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MARCO CIARLO
Architettura in... un piccolo scrigno
Il rovescio speculare
della Etrom
di Brunetto De Batté
"Lo spazio puro kantiano, pura forma dell’intuizione,
è lo spazio ‘libero’, aperto alla vornehmheit, al
vor-nehmen, alla presa di possesso. Lo spazio cui
Heidegger contrapporrà il luogo – spazio che si
realizza proprio attraverso l’ent-ortung. L’ent-ortung
è lo spazi – meglio: la teche che apre lo spazio alla
presa di possesso, lo spazio possedibile, ridotto a
fondo possedibile- immagazzinabile…”(1)
Questo ragionamento di Cacciari porta ad una
condizione d’interpretazione della radice del sapere
mentale e di appartenenza dello spazio…
“ma se Kant ha ragione, non v’è
percezione e
categorizzazione che morì si inquadri nelle intuizioni
pure dello spazio e del tempo. È ragionevole quindi
che ogni estetica e teoria delle arti si interroghi
sul ruolo che gioca il tempo nel nostro approccio
a un’opera d’arte. Ma se kant ha ragione, ogni
opera d’arte essendo oggetto di percezione, ogni
opera d’arte instaura un rapporto particolare col
tempo. Ma di quale tempo si parla? È già così
difficile stabilire cosa sia il tempo in termini fisici
e cosmologici…”
ma la sequenza dei tempi secondo sempre Eco
si articolano “Il tempo dell’espressione (consumo
fisico e flusso sintagmatico), opera immobile &
tempo di percorso, il tempo della ricomposizione,
il tempo del contenuto (enunciato ed enunciazione),
il tempo della serie e dell’intertestualità…”(2)
il tempo diviene uno straordinario strumento misuratore
dello spazio e dell’immagine…
Tutto questo accostato alla citazione di Giordano
Bruno che “le immagini sono enigmi che si risolvono
col cuore” provoca la riflessione sulla complessità
della lettura dell’ immagine spazio tempo.
Ovviamente il puro pensiero libero da ogni gravità
si libra subito in evoluzioni che definiscono palazzi,
stanze, corridoi, ponti e sbalzi in un’impalcatura dove
man mano si perde la visione e si entra in una
dimensione tra sogno & memorie e tra miraggi
& apparizioni… della ragione…
Ma l’architettura è proiezione della mente ma è
materia e come tale ha gravità… e ricade a terra
“raramente vola”e deve esercitare il proprio sentire
sui sensi con i 5 + 1 sensi secondo come il sentire
dell’artista Boetti, il sensibile ritorna non come
sensibilismo ma come sensibilia, e l’immagine &
l’immaginario si moltiplicano in possibili forme/immagini,
figure/simboli, spazi/(miti, riti, siti, reti)…
L’architettura per la malinconia del distacco ha
accompagnato l’uomo nel suo percorso del
Funebre, cos’ì non si può parlare del luogo della
finitudine se non l’innesto della ragione presentata
da Werner Fuchs che con chiarezza porta, con Natoli
e Deleuze, il senso della perdita e il ritrovamento del
culto del trapasso sotto altre forme “… l’ermaginazione
della morte nella moderna società industriale è tesi che
appartiene ai topoi della critica culturale recente.
Alla morte sarebbe stato tolto il suo ruolo di motivo
centrale della vita; sarebbe cambiato in modo decisivo,
nei confronti delle epoche precedenti, il rapporto
dell’uomo con essa, in relazione alle trasformazioni
sociali dell’età moderna. Oggi non si potrebbe parlare
di essa, non si oserebbe pensarvi. La tesi della
rimozione…ricorre…”.(3)
Nell’immaginario d’archivo nel “moderno/contemporaneo”
tralasciando i Mausolei la tomba singola o familiare
assume restituzioni di figurazione differenti
apre la sequenza Canova con il modello per monumento
a Tiziano !791/95 dove il tema della soglia si rappresenta
in scena scultorea ma con Aldof Loos con la citazione
del tumulo nel bosco in “parole nel vuoto” che rimanda
alla tomba di J.J. Rousseau nel parco di Ermenonvillealla
inizia il senso del segnare il sito in luogo attraverso
semplici segni… come nella sua semplice scarna tomba
stele… e qui sul concetto di semplicità vale la poesia di
Totò
“la livella” che rimette in registro i due mondi paralleli
e dopo il capolavoro di Carlo Scarpa per tomba Brion a San
Vito di Altivole 1970/76, dove si sono già riversati ettolitri
d’inchiostro, segna con l’ edicola funebre Galli a Sant’Ilario
di Nervi 1976 due solidi esempi di altissimo valore e dopo
questo riferimento significativo Francesco Venezia torna
sul tema per la cappella funeraria a Trapani 1992 che
prevede il solito solido compatto racchiuso come per
Aldo Rossi per una tomba di famiglia… il primo lavorando
sul classico il secondo sulla sovrapposizione dei linguaggi
poi (anche se prima “anticipando i tempi digitali”)
Superstudio per il cimitero di Modena dove propone un
rapporto cinetico con Il caro estinto attraverso una
videoregistrazione di suoi spezzoni di vita…
Il tema è forte e fuori schema tipologico, come la villa,
rappresenta lo status, e il senso del proprio rapporto
con il limite, la soglia del perturbante una visione come in
Buzzati onirico…
Marco Ciarlo progettando questo semplice muro protetto
da un piccolo sbalzo si pone come Mcewan “inventore di
sogni” poponendo, con piccoli suggerimenti, di poter
accudire un micro giardino zen dell’eden, e come in un
gioco di specchi questo muro della commemorazione
eretto per un padre che drammaticamente ha smarrito un
figlio…la poetica di Ciarlo riaffiora attraverso uno spazio che
raffigura la linea Kunderiana, il valzer degli addii, la lentezza,
la vita è altrove, l’immortalità… questo piccolo
scrigno
racchiude, se pur aperto, il senso di spazio di soglia,
il rito per accedere a un “pensatoio”, un luogo intimo
ma solare, protetto e silente, un luogo soprattutto per
ritrovarsi con l’anima, dove i minimi rumori sono legati alle
semplici operazioni di tendere le mani al cero, all’acqua,
alla ghiaia e sabbia… all’aria…
1) M. Cacciari
“arte tragedia tecnica” Minima Raffaello Cortina Editore,
Milano 2000, p 29
2) U. Eco “sugli specchi e altri saggi” Tascabili Bompiani,
Milano 1987,
cap. “il tempo dell’arte” p. 115
3) W. Fuchs “le immagini della morte nella società moderna”
Nuovo Politecnico 56, Einaudi, Torino 1973
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