ARCHITETTURA IN
L'architettura trovata e ritrovata
in mondi paralleli
 
PAR@METRO.IT
 
 





































 


GIOVANNI VACCARINI


Architettura in... alcune E-Mail

di R. Pellegrino e G. Vaccarini

Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini
Ciao Giovanni,
ho elaborato il progetto editoriale della monografia
ed ho deciso, se sei d’accordo, di improntare il
contributo per la rubrica “Architettura in…” tramite
la trascrizione delle ultime nostre mail, fammi sapere.
Ciao r.


Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it

Ciao Riccardo,
bene, approvo e lo trovo anche interessante.
Vedremo come viene, a presto
Giovanni

1 E-Mail
Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini

Gentile Giovanni,
ricevo con piacere la sua adesione al nostro progetto,
MONO03.In verità ci speravo considerandola membro
effettivo della “giovane architettura italiana”.
Mi incuriosisce sapere se anche lei si ritiene membro
effettivo di questo gruppo di professionisti o, meglio e
soprattutto, ritiene esistere una giovane architettura italiana.*
Un saluto, Riccardo.
*Ogni riferimento all’incipit di GR è voluto.


2 E-Mail
Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it

Caro Riccardo,
mi porti su di una discussione scivolosa, parlare di
architettura italiana, per di più “giovane” ; accenni,
inoltre , a GR, e voglio prendere quest’ultima notazione
come l’ulteriore riflessione indotta dalla rete e più in
generale dai media elettronici.
Sulla prima questione della giovane architettura italiana,
non so bene cosa dirti, da diversi anni e da diverse fonti
di tenta delle ricognizioni su questo tema.
A questo dibattito in atto, provo ad aggiungere alcuni
temi di riflessione :
certamente c’è un dato generazionale (anagrafico) che
accomuna il lavoro di un gruppo di architetti, architetti
che si ritrovano sulle nuove agorà elettroniche, sempre
più spesso a mostre e convegni, iniziano a pubblicare i
loro lavori.



Questo dato generazionale, oltre che segnare (come in
ogni generazione) un dato cronologico, credo che sia
sintomatico di un clima nuovo italiano.
E’ finita l’epoca dei “maestri” ed è nata l’epoca dell’ibrido,
del complesso, del dubbio; dubbio che ha aperto la via
al “molteplice. A tutto ciò si aggiunge una sicura nuova
stagione di occasioni (concorsi, bandi, ….) che non va
sciupata e su cui fare una riflessione.
La questione dei maestri, mi sembra cruciale, la nostra è
cresciuta senza i “Rossi”, ma sempre più con i “maestri”
molteplici di "el croquis", o delle varie monografie della
Gustavo Gili, Rizzoli international, ecc…. .
Questa apertura europea (o forse, meglio, internazionale)
è sicuramente una connotazione della nostra generazione;
connotazione riflessa anche sulle pagine dei nostrani
"Casabella" o "Domus" in cui è azzerata qualsiasi forma di
dibattito architettonico, (tantomeno sulla situazione
italiana) così come sembra essere scomparsa l’architettura
italiana.
Questa condizione ha prodotto, secondo me, due
atteggiamenti, da un lato una visione disincantata e
molteplice , spuria, del fare architettura (visione a cui mi
sento di appartenere); e da un altro una visione di
superficie, di architetture fatte per immagini, “alla moda”,
visione che a portato ad una omologazione e svuotamento
delle ragioni delle idee a favore di una prevalenza
dell’immagine (quasi sempre omologante e consumata
velocemente).
Non mi sembra che si possa parlare di una giovane
generazione italiana come di un corpus unico, ma come
una serie complessa e variegata di architetti che
(malgrado tutto) fanno ricerca ed architetture, secondo
me andrebbe recuperata una dimensione “italiana” del
fare architettura, soprattutto rispetto rispetto ad una
riflessione legata alla particolarità della nostra condizione,
alle declinazioni del portato culturale, alla riscoperta di un
patrimonio poderoso consegnatoci dai nostri padri degli
anni 50-60.
Un periodo quest’ultimo estremamente interessante perché
ci si è misurati con il fare architettura, dunque, con la
complessità del progetto, l’ibrido, il molteplice; istanze
che erano proprie non solo del fare, ma anche del pensare
l’architettura - Moretti, Gardella, Albini, Luccichenti,
solo per citare dei nomi ci insegnano-.
Non so se ti ho risposto sulla tua domande
sull’appartenenza a questa fantomatica “giovane generazione”
- se esiste –
Capita di essere invitati a mostre ed incontri in cui più
o meno ci si incontra sempre tra facce note; io mi
sento di appartenere ad una categoria di architetti che
Sulla rete e media, potremmo discutere a lungo,
sintetizzando : ogni generazione ha i propri strumenti,
i media elettronici sono i nostri strumenti, non soltanto
strumenti di lavoro e controllo del progetto, ma veri e
propri “caleidoscopi” in cui guardare nuovi paesaggi,
immaginare spazi , strutturare poetiche.
Non c’è da avere indugi, ma che tutto ciò, non sia un
facile rifugio per non misurarsi col fare architetture,
sporcarsi le mani con la gestione (complessa e faticosa)
del progetto;
sarebbe un errore storico imperdonabile, paragonabile
all’errore dei “Rossi” con la produzione di architetture
di carta, mentre “fuori” si costruiva la città (complessa,
caotica, kitsch,.) che oggi osserviamo.



3 E-Mail
Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini

Gentile Giovanni,
Si, la rubrica “Architettura in…” , come da te
ipotizzato, tratta dei rapporti tra il mondo dell’architettura
e tutti gli altri mondi che le gravitano intorno, facendo
della transdisciplinarietà un obiettivo.
Per aiutarci a svilupparla, cosa ne pensa delle parole:
- Contaminazioni
- Fascinazioni
- Intravedere
e quanto sono importanti nel suo modus operandi?
A presto, Riccardo.

4 E-Mail
Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it


Contaminazioni

Tutto è contaminato, non esiste il puro, ci confrontiamo
con condizioni spurie;lo spurio ed il molteplice sono un
modo di pensare, non esiste più l’uno (il dio puro), vi è
sempre almeno il due.



Fascinazioni
La capacità di innamorarsi, di lasciarsi “attraversare” dalle
cose è il carburante per la parte empatica, emozionale del
nostro lavoro. Non bisogna pensare di innamorarsi, soltanto
delle immagini patinate, sempre troppo luccicanti e perfette,
ma bisogna guardarsi intorno, tutto contiene idee e fascino;
la realtà è sempre imperfetta, forse è questo il sale del vero
fascino.
La conoscenza è il filtro di ogni visione.

Intravedere
Intravedere è più interessante che vedere;
l’immaginare ci costringere a metterci di nostro.

4 E-Mail
Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini

Ciao Giovanni,
Il lavoro prosegue, ho ricevuto il testo di Rossella Gotti di
critica la tuo sito internet che inseriremo nella Monografia
nella rubrica WebSite, lo trovi in allegato, fammi sapere
cosa ne pensi. A me sembra un buon testo, nell’e-mail di
invio della Gotti mi sottolineava che è stata colpita dalla
semplicità mai banale del sito e dell’attenzione dedicata
ad alcuni vocaboli quali, Curiosità, Vedere e Progettare;
sono importanti per te?
Appena mi rispondi le giro la tua mail.
Ciao a dopo r.

5 E-Mail
Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it

La curiosità è la cosa che ti fa cercare sempre
qualcos’altro , che non ti fa accontentare; quasi mai
sono pienamente contento di un prodotto del mio studio,
cerco sempre di modificare qualcosa, anche fuori tempo.
Questo atteggiamento mi fa immaginare (vedere) sempre
una possibile alternativa, spesso mi aiuta per progettare
(immaginare) qualcos’altro su un altro tavolo.



6 E-Mail
Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini
Mail 6
Ciao Giovanni,
ho ricevuto ieri il DVD che mi hai mandato con le immagini
delle tue realizzazioni.
Ho stampato alcune della foto e dei disegni, e guardandoli
ho visioni di riferimenti e letture d’architettura studiata,
mi dai una tua definizione ed interpretazione di
“Architettura d’affezione”?
ciao a dopo r.

7 E-Mail
Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it

Ci si innamora sempre di qualcosa, ed il tempo ci aiuta a
fare delle riflessioni.
Col tempo si frappone sempre più conoscenza tra noi e i
nostri amori.
Con il tempo si scopre di innamorarsi sempre delle “stesse
cose”, sempre con declinazioni diverse, ma sostanzialmente
sempre simili alle nostre visioni (visioni che cambiano col
tempo! la cosa si complica).

8 E-Mail
Da: par@metro.it
A: Giovanni vaccarini

Ciao Giovanni,
MONO03 è quasi finita.
Ti allego alcuni appunti che ho desunto dai diversi
contributi raccolti e che manifestano alcuni dei vocaboli
che trovo più calzanti, dimmi cosa ne pensi, ciao r.
- Frammentare
- Precarietà
- Non concluso
- Apparenza
- Organico
- Vetro
- Genius Loci
- Coerenza nel metodo
- Cito Aldo Aymonino, “sono le realtà eccentriche
e di provincia a costruire l’humus della ricerca
architettonica…
- Concludere o per cominciare ma mai per ricominciare.
Un saluto, r.

9 E-Mail
Da:Giovanni Vaccarini
A: par@metro.it


Frammentare
Spesso è soltanto lo stato delle cose;
l’uno è sempre almeno due.

Precarietà
Semplicemente la nostra condizione



Non concluso

È sempre così

Apparenza
La parte più evidente di una montagna di fatiche

Organico
Il modo di pensare è un qualche modo organico,
organico nel senso del complementare.

Vetro
Un modo ulteriore di “frammentare” la materia

Genius Loci
il modo di stare in un sito (spesso si fa anche fatica a
chiamarlo luogo) non penso possa essere unico; credo
che l’atteggiamento debba essere quello di intervenire
su di un testo già parzialmente scritto, scrivendo una
delle storie possibili.

Coerenza
È una parola troppo assoluta per essere accettata a
cuor leggero; andando in barca a vela spesso per
raggiungere la meta, si seguono rotte disegnate dal
vento e dal mare, che appaiono assurde per chi naviga
con uno scafo a motore in cui semplicemente si punta
la prua verso meta e si da gas al motore.
Noi navighiamo a vela.