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FESTSCHRIFT
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Festschrift 80
Non
sono stati in molti ad accorgersi degliottant’anni
di Robert Venturi.
Non è sorprendente: nonostante egli sia da quarant’anni
esatti, a partire dalla pubblicazione di Complexity and
Contradiction in Architecture, una stella fissa per la
formazione di qualunque architetto, la sua figura è rimasta
a lungo in una posizione defilata della cultura architettonica,
insieme a quella di Denise Scott Brown, con cui pubblicò
Learning from Las Vegas nel 1972.
Gli
auguri di Ettore Sottsass
Penso che l’operazione di Venturi sia stata soprattutto
un’operazione di tipo culturale: cercare di recuperare l’autoctonia
della cultura architettonica degli Stati Uniti d’America. Un’operazione
che in qualche maniera già era stata pensata dagli artisti americani
con il grande e importante movimento che si è chiamato “l’arte
pop”.
Il libro di Venturi ha un titolo molto significativo: “Learning,
from Las
Vegas” cioè imparare dalla architettura e dal design popolare
tipicamente e soltanto americano.
Venturi recupera la cultura popolare urbana, appunto Las Vegas,
recupera la cultura delle costruzioni nelle vaste campagne (Barn, ecc)
e per quanto riguarda l’architettura aulica, l’architettura
governativa,
recupera Palladio l’architetto italiano arrivato negli Stati Uniti
via
Inghilterra.
Con questo penso che Venturi abbia avuto un’importanza fondametale
nella storia dell’architettura mondiale perché di rimbalzo
ha liberato
anche l’architettura europea della tradizione del funzionalismo.
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