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MARCO
CIARLO
Marco Ciarlo Architetto
di
Luigi Prestinenza Puglisi
Mi sembra
che l’architettura di Ciarlo sia emblematica
di una situazione nella quale si sono venuti a trovare
i migliori architetti che oggi hanno una età oscillante
intorno ai quaranta anni.
Formatisi in una università in disfacimento, si sono
ribellati alle tendenze classiciste in questa dominanti
e si sono posti il compito di ripartire da capo.
Alcuni lo hanno fatto tuffandosi nel mondo aperto
dalle ricerche che contemporaneamente avvenivano
in Europa. Scoprendo Koolhaas, Hadid, Gehry, il
decostruttivismo e, poi, l’architettura bloboidale.
Altri, e tra questi mi sembra vi sia Ciarlo, ritrovando
da un lato le radici dell’architettura del novecento
e dall’altro appoggiandosi a una tradizione italiana
che non fosse quella dei Gregotti, dei Portoghesi o
degli Aldo Rossi. Nei lavori che qui presentiamo
convivono, infatti, l’asciutto minimalismo di
Mies van der Rohe e il furor decorativo di
Carlo Scarpa. Il primo è una guida sicura per chi
voglia tornare alle origini e purificare il proprio
linguaggio. Il secondo tra i maestri italiani è,
paradossalmente, il meno attento allo stile, il più
felice manipolatore della materia, il meno provinciale.
Come mettere, però, d’accordo il quasi nulla del
primo e il dettaglio ultra costruito del secondo?
E’ questo il dilemma intorno al quale mi sembra ruoti
il lavoro di Ciarlo. Le risposte variano da opera a opera.
Vanno dalla asciutta sensualità delle composizioni
rese leggere dall’uso calibrato del ferro e impreziosite
dal ritmo dei vuoti a quelle più complesse in cui Ciarlo
indugia in particolari ripresi dal lessico del maestro
veneziano. Sino, come avviene nel progetto di una
farmacia e in qualche opera funeraria, a citarlo
letteralmente, senza quasi mediazioni.
Accanto a Mies e Scarpa vi è una terza componente.
Si manifesta attraverso il gioco dei vuoti e delle
ombre e delle luci. E’ quella metafisica. Di una metafisica
però non tronfia e retorica ma leggera e allusiva.
Fatta di vento e di assenza più che di materia e
massa muraria. Si riscontra nella passeggiata a mare
e nei lavori in esterno.
Sono realizzazioni che appaiono
concrete, realiste, professionalmente mature ma
anche non prive di quel fascino poetico che solo
l’alterità e lo straniamento riescono a conferire alle
buone costruzioni.
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