248
La Metropoli d'Olanda
di Luigi Snozzi
 
 
 







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


La Großstadt di Luigi Snozzi

di Cecilia Bione e di Giorgio Peghin

Il piano per la nuova metropoli d'Olanda di seguito
esposto assume carattere sicuramente innovativo,
o perlomeno, nel contesto delle attuali strategie
urbanistiche, si pone come "voce al di fuori dal coro":
un gesto forte, unico, che con fierezza formale è
rivelatore di una fiducia positivista nel ruolo
dell'infrastruttura, resa di colpo capace, se non di
risolvere, comunque di intervenire nei molteplici e
variegati "mali della città".
Il progetto della Metrò Polis di Luigi Snozzi nella sua
elementarità - intesa come riduzione e semplificazione
formale dell'oggetto - riassume i concetti essenziali
che sono alla base dell'idea di pianificazione urbana
dell'autore: la centralità del progetto architettonico
come elemento promotore degli assetti urbani; la
necessità di dare nuovi limiti all'espansione del
costruito e alla forma della città diffusa; la nozione di
"vuoto" come luogo di possibile centralità urbana; la
semplificazione intesa come grammatica necessaria
per rispondere alla complessità contemporanea.
L'architettura e l'urbanistica, vengono riassunte in
una prassi operandi capace di ridurre le differenze
tra l'operare alle diverse scale d'intervento e
riaffermare il ruolo dell'architettura come strumento
in grado di rispondere alla complessità del nostro
tempo, considerando la permanenza e la continuità
come elementi irrinunciabili del proprio mestiere,
pena la riduzione dell'architettura a fatto contingente
e di moda.
Ma andiamo con ordine.

"… ciò che dall'alto mi ha colpito immediatamente è
stata la grande pianura centrale, strutturata dalle
migliaia di canali, che hanno permesso la
trasformazione del mare in terre coltivabili e
fabbricabili. Questa pianura è l'elemento dominante
di tutto il territorio, che riesce a dare una grande
unità e un ordine alle città che si collocano alla sua
periferia, ai campi agricoli, ai tappeti variopinti delle
coltivazioni dei tulipani, al territorio tutt'intero.
Un fatto unico in Europa, una vera sintesi tra natura
e artificio"

Il progetto di Luigi Snozzi intende realizzare un
processo di rifondazione di un territorio urbano in
un nuovo modello spaziale che traduce il paesaggio
del passato in nuova forma di città. La definizione
che Ludwig Hilberseimer dà di grande città in
Großstadtarchitektur del 1927 ci introduce nel
tema del progetto per la nuova Deltametropoli
d'Olanda: "la grande città non può venir considerata
come un organismo indipendente e autosufficiente:
essa è invece indissolubilmente connessa con il
popolo che l'ha creata e anche, attraverso il
sistema economico mondiale, con tutto il mondo
civile… E' importante notare che la grande città non
rappresenta un semplice mutamento di dimensioni
del tipo di città divenuto storico; la grande città
moderna si distingue non solo per la dimensione ma
anche per la sua natura".
Andando oltre, si può oggi affermare che diverse
grandi città si differenziano per diverse nature.
Ciò a dire che, tralasciando interpretazioni di ordine
puramente numerico e dimensionale, le metropoli
godono di specifiche peculiarità. In questo senso,
se la proposta snozziana può apparire a prima vista
atopica, capace nella sua forma ideale di poter
interagire con qualsiasi conformazione del territorio,
ben presto ci si accorge del contrario.
La strategia con la quale Snozzi cerca di dare
soluzione al conformarsi del territorio olandese è il
tentativo di governare il passaggio dal Randstad a
Deltametropoli, con un piano nel quale siano ben
chiari i ruoli di due strutture spaziali: la città edificata
esistente, intesa come "limite", ed il cuore verde, il
"Green Hearth", le grandi aree rurali che rappresentano
uno degli elementi di identificazione del paesaggio
olandese ma che cessano, d'improvviso, di essere
"altro" rispetto al tessuto urbano. Fondativa
dell'intero progetto diventa quindi la semplice
rielaborazione del ruolo dei due elementi che - da
sempre! - strutturano il territorio olandese, con un
operazione tesa più a bilanciare pesi e a modificare
significati piuttosto che a proporre soluzioni complesse
e articolate e dal carattere, indubbiamente, più
deterministico.

"… le metropoli europee, come Milano, Roma, Londra,
Parigi ed altre sono sempre caratterizzate dalla
presenza di una città importante, che connota tutto
l'insieme. Credo che questo non sia il caso per
l'Olanda. Qui non vi è alcuna città dominante, ma un
insieme di città, con caratteristiche molto
specifiche…"

Il progetto presentato all'architetto Jo Coenen,
promotore del concorso in qualità di "Reichsarchitekt"
dell'Olanda, dilata il tema del contesto dalla scala
urbana a quella regionale in un sistema territoriale
che annulla gerarchie e disuguaglianze. Le città,
infatti, non appartengono più, come una volta, alla
campagna. La città contemporanea emerge nel
continuum territoriale come processo evolutivo che
ribalta i rapporti storici di relazione: la campagna si
ridefinisce come spazio della città in un unico campo
urbano nel quale è necessaria la comparabilità di
attrezzature sociali tra differenti parti del territorio;
in questo senso, nell'assenza di un centro unico e
nell'attenzione alle relazioni spaziali e temporali,
Deltametropoli si compone come elemento processuale
in grado di agire a livello denotativo, operando
sull'organizzazione urbana entro una soglia che, pur
nel variare della struttura, non annulla l'identità
della città. Tutti i nuclei che compongono la grande
metropoli olandese ottengono lo stesso livello
d'attenzione e le stesse opportunità di sviluppo,
mantengono la loro autonomia e la loro diversità;
esaltano, ciascuno con il proprio ruolo, il senso di
appartenenza ad una comunità locale e
contemporaneamente globale.

"Ho pensato quindi che era necessario definire questo
spazio con una nuova struttura circolare, il segno più
importante del progetto, che assumesse il ruolo di
elemento ordinatore e unificatore di tutto il nuovo
insieme metropolitano"

Il grande viadotto che collega le città olandesi è
l'elemento che risolve il disegno della nuova città a
partire dalla forma del territorio olandese e che si
trasforma in matrice della nuova organizzazione
metropolitana, introducendo una forma compiuta in
continuità con le tracce impercettibili della
costruzione del territorio.
Questo elemento si manifesta come il "limite" in
grado di descrivere un principio di ordine che
costituisce le relazioni con il disordine del territorio
urbano, fonda un atto di riconoscimento ed
appropriazione collettiva dello spazio della città,
orienta gli abitanti della metropoli.
Se l'impianto geometrico regolare rimanda
semanticamente a tradizioni di impronta ideale e
utopistica, questo può essere vero esclusivamente
per quanto riguarda una metodologia della "genesi
della forma" intesa come espressione e traduzione
di una idea. Il cerchio perfetto del viadotto anulare
esprime una precisa "idea di città", dove l'infrastruttura
non solo segna, ma di-segna il territorio. Senza
ricorrere al mito dell'accessibilità rapida e senza limiti
a tutte le parti della città attraverso categorie
spaziali "positive" quali parco, sistemi ambientali,
minimo impatto ambientale, il progetto dell'infrastruttura
si pone come evidenza iconica nel paesaggio, segno
architettonico che introduce o delimita, interfaccia
costruita che assume il ruolo di "monumento"
propulsore della nuova identità cittadina.
Le strade durano più degli edifici; il grado di
sopravvivenza dell'infrastruttura è evidente nel
sopravvivere del segno anche nelle città
contemporanee.
Luigi Snozzi introduce, con il grande viadotto
anulare, una possibile archeologia che ha senso
nel momento in cui cesserà di avere funzione
rilevante: per quanto definiti possano apparire i
confini di una regione urbana, essi hanno possibilità
di durare soltanto se rafforzati da una separazione
fisica, che costringa l'espansione. La finalità del
progetto assume più importanza del progetto stesso,
e colloca questa proposta in contrasto con le posizioni
"fissiste", usando le categorie concettuali di Françoise
Choay, che poco considerano le possibilità
evoluzionistiche della città.
In un momento in cui, oltre alla conclamata crisi della
disciplina urbanistica, assistiamo sempre più inermi al
rapido trasformarsi del reale, Metrò Polis rilancia ad
alta voce il dibattito sui possibili strumenti di
pianificazione urbana: la scala di intervento, i tempi
del progetto, gli ambiti operativi. E lo fa riaffermando
valori e contenuti primari dell'architettura. Se i
contenuti sono aspirazione necessaria per
l'architettura, perché dimenticarsi che allo stesso
tempo l'architettura è forma, ed è forse attraverso
questa che può, oggi, recuperare un ruolo attivo nei
processi di trasformazione e costruzione della città?