264-265
Sul pittoresco
 
 
 






 

 

 

 

 

 
























 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 



Editoriale

Pubblichiamo qui di seguito parte della conferenza tenuta da Peter Eisenman
lo scorso 25 marzo in occasione delle celebrazioni per i 35 anni della rivista
Parametro.

Peter Eisenman
L’architettura scritta

Forse vi state ponendo questa domanda: “perché sono qui,
questa mattina?” Beh, una prima risposta potrebbe essere la
seguente: per me le parole scritte, i testi scritti, questa stessa
rivista quindi hanno veramente un'importanza forse ancora
superiore a quelli che sono gli edifici che creiamo. E sapete che
nel cuore ci tengo a dire che sono un architetto italiano.
Sono arrivato per la prima volta in Italia nel 1961 e sono stato
veramente molto meravigliato da un edificio a Como. Ero stato
nei miei studi appunto sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, era
quello un edificio che ancora non avevo mai visto ne conosciuto.
E quindi mi sono detto, bene voglio sapere qualcosa in più, avere
più informazioni su quell'architettura, quell'edificio e il relativo
architetto. Quindi, sempre in quell'estate, appunto il 1961, sono
andato alla ricerca di diverse riviste, riviste degli anni venti e anche
trenta, dove potevo leggere o almeno sperare di trovare più
informazioni sulla cultura di quegli anni. Cultura che avrebbe
generato quello stesso edificio. Ebbene, il novantesimo giorno,
quindi dopo tre mesi di questa bellissima estate passata in Italia di
quell'anno, ho fatto una visita, in galleria, a Torino, ultimo giorno
appunto di vacanza prima del mio ritorno in Inghilterra. Ebbene
proprio come ho scoperto qualcosa di nuovo, di incredibile, il primo
giorno in Italia con questo edificio di Como, ebbene, l'ultimo
giorno, ripeto il novantesimo dopo tre mesi di vacanza in Italia,
ho scoperto qualcosa di altrettanto interessante, qualcosa come
centoventi numeri della rivista "Casabella" di quegli anni. Ebbene
proprio da quel giorno ho cominciato ha raccogliere a diventare un
collezionista di queste riviste. E proprio da quel momento non ho
più smesso di raccogliere queste riviste. E credo veramente che
abbia io, a casa mia, la più grande collezione di queste riviste,
appunto italiane, rispetto a qualsiasi altra persona, magari
non in Italia, all'estero. Ne ho veramente tantissime: Edilizia
Moderna, Rassegna di architettura, Quadrante, Valori primordiali,
Rassegna del gruppo sette; ditemi un nome, sono sicuro di avere
queste riviste a casa mia. Perché quindi, a parte questo, fare
questa raccolta, perchè raccogliere tutte queste riviste, cosa
trovavo di importante e cosa penso sia ancora importante in
queste riviste. Bene vi dicevo prima che nonostante ci tenga a
ripetere che abbia dentro di me un vero e proprio cuore italiano,
sono però un modernista e quindi penso che lo spirito del
modernismo sia veramente leggibile e rintracciabile in queste
vostre riviste. Facciamo quindi un piccolo passo indietro nella
storia e ricordiamoci che i grandi architetti, in Italia e non
solamente in Italia, hanno sempre scritto, e molto.
Penso che il testo più interessante che abbia scoperto e poi
letto, nella mia vita ,i più interessanti sono stati i "Quattro libri"
del Palladio. E praticamente leggendo questi quattro libro ho
capito e imparato che Palladio alla fine della sua vita avrebbe
scritto quanto segue, avrebbe scritto e descritto il modo in
cui gli edifici sarebbero dovuti essere secondo lui e non come
erano veramente stati realizzati. Beh, mi sono poi reso conto,
l'estate seguente sempre quì in Italia che se Palladio non
avesse scritto questi testi, cioè questi "Quattro libri", beh,
sicuramente nessuno sarebbe andato a visitare quelle
bellissime ville. Vi ricordo che era l'estate del '62, viste le
condizioni in cui versavano. E di nuovo penso veramente
anche che se non fosse stato proprio per riviste per testi scritti
per libri, sarebbe veramente impossibile pensare a quella che è,
ed è stata l'architettura moderna. Beh, nessuno, e l'esempio
va subito all'Esprit Nuoveau di Le Corbusier, nessuno
dei tanti, grandi o piccoli architetti francesi che magari negli
anni venti costruivano tante piccole casette o villette
bianche in Francia, beh, nessuno di questi ha scritto testi
importanti come invece ha fatto Le Corbusier. E ricordiamo
anche che appunto il testo principale scritto da Le Corbusier
sull'architettura, beh praticamente è stato scritto e redatto,
pensate, ancora prima di cominciare a fisicamente di
costruire qualcosa. Degno di nota sono anche diverse altre
riviste, magari le "G" o quello che conosciamo come
abbreviazione di "G", ovvero il "Gestaltung" in Germania.
E anche "The Style" è un'altra rivista di architetti olandesi.
Così come avevano tante riviste e tanti manifesti i futuristi italiani.
Per me quindi, lo ripeto, la storia del modernismo, in poche parole
la storia dell'architettura si basa veramente sulle parole sul
testo scritto. Facciamo un passo in avanti e passiamo agli anni '70.
Ebbene, quegli anni per molti di voi sono stati degli anni di crisi.
Questa stessa crisi la possiamo trovare esemplificata e meglio
ancora descritta in tre testi fondamentali pubblicati tra gli anni
'66 e '68. Uno era appunto "La teoria della storia" di Tafuri,
"L'architettura della città" di Aldo Rossi era il secondo,
"Complessità e Contraddizione" il terzo testo di Robert Venturi.
Hanno tutti e tre in modo diverso fatto delle proposte, hanno
proposto di interpretare diversamente l'architettura e quindi
hanno lanciato delle vere e proprie sfide alle condizioni
dell'architettura moderna di quel tempo. E altra domanda,
facendo sempre riferimento al libro di Venturi, ce lo
ricorderemmo oggi questo Venturi, che appunto lo ha scritto
negli anni '70 se non avesse scritto questo stesso
libro? E di nuovo e qui faccio riferimento e penso anche ai miei
studenti attuali, come faremmo a ricordarci di Aldo Rossi se
non fosse stato per alcuni grandi passi in avanti a
livello di architettura moderna e magari anche per i suoi
cimiteri. Ritorno agli anni '70 e ripeto, molti di voi e di noi
erano ed eravate in crisi, e diverse persone, diversi di noi, due
di noi e di voi anche persone in questa sala, sedute qui di fianco
a me, abbiamo iniziato varie avventure, cominciando a
scrivere e a redigere delle riviste. Il nostro lavoro come la
nostra rivista si chiamava "Oppositions", letteralmente
"Opposizioni" si faceva riferimento e si narravano di tesi di
teorie, di ideologie che riguardavano il modernismo,
appunto per descriverlo come elemento vivo, vivente.
L'altra importante rivista era quella che festeggiamo appunto
oggi, 35 anni dopo, "Parametro", in Parametro si scriveva si
ripensava del modernismo e dei modernisti e praticamente ci si
ridavano delle lezioni delle idee molto importanti, fondamentali,
quelle che ad esempio aveva creato Le Corbusier che forse
andavano un p'ò dimenticate. Facendo riferimento all'inizio della
mia attività di insegnamento, ad esempio gli anni '60 fino al '66,
sicuramente nessuno studente, di quelli che conoscevo io, a cui
insegnavo, non avrebbe avuto sulla propri scrivania "Earth
Complete". E proprio questo testo Ever Complete si dava la
possibilità e la si dava ovviamente anche agli studenti di poter
pensare, meglio ancora di ripensare a tutti gli elementi di
architettura che sono sopravvissuti ed erano ancora sopravvissuti
a quel momento. E' però vero, e lo sottolineo ancora una volta,
che negli anni '70 le idee di Le Corbusier, hanno attraversato
un momento di crisi. E di nuovo facendo riferimento al modernismo e
all'architettura, queste due grandi riviste fra cui appunto anche
Parametro, hanno cercato effettivamente di riportarci alle
grandi lezioni degli anni precedenti. Ebbene la cultura
architettonica italiana, sempre molto forte, molto vivace,
è sempre stata supportata, sostenuta da queste pubblicazioni.
Ebbene proprio dentro queste pubblicazioni possiamo
vedere gli alti e bassi della vita dell'architettura italiana,
proprio ripeto in queste pubblicazioni. Oggi purtroppo credo
che ci sia un'altro di questi momenti di crisi. Non
solamente per l'architettura italiana ma per l'architettura in
generale. Non ci sono infatti molte di queste riviste sulle idee,
ma si tratta proprio dei media, cioè dei mezzi che
utilizziamo. Sono altrettanto poche, ripeto, queste riviste che
oggi troviamo sul nostro mercato con delle parole scritte,
dei testi, la maggior parte di queste riviste ci propone
delle immagini. E praticamente, diventano questi strumenti
delle controparti di quelli che sono i media televisivi, questo
fa parte del feticismo del consumo. Ad esempio, tutto ciò
che ci serve oggi è semplicemente il logo, il logo di un
prodotto, purtroppo non ci serve più un senso, un
significato ad esempio degli spot pubblicitari che vediamo
in televisione. Faccio riferimento a tanti spot, ad esempio
della "Nike", in cui si parlava e si facevano vedere appunto
delle scarpe, calzature e abbigliamento per sportivi. Adesso
questi spot, sempre della Nike, sono cambiati moltissimo,
l'estetica è diversa, ci fanno addirittura vedere delle automobili,
degli aeroplani, gente che fa vela e gente che beve
una birra e sappiamo che si tratta di uno spot Nike solo
perchè alla fine dello spot stesso vediamo il loro classico logo.
E quindi ripeto, non bisogna nemmeno fare attenzione più
di tanto al messaggio o al significato dello spot pubblicitario,
basta attendere il momento finale con quella sorta di "v"
spuntata che è il logo Nike.



Purtroppo la stessa cosa a mio avviso sta accadendo
con le riviste di Architettura, oggi forse
non guardiamo più, perchè non ci sono più i contenuti di
una volta, ma magari aspettiamo di girare un foglio, una
pagina e vedere una foto di una star dell'architettura.
E c'è anche un'altra cosa da dire, e cioè che queste star,
che oggi vediamo sulle pagine patinate di queste riviste, molto
probabilmente non vi daranno neanche la loro foto, a meno
che non promettiate di raccontare delle belle cose su di loro.
Ad esempio pensate, due o tre mesi fa ricordo che
un giorno ho ricevuto qualcosa come una decina di queste
riviste a cui sono abbonato, ebbene tutte parlavano dello
stesso edificio e avevano tutte le stesse foto e i commenti i
testi scritti erano praticamente identici. Questo però ha
anche un effetto negativo su queste star. Ora, negli anni
passati appunto, a queste star è stato chiesto di produrre
queste immagini, appunto, per farle diventare delle star.
E' quindi è successo che invece di ragionare e scrivere,
di fare insomma un po’ di lavoro veramente critico, non si è fatto
altro che creare per soddisfare necessità di clienti.
Clienti che chiedevano a queste start di riprodurre semplicemente
certe immagini o certi edifici. Secondo elemento, questo
potrebbe essere quasi sempre un problema appunto per le
star, sappiamo bene che i mass media di oggi sono sempre
alla ricerca di qualcosa di nuovo. E quindi succede quanto
segue che quando queste star, queste stelle in questo
caso dell'architettura, hanno esaurito le loro idee, i pensieri,
non hanno più niente di nuovo da creare o da dire, ecco
che arriva praticamente le loro fine, perchè non c'è più nulla
di nuovo da raccontare ai media. Il classico esempio è quello
di idee, pensieri e ragionamenti che possono poi vivere un
ciclo, un ciclo di vita. Nascono ma poi scompaiono, così come
ha luogo la produzione prima e il consumo dopo. C'è un secondo
motivo per cui penso che l'architettura stia vivendo in questo
momento un periodo di crisi, e la ragione, il motivo si chiama internet.
In effetti come mi piace dire la gente non deve più osservare
le propri parole. E praticamente oggi, oggi grazie appunto ad
internet, si può scrivere qualsiasi cosa, si possono raccontare
vari elementi, varie cose, si può leggere qualsiasi cosa e
si può anche scrivere, un insieme di affermazioni, o vere o
false nessuno ci proibirà di farlo. Ora un esempio che riguarda
la mia storia personale, per quanto riguarda il mio lavoro su
internet. Allora, ero stato intervistato quindi ho avuto un
colloquio con un'importante commissione in Oklahoma, nella
città di Tolsa. Era una presentazione, una conferenza un
po’ come questa mattina che svolgevo alla Columbia University.
Dunque, il discorso universitario mi rendeva abbastanza
tranquillo quella mattina, perchè pensavo che in un
contesto universitario, accademico, si potesse dire
praticamente qualsiasi cosa sulla società, sulla politica,
esprimere insomma le mie idee. Ebbene, la mia presentazione e
conferenza è stata praticamente una critica nei confronti
delle icone. Ho quindi fatto una presentazione del mio lavoro
ai cittadini di Tolsa in Oklahoma perchè sono tornato in questa
città il giorno dopo. Ebbene, io ho concluso questa mia
presentazione, ricordo bene, dicendo le seguenti parole:
"signori quello che serve alla vostra città, a Tolsa, è un'icona".
E sono stato uno dei pochi architetti in grado di dare a questi
cittadini un'icona. Peccato però che la mia presentazione,
la conferenza del giorno prima sulle icone e contro le icone
era già finita su internet. E quindi uno degli studenti che il giorno
prima aveva partecipato quindi seguito la conferenza, ha
avuto la brillante idea di dire ad uno dei membri di questa
commissione che mi stava intervistando, guardate questo
signore un giorno fà, cioè ieri ha parlato male di noi e ci ha
detto che mancava un icona. E quindi ripeto, avevamo la
squadra migliore, il team migliore, forse a livello anche di
documentazione, tutto sembrava poterci far vincere una
realizzazione appunto di un progetto. E quindi devo veramente
dire, sono soddisfatto di quello che ho fatto, la
presentazione era stata eccezionale.
Allora, ho terminato questa mia presentazione e vedo
che si alza una mano, quindi vedo questa mano, riconosco
questa persona e questa persona mi dice, ho saputo perchè
qualcuno mi ha detto che lei proprio ieri ha parlato di
questo discorso di icona. Ebbene la storia è finita lì. Purtroppo
c'è stata una lezione che ho appreso e molto, molto difficile
fare queste conferenze, parlare al pubblico lo faccio
con grande piacere, ma ho imparato devo fare molta attenzione
quando me la prendo con qualcuno o critico qualcuno, perchè
proprio il giorno dopo mi potrebbe succedere qualcosa.
Ebbene queste alti e bassi, ci sono sia nelle riviste che nella vita. Forse,
mi permettete, semplicemente una critica ai miei sponsor qui,
questa mattina, visto che devo sempre farmi vedere, notare,
faccio sempre qualche piccola critica per far capire che ci sono.
Ebbene, mi permetto di dire, che è stata una buona cosa la
morte di "Oppositions", ed è stata anche una buona cosa che
l'architettura sia morta, e sarebbe anche una bellissima cosa
vedere la morte di "Casabella", e se morisse, scomparisse, anche
"Domus" sarebbe ancora meglio. Quello che ci serve adesso è lo
spazio, spazio a voci nuove e ai giovani e che sentivo appunto dire,
con grande piacere, appunto, dall'architetto Glesleri che c’è
questa nuova voce, c’è un nuovo giovane che fa la parte della
redazione della rivista ebbene è una ottima idea ci serve una sorta
di nuova partenza. E proprio solo grazie a queste voci nuove che
può essere portata avanti la cultura architettonica, e
conseguentemente ci vogliono nuove riviste. Ovviamente io mi auguro
che possa sopravvivere per sempre la rivista "Parametro", e
quindi un buon lavoro ai fratelli Gresleri, complimenti quindi per
questo, perchè i fratelli Gresleri hanno appunto dato una lunga
parte della loro vita, per garantire un'altrettanto lunga vita a
questa rivista. Adesso dobbiamo comunque arrivare alla fine
di "Casabella", dopo la Casabella di Pagani, di Mendini, di Gregotti ecc.
Allora, vediamo un pò di fare qualche congettura, chiediamoci
quanto l'architetto Glesleri, qui vicino a me, starà ancora seduto
così cortesemente a sorridere.
Sto scherzando…