuali differenti dal tempio
greco, precluso all’uomo comune. O ancora nell’islamismo
la moschea è solo luogo di preghiera, mentre il vero
luogo sacro è al centro della Mecca. Ma per costruire
un edificio sacro bisogna essere credenti? Le Corbusier
ha realizzato la Chapelle di Ronchamp pur essendo laico.
Ma l’eccezionalità della committenza della Sinagoga a
Hector Guimard è figlia del proprio tempo. Erano gli anni
della Grande Guerra quando Guimard ebbe l’incarico
dall’associazione culturale presieduta da Joseph Landau
denominata Agoudath Hakehiloth (Unione delle Comunità).
Si trattava di un’associazione ortodossa svincolata dal
Concistoro centrale. La Sinagoga di rue Pavée edificata
a partire dal 1913, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale
è un esempio unico, in quegli anni, di edifico ebraico
progettato da un architetto laico per una comunità di
ebrei ortodossi. La Sinagoga non costò un centesimo
alla comunità parigina e fu inaugurata il 7 Giugno 1914.
Molti fondatori dell’associazione collaboravano in una
società di costruzione con il padre banchiere della pittrice
americana Adeline Oppenheim, dal 1909 moglie ebrea
di Guimard, che anche per questo fu scelto come
architetto. La Sinagoga di Guimard è distante nelle linee
e nell’imponenza dalle altre Sinagoghe francesi; essa
si estende in un lotto molto stretto e date le sue
dimensioni l’Architetto d’Arte ha sviluppato l’edificio
in
altezza. La facciata risponde ad echi barocchi e in
particolare alla costruzioni del Borromini con le sue
alternanze di concavi e convessi. L’ondulazione del
prospetto ha suggerito improbabili interpretazioni
iconologiche: libro sacro aperto, onde del Mar Rosso,
ma sarebbe preferibile non eccedere nelle interpretazioni
perché Guimard non amava il realismo. Inoltre lo sviluppo
in altezza avvicina la Sinagoga agli edifici gotici, il cui
slancio verso l’alto sarebbe servito a congiungere i fedeli
a Dio. Gli unici motivi iconografici leggibile sulla facciata
sono le due tavole della legge che si trovano sotto
il cornicione, la stella di David e un bordo stilizzato che
inquadra la porta d’ingresso. Ma se l’esterno può apparire
troppo sobrio ai sostenitori dello Style Guimard, l’interno
ricorda le costruzioni di Viollet-le-Duc che evocano
nostalgie medievali. Motivi rossi e oro con alterni elementi
bianchi decorano tappezzerie, appliques, maniglie e
corrimano (realizzati in ghisa dalle fonderie di Saint-Dizier)
interni tutti rigorosamente disegnati dall’Architetto d’Arte.
La luce penetra da tre grandi lucernari posti sul soffitto
e da una finestra che occupa quasi interamente la parete
di fondo. Quest’ultima evoca l’architettura dell’ufficio
postale di Vienna costruito da Wagner dal 1903 al 1912
in cui la volta in vetro a forma di “manico di paniere” è
sostenuta da una struttura metallica a tiranti.
La Sinagoga risponde ai tre principi chiave dell’architettura
di Guimard: logica, armonia e sentimento. La logica indica
la presa di coscienza dell’oggetto che si deve realizzare,
l’armonia risponde all’accordo fra le esigenze della
commissione, il denaro disponibile e il territorio circostante,
mentre il sentimento unisce logica e armonia attraverso
l’emozione provocata nel riguardante conducendo alla
forma più alta dell’Arte. Guimard nella Sinagoga rue Pavée
ha sublimato il suo “credo” nell’architettura realizzando
controcorrente un luogo sacro in cui logica, armonia e
sentimento hanno liberato i suoi grovigli decorativi
rispondendo alle esigenze della comunità ebraica del
Marais, ancora oggi il quartiere ebraico parigino.
La concezione totale dello spazio architettonico, o meglio
dello spazio della strada, simbolo dell’Art Nouveau, se,
ad una prima interpretazione, può apparire amorale e
fuorviante dai principi sacri, alla luce dello Style Guimard è
semplicemente esaltata nella purezza della sua Sinagoga,
perché l’architettura è la veste di un edificio mentre
l’anima appartiene a chi lo abita.
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