| |
Museo Guggenheim, Bilbao
|
|
Architettura
in... forma
di Alessandro Ferrara
Guardando
un libro sul design contemporaneo mi
viene in mente un aspetto che in certi casi lega
determinati oggetti di uso quotidiano alla creazione
e allo sviluppo di strutture edilizie in certi casi ormai
connaturate con il significato contemporaneo di fare
architettura.
E’ questo un accostamento di cose all’apparenza
dissimili tra loro ma legate da aspetti carichi di segni
e simboli, che possono legare gli oggetti di design,
gli edifici di civile abitazione, i centri commerciali, e
così via.
Osservando l’aspetto esteriore di una struttura edilizia
si può fare un semplice gioco, cioè cercare di
determinare e conoscere la struttura interna, l’aspetto
più intimo, una forma in quanto involucro, contenitore
di un microcosmo al cui interno si cela la vita di
tipologie diverse di edifici.
Il segreto per determinare la buona riuscita di un
“involucro” edilizio consiste nel trattare lo stesso come
un oggetto di design, cosicché è la risoluzione dei
nodi strutturali che segue la creazione della forma
stessa; sono quindi le strutture che si delineano
attorno alla creazione di una forma plastico - scultorea.
Un edificio di questo tipo è quindi maggiormente
riconoscibile nel suo aspetto esteriore rispetto a
qualunque altro la cui forma risulta essere più ortodossa,
e risulta maggiormente individuabile nel contesto,
urbano e non, in cui è inserito.
Ecco allora coniati dei termini ibridi come
“scultarchitettura”, evidentissimi in composizioni ormai
celebri, quali il museo Guggenheim a Bilbao di F. O. Gehry,
nella compatta volumetria solida del museo ebraico
di Libeskind a Berlino (1979-99), fino al cinema UFA a
Dresda di Coop Himmelb(l)au, del 1995-98.
Il primo ormai conosciuto a livello mondiale, museo -
non museo, in quanto “contenitore” ben più importante
del contenuto che ospita, e al tempo stesso oggetto
visibile da lontano grazie alla struttura metallica in
lastre di titanio che formano la struttura esterna.
Il secondo un involucro edilizio carico di significati resi
anche più presenti dagli squarci operati dall’architetto
sulla cortina metallica che fanno penetrare la luce
all’interno in maniera quasi discreta.
Il terzo un mirabile esempio di decostruttivismo post –
modernista in cui la mole dell’edificio fa sembrare lo
stesso un monumento.
In questi e in altri casi, non meno celebri, è la struttura
interna ad assumere la funzione di esoscheletro, in
quanto nascosto alla vista, pronto a giocare un ruolo
non meno importante del rivestimento esterno, che a
sua volta invece deve attrarre, deve giocare un ruolo
prettamente visivo, che fa apparire il singolo edificio
come un episodio talmente isolato da farlo apparire
come più unico che raro, come un oggetto prezioso mai
più ripetibile.
In questi mirabili esempi di virtuosismi architettonici, gli
architetti esprimono la loro intenzione di progettare un
tipo di edilizia post-modernista riferendosi inoltre a
condizioni operative proprie del nostro tempo, in
particolare alla cosiddetta CAD - architettura, cioè la
disciplina ultima dei nostri giorni, con cui si crea una
forma eseguita al computer, tramite modelli matematici
che il più delle volte cercano di riprodurre delle forme
realmente esistenti in natura.
Infatti, non sono rari i casi di ispirazione per la creazione
di determinate forme prese dal mondo animale, dalla
forma di determinate foglie il cui aspetto iterativo è
riproposto in alcune cortine edilizie.
L’aspetto più importante della progettazione assistita al
computer rimane ovviamente la possibilità di osservare
lo sviluppo della struttura prima che venga realizzata, il
dimensionamento delle strutture, l’accostamento di
materiali tra loro diversi, aspetto, quest’ultimo non meno
importante degli altri.
Infine, ma non per questo da dimenticare, il controllo
dell’ingresso della luce negli ambienti interni, grazie sia
all’ accostamento di più materiali, ed esattamente al
loro potere di riflessione e passaggio della fonte
luminosa, sia al dimensionamento e all’ esatto
posizionamento degli stessi apparecchi luminosi.
|
|