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Architettura
Tecnologia Ambiente
di Alessandro Marata
Architettura
intesa come qualità compositiva legata
all’idea progettuale; tecnologia intesa come ricerca,
tramite un corretto uso dell’innovazione, di un continuo
miglioramento “scientifico”; ambiente inteso come
soddisfacimento dei nuovi requisiti per il comfort
interno agli ambienti e la sostenibilità ambientale
nella sua accezione più ampia e complessiva.
Con questi tre termini si possono sintetizzare gli
obbiettivi che un progetto, e la conseguente
realizzazione edilizia, debbono in modo irrinunciabile
perseguire se si vuole ottenere una architettura
che dia il massimo soddisfacimento alle esigenze
psicologiche, fisiologiche e relazionali dell’utente
nel rispetto di quelle della collettività.
Purtroppo, in realtà, quasi sempre uno di questi tre
aspetti progettuali prevale a scapito degli altri.
Si osserva quindi che, spesso, anche edifici di grande
qualità architettonica non tengono nella giusta
considerazione le fondamentali questioni della
sostenibilità ambientale o che, in modo analogo e
complementare, si realizzano edifici tecnologicamente
consapevoli, ma non accettabili dal punto di vista
formale. La questione del comfort abitativo, poi, è
abitualmente disattesa o comunque sottostimata per
importanza. Elementi come la qualità dell’aria interna
agli ambienti derivante da sostanze volatili, la
diffusione e le riflessione della luce naturale ed
artificiale, il condizionamento caldo/freddo radiante
e non convettivo, l’isolamento acustico non rientrano,
normalmente, nelle considerazioni né del progettista,
né dell’esecutore dei lavori e neanche del fruitore.
E neanche in quelle degli enti pubblici che, a volte,
dovrebbero garantire il controllo.
La discussione attorno ai temi della sostenibilità
ambientale viene quasi sempre banalizzata entro i
confini dell’inquinamento derivante dal traffico degli
autoveicoli, dei campi elettromagnetici, dei materiali
cosiddetti naturali. Questo quando va bene. Quando
va peggio si passa addirittura all’apologia del passato
con una visione del progresso tecnologico spesso
negativo e sempre diffidente. In realtà, invece,
stanno proprio nelle innovazioni e nei sistemi
tecnologici le chiavi per risolvere in modo efficace e
scientificamente controllabile le problematiche sopra
descritte.
Un approccio serio al problema parte dalla
consapevolezza, sia da parte del progettista che
dell’utente, che un edificio, al giorno d’oggi, è un
organismo molto più complesso che nel passato,
che è costituito da una moltitudine di materiali e
sistemi che interagiscono e a volte collidono, che
il livello nella richiesta del comfort è cambiato, che
questo si è largamente evoluto, e che, di
conseguenza, il mestiere di architetto non solo è molto
più complesso ed articolato, ma che sono necessarie
competenze professionali specifiche in numero molto
maggiore che nel passato.
Il progetto deve tendere a utilizzare il maggior numero
possibile di sistemi e presidi per ridurre i consumi
energetici e di conseguenza l’inquinamento; una
sommatoria di piccole migliorie, infatti, conduce ad un
risultato complessivo soddisfacente ed ogni elemento,
per quanto apparentemente poco influente, nell’insieme
concorre al raggiungimento degli obbiettivi.
La diffidenza verso il cosiddetto progresso nasce dalla
considerazione che questo tenda a portare bruschi e
sconsiderati cambiamenti e non naturali evoluzioni delle
tecniche e dei materiali. Il termine materiale naturale,
ad esempio, tende a identificasi, nell’immaginario
collettivo non preparato scientificamente, come
qualcosa di domestico, rassicurante, familiare, e
quindi di sicura affidabilità, esente da speculazione
economica, sostanzialmente buono, come la ciambella
della mamma, un maglione fatto a mano, la luce di
una candela e il tepore della fiamma di un caminetto.
Dal punto di vista scientifico, invece, il termine
materiale naturale tende sempre più, nei fatti, ad
identificarsi come un elemento che non è possibile
testare in modo preciso ed univoco. Non è quindi
possibile avere, per molti di questi prodotti, non solo
la certificazione di qualità ambientale, ma neanche
schede che semplicemente riportino dati e
caratteristiche tecniche. Sempre più, quindi, il
cosiddetto materiale naturale si configura come
qualcosa di cui non si può garantire la certezza
prestazionale, ma sopravvive sulla base di una
fiducia tradizionale e di una conoscenza di tipo
personale.
L’edificio sta diventando sempre di più un sistema
tecnologicamente controllato, trasparente dal punto
di vista delle informazioni, affidabile da quello delle
prestazioni. E’ un prodotto sempre meno artigianale,
dal punto di vista dell’empiricità dell’operazione,
e
sempre di più industriale, dal punto di vista del
sistema di produzione e del controllo di qualità. Si
introducono nuovi parametri per la sua
commercializzazione: non solo più quanto costa al
metro quadrato (parametro che attualmente è
influenzato molto di più da fattori non dipendenti dalla
effettiva qualità tecnologica e formale), ma anche
quanto consuma al metro quadro. Esemplare, a
questo proposito, la sperimentazione della “casa
da tre litri” realizzata, su un edificio preesistente a
Ludwigshafen in Germania, dalla BASF con numerosi
partners.
Deve diventare prassi anche la realizzazione del
fascicolo per l’utilizzo e la manutenzione del fabbricato,
che comprende tutta la documentazione tecnica
riguardante l’edificio e tutte le prescrizioni necessarie
per un uso corretto e disciplinato dei componenti
costruttivi.
In questo libretto devono comparire anche le indicazioni
per la sicurezza dell’utente, per le barriere
architettoniche, che devono essere garantite in forma
diversa nelle diverse fasi di vita del fabbricato.
Alla fine del fascicolo potrebbero essere fornite anche
le indicazioni per il riutilizzo delle parti costituenti
l’edificio, in una ottica non remota di un recupero dei
materiali utilizzati. Questo aspetto del problema non
è certo attualmente tra i più pressanti, ma la tendenza,
in futuro, andrà certamente nella direzione di un
riutilizzo più completo possibile dei materiali usati in
edilizia. Questo avviene già ora in quasi tutti i settori
della produzione industriale. Se è vero che difficilmente
per un edificio si può prevedere un completo
smontaggio è altrettanto vero che per le costruzioni si
richiede sempre di più un alto grado di modificabilità
anche i tempi molto brevi. E’ in questa ottica che
essere considerato come importante e non teorico il
concetto di smontabilità e recuperabilità di parti
significative delle costruzioni.
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