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Dettaglio
Edificio Via Parini

Villa Gornati

Edificio
TG2

Villa Europa

Boutique
La Perla

Tavolo Judd
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BURATTI+BATTISTON
ARCHITECTS
Zoom in - Zoom out dall’architettura al design:
Il lavoro dello studio Buratti+Battiston Architects
(1991-2003)
di
Ivica Ivo Covic
In un arco
di tempo breve ma intenso di lavoro, che
oscilla tra la scala della città e gli oggetti di casa, lo
studio Buratti+Battiston Architects ha saputo produrre
una convincente quantità di opere, accompagnata da
una riflessione teorica che nasce dalle peculiari
condizioni di lavoro, direttamente connesse al contesto
fisico e sociale.
Finire sugli indici delle “Architects Directory” e sulle
mappe internazionali di design, e nello stesso tempo
trovarsi sulle pagine di un romanzo cult della stagione,
sono particolari riconoscimenti sia della critica
ufficiale che della sensibilità diffusa vista attraverso
gli occhi di una giovane scrittrice londinese.
Da Milano a New York, da Londra a Mosca, da Parigi
a Hong Kong, Gabriele e Oscar Buratti, architetti, ed
Ivano Battiston, ingegnere, disegnano una geografia
di lavoro caratterizzata da condizioni sia globali che
locali in continua evoluzione rispetto al tema e al
luogo del progetto. Se da una parte affrontano la
tematica dell’immagine commerciale nel mondo
globale, dall’altra, a livello locale, ricercano nuove
qualità spaziali per il lavoro e l’abitare contemporaneo.
Cercherò
di iniziare il nostro viaggio attraverso le
opere e le riflessioni dello studio B+BA proprio dalla
megalopoli padana: Milano, luogo originario del loro
lavoro, città-territorio caratterizzata da una geografia
di piccoli centri, le enclaves abitative e produttive
con le “macchine ibride” del commercio e del tempo
libero. I centri ormai disegnano soltanto i confini
amministrativi mentre l’architettura è una massa di
piccoli “mondi” collettivi e privati in continuo movimento,
ogni tanto interrotta dal verde, dalla campagna o dai
terrains vagues in attesa di essere conquistati dalla
città.
Busto Garolfo, Casorezzo, Castano Primo sono i nomi
di alcuni piccoli centri di questa città-territorio dove
lo studio B+BA, con le sue architetture, ha lasciato
segni di trasformazione, lontani dagli stereotipi
linguistici, ormai largamente diffusi nella città padana,
degli stilismi, delle quasi simmetrie, della retorica del
familiare, qualche volta al limite del kitch o addirittura
del bizzarro.
Qui siamo di fronte ad un’architettura che vede il
contesto con lo sguardo critico e dal quale elabora un
suo “lessico”, un suo modo e una sua struttura di
progetto adeguato alla scala e alla natura dei problemi.
La
casa monofamiliare è un tema particolarmente caro
e prediletto, un punto di partenza e di continuo ritorno
nell’esperienza progettuale dello studio B+BA.
Un argomento che in sè racchiude tutte quelle riflessioni
che troviamo dopo, sia nei progetti a scala urbana
sia negli interni e negli oggetti.
Nel tessuto della “città-territorio” le case sono immerse
in una rete di piccoli “universi” privati, racchiusi dalla
ragnatela di muri, ringhiere e sistemi di allarmi; l’unica
cosa che hanno in comune è la loro non relazione,
messe lì come oggetti privati generati dal gusto
familiare che con il loro banale e spesso bizzarro
linguaggio piacciono ad amici e parenti.
Che questo fenomeno postmoderno del linguaggio e
della democrazia del gusto possa essere per gli
attivisti politici pienamente legittimo, lo sappiamo
bene, ma non è così per i sostenitori della modernità
architettonica e culturale in genere.
Nei loro
progetti di case Buratti+Battiston Architects
accettano questo come una condizione del proprio
lavoro, la affrontano in modo critico e la interpretano
con modalità e mezzi positivi, adeguati al contesto e
al loro tempo.
Lo spazio esterno della casa cerca ogni volta la sua
continuità con il contesto attraverso le viste ed i
frammenti della natura esterna racchiusa al suo interno,
come può essere un prato oppure un albero.
La casa imprigionata diventa in questo modo più
contestualizzata e nello stesso tempo più umanizzata,
con i suoi livelli di chiusura ben equilibrati rispetto al
contesto che la circonda: una volta si tratta della
strada, un’altra di un parco oppure del giardino del
vicino. Quando è possibile eliminare le barriere, le
eliminano; se sono necessarie, diventano un
interessante tema di progetto della definizione
dell’esterno nei termini di un interno.
Nelle occasioni in cui hanno potuto costruire due
case vicine, con lo stesso progetto o in tempi diversi
(villa Novellino e villa Europa a Busto Garolfo, villa
Gornati e villa Oldani a Casorezzo) possiamo vedere
un’applicazione concreta della contestualizzazione e
nello stesso tempo un frammento della loro idea di
periferia, fatta dalle individualità e definita dalla qualità.
Mentre nelle case a Busto Garolfo l’unità d’insieme
è
ottenuta sia usando un unico principio compositivo e
linguistico, sia attraverso l’uso dei materiali, in quelle a
Casorezzo le differenze del linguaggio e della forma
sono i punti forti e la pacifica convivenza delle
architetture, una caratteristica della città diffusa, è
il tema principale del progetto.
Salendo di
scala ci ritroviamo con gli stessi elementi
del progetto che ricercano la qualità dei micro-spazi
urbani e del linguaggio architettonico attraverso la
reinterpretazione degli aspetti sociali e la proposta di
nuovi scenari tipologici ed estetici.
Un sistema di edifici che crea una gerarchia degli
spazi per le diverse esigenze dell’abitare contemporaneo:
in un caso la composizione volumetrica e l’allineamento
seguono la logica dei confini (edifici Torno ed Erregi),
in un altro è l’edificio stesso che li definisce, diventando
così un frontestrada (residenze TG e Parini); una volta
la copertura diventa generatore dell’insieme attraverso
la creazione di un atrio centrale sottostante (residenza
Torno), un’altra un sistema di piccole corti interne
continua la logica del tessuto della città storica
(residenze TG), fino ad arrivare ai progetti urbani che
definiscono una vera e propria piazza pubblica di
quartiere (area ex Caccia).
Il tetto
è un tema ricorrente nelle architetture dello
studio B+BA, che merita di essere analizzato a parte.
Non soltanto una questione tecnica o una spesso
fastidiosa condizione normativa, bensì un elemento
poetico che rafforza e spesso domina il progetto; a
volte cerca di dare unità ai volumi articolati sottostanti
(le case unifamiliari) o addirittura a un complesso di
edifici (residenza Torno), oppure, se necessario,
diventa lo strumento per negare la compattezza e la
monotonia dei volumi.
Più che un tetto tradizionale è una tettoia con n gradi
di libertà nello spazio.
Dinamica e leggera, oltrepassa i bordi del volume della
casa, copre e nello stesso tempo protegge gli spazi
all’aperto, si alza e si abbassa, cerca di definire il
rapporto con il suolo e di inquadrare la natura e il cielo.
La
qualità spaziale è uno dei punti di partenza della
riflessione architettonica ed il fine massimo della sua
realizzazione.
I loro progetti, come usano dire, nascono dall’interno,
si confrontano con l’esterno e poi tornano di nuovo
indietro, finchè lo stesso esterno non viene trattato
come un interno.
In questa dialettica esterno-interno, il risultato finale
è un Raumplan ricco di spazi e scenari che cambiano
rispetto ai punti di vista, si chiudono e si aprono alle
molteplici esigenze funzionali e contestuali.
Per loro la riflessione sull’interno parte, prima di tutto,
dalle esigenze e dai modi di abitare dei fruitori abituali,
per diventare successivamente ricerca estetica e
formale.
Gli interni esprimono la semplicità del loro pensiero:
la fluidità dello spazio racchiuso da un dinamico nastro
bianco fatto dai muri, tra la statica e calda superficie
del pavimento, rigorosamente in parquet, e la
frammentata e leggera struttura del tetto.
La luminosità che caratterizza tutti i loro interni,
ottenuta grazie all’uso dell’intonaco bianco abbinato
a materiali naturali, calma la frammentazione dinamica
del Raumplan interno.
Se gli interni
delle case e degli appartamenti sono
l’occasione per una riflessione sul tema della nuova
domesticità e del comfort nella vita quotidiana, gli spazi
commerciali, i negozi e gli allestimenti, devono
rispondere ad alcune importanti condizioni del mercato
globale.
Un negozio o un bar vengono scelti dai clienti per il
servizio e il prodotto, per la qualità dello spazio e la
forza dell’ immagine.
Nei progetti dello studio B+BA il carattere stesso dello
spazio corrisponde all’immagine e addirittura è in grado
di creare il brand, che per definizione deve essere
facilmente comprensibile e comunicare la qualità, non
soltanto architettonica ma anche commerciale.
Anche in questo caso la luminosità, l’impiego di
materiali essenziali e naturali e la nobile semplicità,
rappresentano il concept che costantemente compare
nei loro lavori.
Interni che
tengono insieme la semplicità con la
tradizione, l’astrazione e la comunicazione, le icone
pop con gli elementi di cultura alta e di gusto sofisticato
(boutique La Perla, caffetteria Le Tre Marie, Unione
degli Industriali di Bergamo).
Una spazialità rivestita di materialità bianca e naturale,
subito spogliata dalla luce e dalla trasparenza, questo
soft-wear di eleganza e sensibilità provoca ed esplora il
mondo femminile ed affascina l’immaginario maschile
(La Perla).
“...il negozio ha il luminoso lucore dorato di una perla
molto costosa, con pareti bianco crema e pavimenti di
marmo pallido…una commessa mi guida in un camerino
grande come la mia camera da letto, completo di un
divanetto di velluto bianco e di una morbida luce
ambrata…anche solo stare lì dentro ha un effetto
rilassante…(descrizione del negozio La Perla di Londra,
tratta dal romanzo “Elegance” ).
Per
lo studio Buratti+Battiston Architects quello
dell’oggetto e della sua forma è un tema non solo di
architettura ma anche, e in ugual modo, di design.
Tavoli: Judd, Litt, Max&Moritz, Grant, Sloane; lampade:
Eileen, Tray. Sono soltanto alcuni dei nomi degli oggetti
che, come i personaggi stessi, occupano la scena
contemporanea caratterizzata dal razionalismo e dalla
funzionalità, uniti nella ricerca del bello.
Giovani architetti che secondo la critica ufficiale sono
nelle prime file di quel design appartenente al filone
che parte dal “good design” e dalla “gute form”
degli
anni ’60 e attraverso vari cambiamenti arriva al
“minimalismo” degli anni ’90, per passare alla fine
al
cosiddetto “design transitivo” dell’inizio millennio.
Architettura
o Design è sempre questione dell’oggetto
pensato con la stessa logica e gli stessi principi etici
ed estetici della semplicità, della astrazione e della
ricercatezza dei materiali.
La città, la casa e il giardino, il negozio, il bar e l’ufficio
sono per loro sempre questioni di un “interno” vissuto a
scala diversa e con condizioni diverse.
L’indicazione “Zoom in - Zoom out”, nelle istruzioni
d’uso per muoversi in modo dinamico e tridimensionale
attraverso la mappa dei loro lavori, sarebbe il metodo
più convincente per capire meglio la varietà e la
complessità dei progetti che partono dalle riflessioni
sulla città e l’architettura per arrivare, attraverso
gli interni, all’industrial design.
Ivica Ivo Covic,
architetto, collabora all’attività didattica e di ricerca
alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano
ed alla Facoltà di Architettura dell’Università di
Zagabria
(Croazia) e scrive per varie riviste internazionali di
architettura e design.
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