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Robert Vnturi
& Denise Scott Brown.
Festschrift
 
 
 





FESTSCHRIFT













 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 



Festschrift 80
Non sono stati in molti ad accorgersi degliottant’anni
di Robert Venturi.
Non è sorprendente: nonostante egli sia da quarant’anni
esatti, a partire dalla pubblicazione di Complexity and
Contradiction in Architecture, una stella fissa per la
formazione di qualunque architetto, la sua figura è rimasta
a lungo in una posizione defilata della cultura architettonica,
insieme a quella di Denise Scott Brown, con cui pubblicò
Learning from Las Vegas nel 1972.
Gli auguri di Alessandro Mendini

Robert Venturi

Una intera vita contro l’arido puritanesimo degli intransigenti
che hanno un’idea elitaria del Movimento Moderno, l’idea
opposta perseguita per anni con tenacia e anti-conforminsmo
da Robert Venturi e Denise Scott Brown. Quella di includere
invece che di escludere dalla composizione architettonica
anche i dubbi, le impurità e le incertezze di cui sono pieni
(sono ricchi) i linguaggi e le problematiche dell’architettura
contemporanea. Un modo esplicito, libero e rigoroso di
progettare in democrazia dei linguaggi. Un’architettura gentile,
un'architettura cioè non paternalistica, capace di adottare
la prassi dell'includere invece che dell'escludere, capace di
essere autoironica, o di inglobare la banalità dei segni correnti,
purché restituiti e reinterpretati in maniera critica e differente.
Una vita profetica per rivelare molti possibili futuri dell’architettura,
l'idea e l'organizzazione di un codice anti-Moderno, basato sul
simbolismo della forma architettonica. L’apparente cinismo di
Venturi, che è stato spesso scambiato per un intento distruttivo
di volgarizzare l’attitudine elitaria dell’architettura, fa parte di
quel metodo di valutare come elementi essenziali il Simbolo e
l’Espessione nella forma architettonica, che egli pratica nella
trattazione dell’architettura del passato come nella pratica
progettuale. Il valore antropologico del brutto, l'inquinamento
visivo come parte attiva del progetto, il ribaltamento dei "credo"
istituzionali dell'architettura Moderna, il disinteresse alla sacralità
dello spazio, la rivoluzione intellettuale intesa non come
sovvertimento, ma come piacere antico verso un senso ossigenante
della tradizione e del conformismo, la durezza del lavoro dell'architetto
come mestiere qualsiasi, la eclettica disponibilità letteraria del progetto
a miscelare l'architettura con l'arte, la grafica e il design. Sono tutte
istanze attualissime, capaci di integrarsi in contesti figurativi molto
diversi, quali quello americano e quello europeo specialmente quando
l'obiettivo comune è quello di impegnarsi a "sporcare" le opere con
la creatività subconscia dei loro utenti.

Alessandro Mendini

Gennaio 2006