ARCHITETTURE
Immagini e soggetti architettonici

 
PAR@METRO.IT
 
 







Edificio polifunzionale
Ex Cinema Arena Braga

Giulianova Teramo




























 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






Opificio industriale Racotek

Bellante Teramo
















































 

 

 

 

 









Uffici Lavaal
Mosciano Sant'Angelo Teramo


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 











Uffici
Sincretica S.r.l.
Teramo



















 

 

 








 


GIOVANNI VACCARINI
Disegni e Movimento:
rappresentazione di Architetture




Il sito è parte del tessuto urbano d’espansione di una città
della lunga conurbazione diffusa della costa adriatica; esso
è posto alle spalle di uno dei più vecchi e gloriosi edifici
ludici: il kursaal .
L’edificio è disposto su un lotto rettangolare allungato con
orientamento est-ovest, a ridosso del lungomare; i temi del
progetto si misurano con la risoluzione tipologica e morfologica
di una serie di istanze che ad una prima lettura sono
fortemente penalizzanti :
- la geometria notevolmente allungata;
- la destinazione d’uso del piano terra (attrezzature e
servizi_cinema) che richiede un’attacco a terra completamente
libero;
- la presenza, sul lato sud, di un edificio molto alto e ravvicinato.

Il progetto reinterpreta tutto ciò tentando di renderli elementi
di connotazione architettonica:
- a distribuzione verticale, al fine di rendere fruibile il piano
terra senza soluzione di continuità, è stata posta in testata
diventando essa stessa prospetto (principale) e mettendo in
scena il sistema dei flussi dell’edificio;
- il tema dell’introspezione e della regolazione/captazione
della luce, indotto dalle forti presenze di confine, è diventato
l’argomento generatore di una pelle in vetro che avvolge l’edificio,
diventa l’interfaccia tra interno esterno, regolatore della luce
ed elemento unificante che camaleonticamente muta geometria
e forma “registrando” gli usi molteplici che avvolge.
Una pelle che si sfoglia e piega costituendo uno schermo di
protezione visiva ed allo stesso tempo una macchina per la
captazione della luce. La pelle è il luogo dei riflessi, dei riverberi
visivi; le finestre scompaiono, le “squame” disegnano tagli e
sporti, una sorta di superficie “a spessore”.
Nello spessore sono raccolti degli affacci a sbalzo in acciaio
traforato che traguardano, come dei punti di avvistamento,
il mare.



L’edificio accoglie delle residenze temporanee per vacanze.
L’idea, anche in ragione della morfologia fortemente allungata
dell’edificio, è quella di pensare questi spazi quasi come spazi
nautici più che come residenze piantate sulla terraferma;
l’accesso a tutti gli alloggi avviene da un lungo “ponte” posto
all’ ultimo piano, da cui si distribuiscono gli ambienti giorno
degli alloggi. Dall’open space soggiorno/cucina con delle
scale (in ferro e legno) interne si possono raggiungere le
cuccette/camere al piano inferiore (in coperta) o risalire sul
ponte/terrazzo posto al piano superiore.
Il sistema degli alloggi “galleggia” su di un piano terra
completamente svuotato e smaterializzato nel suo attacco
a terra da una lunga vetrata.
Il confronto, all’interno di un tessuto edilizio amorfo, con
l’unica emergenza rappresentata dall’edificio novecentesco
del Kursaal è cercato nel continuo contrapporre forme e
materiali che tentano di interpretare la leggerezza (vetro,
metallo, laminato) alla matericità delle masse murarie
intonacate del kursaal.



Negli occhi di chi scrive si riflettono le immagini della lama
di mosaico bianco che si affaccia tra gli edifici neoclassici
di corso Italia a Milano o la casa della cooperativa Astrea
e “il girasole” di viale Buozzi a Roma. Le istanze funzionali
sono il pretesto per misurarsi con il patrimonio di progetti
e realizzazioni consegnatoci dagli architetti italiani degli
anni 50/60.
Un brano di storia di estremo interesse, poiché ci si è misurati
con l’ibrido, il molteplice, l’incerto.
Una condizione spuria che, credo, appartenga al nostro lavoro.

Un omaggio a Luigi Moretti.







La costruzione di un edificio industriale è uno dei temi di
architettura più affascinanti; la presenza di attività multiple
in cui fortissima è la componente meccanico-produttiva
è portatrice di forti ispirazioni progettuali.
In tempi recenti alcuni esiti dell'industrializzazione e
prefabbricazione edilizia hanno comunque impoverito il
lessico compositivo di questi spazi riducendoli spesso a
scatole amorfe risultato della mera estruzione della
massima area edificabile.
Il lavoro di Giovanni Vaccarini tenta, in questo senso,
di recuperare questo tema ad una progettazione a tutto
tondo in cui svincolate e cancellate le tradizionali icone
domestiche (porta, finestra, tetto, …) è la "pelle"
dell'edificio, l'involucro con la sua consistenza materica,
la sua "tessitura", ad essere il tema centrale del progetto;
il conformarsi, deformarsi, infittirsi o diradarsi della
componente materica delle superfici ne determina parti
chiuse , aperte, parti schermate o traslucide.
Il progetto è insediato in un lotto di 1400 mq è situato
a Bellante lungo l'asse di collegamento Teramo-Giulianova
nella parte dell'Abruzzo a confine con le Marche.
La società Racotek, concessionaria del marchio di
sigillanti Dow Corning, nell'insediare il suo nodo di
distribuzione per il centro Italia, ha richiesto al
progettista non solo la costruzione degli spazi necessari
all'attività di stoccaggio, confezione e spedizione, ma
anche la definizione di un'immagine architettonica che
contraddistingua il loro marchio.
L'insediamento nel sito è improntato ad una forte
identità formale che tenti di dialogare, riproponendone
geometrie ed allineamenti, con un territorio ibrido tra
la condizione urbana e quella suburbana/agricola.
L'adiacenza ad una importante asta di collegamento
viario e l'esposizione principale dell'edificio (est-ovest),
sono due delle istanze che maggiormente hanno informato
tutto il progetto definendone le scelte organizzative e formali.
L'edificio è organizzato per "fasce" funzionali che ne
disegnano sia l'organizzazione planimetrica e sia il disegno
dei prospetti, definendo parti matericamente e
volumetricamente riconoscibili:
- fascia amministrativa-gestionale,
- movimentazione merci
- produttiva.
La fascia produttiva, che rappresenta la parte di maggiore
estensione è costituita da un alto basamento murario sormontato
da un sistema di lamelle che disegnano una sorta di "squame"
metalliche schermanti una parete di circa cinque metri
interamente in policarbonato. La copertura dell'unità produttiva
è disegnata con un impluvio asimmetrico che sul lato sud sbalza
con una accentuata pensilina in cemento faccia a vista.
Il più tradizionale dei materiali, dunque, viene sottoposto ad
una vera e propria operazione di manipolazione in cui lo stesso
pezzo viene montato in posizioni e passi molteplici, in modo da
formare una "pelle" di facciata che si presenta di volta in volta
parzialmente chiusa (come nelle pareti continue) o
parzialmente aperta a costituire un sistema frangisole .
La realizzazione di questo edficio complesso ha offerto allo
studio la possibilità di verificare la maturità della propria ricerca
progettuale mettendo in opera conoscenze e capacità progettuali
maturate nelle esperienze precedenti.





Il tema è la costruzione di un nuovo edificio per la
società Lavaal S.r.l. L'ingresso, già posizionato al
bordo Ovest dell'edificio dal piano urbaistico di dettaglio,
diventa l'elemento generatore
di un doppio sistema
di pieghe (una in cemento una in vetro) che partono
dalla strada e che diventano l'inviluppo dell'edificio.
La piega in vetro diventa la chiusura eterea ed
immateriale dell'ingresso, una sorta di fodera, di
perimetrazione del "volume d'aria corrispondente".
La luce, il suo disegno e quello delle ombre portate
è il tema principale del lavoro: gli alzati sono disegnati
da fori e dal muoversi delle pale frangisole, gli
interni dal rincorrersi dei riflessi che attraverso
la passerella di distribuzione in vetro si proiettano
fino al piano terra.




Si tratta del recupero di parte di un edificio signorile di fine
dell’ottocento.
Il progetto si misura con l’idea di introdurre un nuovo
sistema di ingresso che definisca anche l’illuminazione
diretta del piano terra.
Il nuovo sistema di distribuzione verticale sostituisce il
solaio di uno dei locali del piano superiore, esso è pensato
con una struttura leggera in ferro e vetro che oltre che
raggiungere le differenti quote degli impalcati, capta e
diffonde (come un grosso diffusore) la luce naturale .
Il tentativo è di ricostruire il “sistema nervoso” di un
organismo che ha subito forti lacerazioni, pensandolo
come un corpo vivo, capace di modificarsi e di crescere su
se stesso.