ARCHITETTURA IN
L'architettura trovata e ritrovata
in mondi paralleli

 
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Altare di Eero Saarinen


Giacomo Agnetti

 

 

 





 

 


Architettura in...

Un sogno

di Sara Maltese

“...Gli uomini credono al mondo molto più che a noi.
E per potergli credere sempre di più si sono creati un
immagine di ogni cosa. Con le immagini pensano di
liberarsi di ogni loro angoscia. Pensano di aver realizzato
le loro speranze, appagato i loro piaceri, placato i loro desider
i.”


Gli angeli di Wim Wenders in Così lontano, così vicino

...Le immagini non sono più quelle di un tempo.
Impossibile fidarsi di loro.
Lo sappiamo tutti,
lo sai anche tu.
Mentre noi crescevamo, le immagini erano narratrici di
storie e rivelatrici di cose.
Ora sono tutte in vendita
Con le loro storie e le loro cose.
Sono cambiate sotto i nostri occhi. Non sanno più come
mostrare nulla. Hanno dimenticato tutto.

(Gli uomini di Wim Wenders in Lisbon Story)


Giacomo Agnetti

Nomadi senza tribù e senza paesaggio, grandi comunicatori soli,
viviamo in una realtà esplosa in infiniti frammenti e ci perdiamo
in coloratissime immagini e riflessi traslucidi.
Una sensazione di colonizzazione è presente dappertutto,
ma non se ne riconosce chiaramente l’artefice.
Le immagini e le informazioni girano alla velocità della luce e
in ognuna c’è una possibilità di identificazione, di appropriazione.
Tanto più l’immagine si fa immateriale e si avvicina e si confonde
al sogno, apparendo come ricordo, prolungamento del sogno,
tanto più crea identificazione. Il rapporto con l’immagine riguarda
simultaneamente i rapporti che coloro che la condividono, hanno
fra loro. Il riconoscersi nella stessa immagine stabilisce un legame.
Questo potere dell’immagine-simbolo, prima individuale poi
collettivo, ha portato, nella storia, a numerose lotte per il controllo
delle immagini e dell’interpretazione dei sogni.
E’ interessante allora riflettere sulla condizione attuale.
Oggi una prepotente circolazione di immagini da consumare
passivamente, spinge verso un aumento della disgregazione
collettiva e dell’alienazione individuale. La realtà non è più
vissuta in maniera diretta, viene sperimentata come
rappresentazione. L’immagine supera in efficacia la realtà stessa.
Questo nuovo regime di finzione cambia le condizioni di circolazione
tra l’immaginario individuale (il sogno), l’immaginario collettivo
(il mito), e la traduzione-comunicazione (arte).
I media sostituiscono le mediazioni, si produce un blocco rituale,
si dissolve l’immaginario collettivo, i riferimenti si individualizzano
o si singolarizzano. Ognuno ha la sua cosmologia, ognuno ha
la sua solitudine.


Installazione “un luogo dell’anima”

Il mondo apparentemente ristretto dallo sviluppo dei mezzi
di trasporto, la storia accelerata dalle nuove tecniche della
comunicazione e informazione, rendono il rapporto con l’altro
sempre più astratto. Ci si abitua a vedere di tutto, perché
la figura dell’altro si dissolve, diventa astratta.
Sottratta l’identità alla prova dell’alterità, si creano le
condizioni della solitudine, si rischia di generare un io tanto
fittizio quanto l’immagine che esso si fa degli altri.
Lo spazio dell’individuo si è ridotto ai pochi kg della personale
bolla emozionale, tecnologico vestito antiurto. I-pod,
computer portatile, cellulare sono l’attrezzatura sufficiente
per vivere avvolti nelle proprie atmosfere, rapporti sociali,
emozioni. Il suo spazio simbolico, definito per simboli sacri
e profani, si richiude su se stesso per difendersi dalle potenti
aggressioni esterne. Il confronto con l’altro avviene attraverso
il plasticoso struscio delle rispettive bolle emozionali.
Esemplificativa di questa condizione, l’opera dell’artista greco
Nikos Navridis, in cui 4 o 5 uomini si avvicinano l’uno all’altro
per comunicare ma le parole emesse gonfiano il pallone che
avvolge le loro teste, allontanandoli tanto più forte è il
tentativo di comunicare.


Nikos Navridis

La non condivisione della realtà,
la mancanza di questo passaggio di rappresentazione collettiva
(simbolizzazione), produce una realtà individuale, allucinata.
Manca la dimensione dello spazio suggerito che evoca immagini
concettuali e poetiche che superano lo spazio geometrico,
che si mescolano allo spazio intimo interiore.
La solitudine dell’uomo, apparentemente una libertà, si era già
marcata nell’animo dell’uomo moderno, che con l’industrializzazione
perdeva il momento magico della sacralizzazione del paesaggio,
svuotando la natura degli dei e del divino, spegnendo nell’animo
qualcosa di importante.

Bibliografia:

M. AUGE’, La guerra dei sogni. Esercizi di etno-fiction, Eleuthera, Milano, 1998.

A. BARICCO, Questa storia, Fandango libri, Fr 2005.

A cura di A.FRAMBOSI e A.SIGNORELLI, Andrei Tarkovskij, stamperia Stefanoni, 2004.

E.TURRI, Il paesaggio e il silenzio, Marsilio, Venezia, 2004.

A cura di Paola Mola, Costantin Brancusi. Aforismi, Abscondita, Milano, 2001.