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in mille pezzi, ma non ho visto nulla. Vedere il terremoto era come vedere
traduzione fumettto a pagina 34
Julius Knipl
Real Estate Photographer by Ben Katchor
Julius Knipl fotografo del mercato immobiliare. Di Ben Katchor
Bem Katchor
e’ un fumettista molto noto nominato per il Mac Arthur Grant;
il premio di 500000 dollari cosddetto premio dei geni.; il personaggio
di Julius
Knipl e’ quello di un curioso uomo di mezza eta’che vaga per
la citta’ e che
fa “fotografie”: osserva quello che gli altri vedono solamente.
Il fumetto
si trova a pagina 34; i numeri si riferiscono ai numeri delle vignette
1 L:ampade
a luce calda illuminanpo nel pieno della notte gli uffici di
Selladores & Associati.
2 Selladores: “Ah il dolce suono della demplizione che fa posto
alla citta’ nuova
e piu’ bella”.
3 fax man: “Questo fax sara’ un duro colpo per il pover uomo.
E’ una vecchia
storia. E’ una vecchia storia. Un rispettato architetto e urbanista
che lavora
da 30 anni, un leader nel suo campo che non ha costruito quasi niente
di concreto
da mostrare”.
4 fax man; “Il suo lavoro e’ di natura visionaria. Sai banche
senza porte, uffici
del Governo a forma di gazebo d aspiaggiua, tutto sulla carta”.
5 fax man: “Solo adesso, perl prima volta puo’ vedere un progetto
alzarsi dal
suolo. Hai visto l’enorme buco all’angolo di Haloose e Vynut
streets. Quello e’
il suo “Carfare City”. Una proposta urbanistica ad uso misto.
Un progetto milionario”.
6 fax man: “E poi la storia ha cominciato ad apparire sul ‘Combinatore
della sera’.
Selladore ci ride sopra. “”E’ proprio giusto che io
abbia ideee cosi. Quante donne
hanno detto di essere a favore…e quanti uomini?”” Lui
scherza”.
dal giornale: “Il ristorante sotterraneo era invaso dal rumore del
nylon delle calze di 40
donne che accavallavano le gambe. Mr. Selladore era gia’ ginocchioni
e girava intorno”
7 fax man: “Ma agli investitori si stanno raffreddando I piedi.
Forse e’ tutta una scusa
per rivedere gli aspetti piu’ visionary del suo progetto. Li disturba
vedere il nome
del loro architetto sul giornale, tutte le sere, salacemente impegnato
nella sua attivita’”
Selladores: “Ma e’ solo un sogno, e neanche il mio vero sogno”.
gli investitori “Una ragione in piu’ per preoccuparsi”.
8 fax man: Gruppi di cittadini hanno messo in discussione le basi morali
del suo piano.
I cittadini:” E’ questo quello che traspira dale strade di
Carfare City? E’ questa la
nuova forma di vita urbana”?
9 Fax man: “ed ecco qui. Un ordine di posticipare la posa delle
fondamenta di domain.
Hanno bisogno di tempo per rivedere il piano dal punti di vista etico.
Fax woman: “50 pagine di cambiamenti: piu’ luci stradali,
meno vicoli, isole pedonali..”.
10 Fax woman: “In un progetto di questa magnitudine c’e’
sempre posto per un
compromesso”.
Il mattone ed il pallone
Architettura, idealismo,
e speculazione urbana
Frederic
Jameson
“The assassination of New York di Robert Fitch e’ un libro
ripetitivo e organizzato
poveramente; come ogni buona detective-story ha una trama eccitante da
raccontare
e tutta la suspance della scoperta e della rivelazione.
Offre anche l’occasione, non solo di confrontare l’urbano
con l’architettonico, ma
anche di accertare la funzione della speculazione edilizia e comparare
il valore
esplicativo delle varie teorie e il loro ruolo di spazio di mediazione.
In poche parole , cosa non nuova per Fitch,, egli concepisce l’assassinio
di
New York come il processo secondo il quale la produzione viene portata
fuori dalla
citta’ per lasciare spazio a agli uffici, alla finanza, alle assicurazioni,
alle agenzie
immobiliari.
La politica ipotetica e’ di rivitalizzare la citta’ e promuoverne
la crescita e il suo
fallimento e’ l’altissima percentuale di locali sfitti, i
cosiddetti (vedi-attrverso buildings).
L’autorita’ teoretica di Fitch sembra essere Janet Jacobs,
della quale riprende la dottrina
sulla relazione tra piccoli business e quartieri fiorenti e l’altrettanto
necessaria relazione
tra piccoli businesses e piccole industrie.
La sua analisi, piu’ radicale che Marxiana, sembra promuovere attivismo
e alleanza.
Individua inoltre una varieta’ di obbiettivi teorici, tra cui un
certo Marxismo e un certo
Postmodernismo, contemporaneamente alle ideologie ufficiali dei pianificatori
e queste
sono le polemiche (o meglio le denunce) che ci interessano.
Facendo credito ad un certo anti-intellettualismo e anti-accademismo americano,
l’obbiettivi principale di Fitch e’ la dottrina dell’inevitabilita’storica,
in ogni sua forma,
posta su un piano che tende a demoralizzare e svuotare di significato
politico chi
ancora ha una fede e rende la mobilitazione politica e la resistenza piu’
difficili.
Questa e’ una posizione plausibile e pertinente, ma alla fine tutte
le concezioni di
trend a lungo termine e di logica del capitalismo si identificano con
questa ideologia
dell’inevitabilita’, che Fitch sembra proporre come una prassi
inevitabile.
Ricominciamo dal principio. Non solo New York e’ stata sottoposta
ad una ristrutturazione
massiccia nella quale sono andati perduti 750000 lavori nel settore manifatturiero,
ma la percentuale di manifatture e uffici e’ passata da un rapporto
2-1 prima della guerra
ad un rapporto 1-2, oggi; questo cambiamento (non inevitabile, non nella
logica del
capitalismo!) e’ stato il risultato di una deliberata politica attuata
sulla struttura del
potere newyorkese.
E’ stata, in altre parole, quello che oggi si chiama una “cospirazione”,
qualcosa per la
quale l’evidenza e’ suggestiva.
La “Prova” sta nella assoluta congruenza tra lo zoning plan
del 1928 per l’area
metropolitana, mai realizzato, e lo stato corrente delle cose..
La rimozione delle manifatture li’ prefigurata e’ stata qui
realizzata;
Fitch dettaglia tutto questo con affermazioni e quote dei pianificatori
di ieri e di quelli
del passato recente. Ad esempio, ..da un influente politico e uomo d’affari
del 1920:
“Alcuni
tra i piu’ poveri, vivono in slums convenientemente locati su terreni
ad alto
prezzo. Sulla patrizia Fifth Avenue Tiffany e Woolworth, guancia a guancia,
offrono
gioielli e jimcracks sostanzialmente nello stesso luogo. I ristoranti
di Child prosperano
e si moltiplicano dove Delmonico e’ fallito ed e’ morto. Un
lancio di una pietra dallo stock
exchange e l’aria e’ saturata dall’aroma del caffe’;
a pochi centinaia di metri da Times
Square c’e’ il puzzo dei macelli. Nel cuore di questa citta’
“commerciale” sull’isola di
Manhattan a sud della 59th street, gli ispettori nel 1992 hanno trovato
circa 420000
lavoratori impiegati nelle fabbriche”
Una situazione tale oltraggia il senso dell’ordine. Tutto sembra
furi posto.
Uno vorrebbe rimettere le cose al loro posto.
Tali dichiarazioni rinforzano chiaramente la proposizione che liberarsi
del distretto delle
sartorie e del porto di New York e’ stata un’intenzione cosciente
elaborata attraverso
un numero di strategie che sono state attuate tra la fine degli anni 20
e gli anni 80,
e che nel loro processo hanno portato al deterioramento della citta’
fino al suo stato
attuale.
Non c’e bisogno di discutere circa i particolari del risultato,
ma le motivazioni dietro
questa “cospirazione” vanno chiarite.
Senza andare troppo lontano, ha a che fare con la speculazione edilizia
e l’incredibile
aumento dei prezzi dei terreni, il risultato delle “liberazione”
del mercato immobiliare
da piccoli businesses e manifatture di vario genere.
“C’e’ una differenza del 1000 percento tra l’affitto
dovuto per uno spazio industriale
e l’affitto che i proprietari possono ricavare da uffici di classe
A. Solo cambiando la
destinazione d’uso il capitale di un proprietario si puo’
moltiplicare
All’oggi un’obbligazione a lungo temine rende qualcosa come
il 6 percento.
Dietro molte “ cospirazionali” spiegazioni c’e’
una piu’ specifica e locale cospirazione
i cui investigatori saranno individuati a suo tempo.
Ma questa spiegazione, a questo livello di generalizzazione, conferma
una piu’
propriamente nozione Marxiana della “logica del capitale”
e in particolare della relazione
causale di un tale immediato sviluppo immobiliare ad una nozione di momento
del
capitale finanziario (relativamente ciclica) che interessa nel presente
contesto.
Concetti come “trend” e l’inevitabilita’ della
logica del capitalismo non danno un quadro
ne’ completo ne’ adeguato della visione Marxiana del processo;
cio’ che manca e’
la l’idea cruciale di contraddizione.
Per la nozione di trends nell’investimento, la fuga di capitale,
il movimento del capitale
finanziario dal settore manifatturiero alla speculazione fondiaria e’
inseparabile da
entrambe le contraddizioni che producono questi possibilta’, irregolari,
di investimento
trasversali e, soprattutto, dall’impossibilita’ di risolverli.
Questo e’esattamente quello che Fitch fa vedere con le sue statistiche
sorprendenti
circa la percentuale di sfitti nella costruzione speculative di edifici
per uffici per colletti
bianchi(impiegati)i. Il trasferimento di investimenti in quella direzione
non risolve niente,
avendo distrutto il tessuto vitale della citta’ che avrebbe prodotto
nuovi ritorni
(e incrementato l’occupazione) in quegli spazi in prima istanza.
A questo punto affrontiamo gia’ livelli di astrazione vari: al piu’
rarefatto, un concetto
di preponderanza del capitale finanziario, che Giovanni Arrighi ha ridefinito
con successo
come un momento nello sviluppo storico e come tale.
Arrighi individua 3 passaggi: primo, il radicamento del capitale in cerca
di investimento
in una nuova regione, poi lo sviluppo produttivo di industria e manifattura
in questa
determinata regione, e infine una de-territorializzazione del capitale
investito
nell’industria pesante allo scopo di cercare la propria riproduzione
e moltiplicazione in
speculazioni finanziarie –dopo di che questo stesso capitale e’
in fuga verso una nuova
regione e il ciclo inizia un’altra volta.
Arrighi trova il suo punto di partenza da una frase di Fernand Braudel:
“Lo stadio di
espansione finanziaria e sempre un segnale di autunno” e cosi’
pone la sua analisi del
capitale finanziario in una spirale. Piuttosto che in qualche forma statica
e strutturale,
una forma permanente e relativamente stabile di “capitalismo”
diffuso.
Pensare diversamente e’ relegare i piu’ incisivi sviluppi
economici dell’era Reagan-
Thacher (sviluppi anche culturali) ad un reame di illusione totale e ad
epi-fenomenologia
o considerarli, come sembra fare Fitch, come i piu’ nocivi prodotti
di una cospirazione
le cui condizioni di possibilita’ rimangono non spiegate.
Con questo in mente torniamo all’altro bersaglio della polemica
di Fitch, che egli tende
ad associare con la vecchia idea di Daniel Bell, di una societa’
“postindustriale”,
un ordine sociale nel quale il le dinamiche classiche del capitalismo
sono state dislocate,
forse
anche rimpiazzate, dal primato di scienza e tecnologia, che adesso offre
una
spiegazione differente di un supposto scivolamento da un’economia
della produzione
ad una di servizi.
La critica si focalizza qui su due ipotesi, non necessariamente relazionate.
Una afferma una mutazione strutturale dell’economia da industria
pesante ad un
difficile da quantificare settore dei servizi, offrendo in tal modo un
supporto ideologico
all’elite dei pianificatori newyorkesi che vogliono deindustrializzare
New York e trovare
aiuto e conforto nella nozione dell’inevitabilita’ storica
della “fine” della produzione nel
su significato originario.
Ma la mercificazione dei servizi puo’ essere considerata anche nella
struttura Marxiana
(e questo e’ stato spiegato poeticamente nell’ottimo libro
di Harry Braveman, Labor
and Monopoly Capital, nel 1974).
La seconda idea che Fitch associa alla putativa “Societa’
Postindustriale” di Bell ha
a che fare con la globalizzazione e la rivoluzione cibernetica. Prendendo
spunti
trasversali da alcuni resoconti molto eminenti del nuovo globale o della
citta’
informatizzata (quelli di Manuel Castels and Saskia Sassen in modo particolare).
Di sicuro un enfasi sulle nuove tecnologie di comunicazione non implica
una promessa
di fede alla nota ipotesi di un cambiamento nei sistemi della produzione
stessa di Bell.
Il passaggio dal vapore al gas e piu’ tardi all’elettricita’
hanno costituito cambiamenti
momentanei nella dinamica spaziale del capitalismo, come nella condizione
della vita
quotidiana, nella struttura del lavoro e nella costituzione del tessuto
sociale.
Nondimeno il sistema e’ rimasto capitalista.
E’ vero che un’intera e variegata ideologia della comunicazione
e la cybernetica
emersi recentemente meritano una sfida teoretica, un’analisi ideologica
ed una critica
e qualche volta anche una decostruzione.
D’altra parte il racconto del capitale di Marx e di molti altri
dopo di lui, puo’
tranquillamente trovare un posto in se’ ai cambiamenti in questione.
In realta’ la dialettica stessa ha la sua funzione filosofica piu’
vitale nel coordinamento
di due aspetti o facce della storia che noi non sembriamo in grado di
pensare: identita’
e differenza, il modo in cui una cosa puo’ cambiare e rimenere la
stessa, puo’ comprendere
e dominare i piu’ sorprendenti cambiamenti e allargamenti e allo
stesso tempo
costituire l’operazione di una qualche struttura semplice e persistente.
Uno potrebbe dire,e qualcuno lo ha fatto, che il periodo contemporaneo,
che comprende
tutte queste innovazioni spaziali e tecnologiche, potrebbe approssimare
il modello
astratto di Marx in maniera piu’ soddisfacente della sociata’
semi-industriale e
semi’agricola dei tempi di Marx.
Piu’ modestamente tuttavia, vorrei semplicemente suggerire che quale
che sia la verita’
storica dell’ipotesi circa la rivoluzione cibernetica, potrebbe
essere sufficiente per
registrare una fede diffusa in se stessa e nei suoi effetti, non meramente
da parte di
una parte dell’elite, ma anche in generale nelle popolazioni del
primo mondo.
Tal convinzione costituisce un fatto sociale della piu’ grande importanza
e non puo’
essere dimesso come un’errore.
Si dovrebbe vedere il lavoro di Fitch in maniera dialettica, come un tentativo
di
restaurare l’altra parte della famosa sentenza e ricordarci che
la gente fa ancora la
storia anche se la fa “in circostanze non di propria scelta”
Fitch ci offre un libro dimostrazione della “logica del capitale”
e in parte della “astuzia
della ragione” o “ astuzia della storia” hegeliana,
dove un processo collettivo usa
individui per il proprio fine.
L’idea viene dai primi studi di Hegel di Adam Smith e di fatto traspone
la piu’ tardiva
e famosa identificazione della “mano invisibile” del mercato.
Discussioni sulla versione di Hegel ritengono che la distinzione cruciale
sia tra azioni
consce e significato inconscio; penso che sia meglio porre una distinzione
radicale tra
l’individuo ( e i significati e i motivi dell’azione individuale)
e la logica del collettivo o
della storia, del sistema.
Dal punto di vista familiare, sulla base di quello che scrive Fitch, i
Rockefellers erano
consci del loro progetto, che era completamente razionale.
Per quanto riguarda le conseguenze sul sistema, siamo naturalmente liberi
di supporre
che non potessero avere una visione futura di loro stessi o forse non
interessava loro
averla.
Ma in una lettura dialettica, queste conseguenze sono parte di un sistema
logico
radicalmente differente dalla logica dell’azione individuale, che
e’ solo raramente e
con grande sforzo possibile che sia tenuta insieme e dentro i i confini
problematici
di un singolo pensiero.
Devo fare una breve digressione sulla posizione filosofica in questione;
Hegel era
estremamente cosciente della chance, o come la chiameremmo adesso, la
contingenza.
E la contingenza necessaria e’ sempre prevista nella sua narrativa
sistematica,
che non insiste sempre sulla prima esplicitamente, tuttavia; in modo tale
che il lettore
casuale potrebbe essere perdonato di trascurare il commitment di Hegel.
A livello di chance e contingenza, i processi sistematici sono lontani
dall’inevitabile;
possono essere interrotti, deviati, rallentati o altro. Si ricordi che
la prospettiva di
Hegel e’ retrospettiva, che cerca solo di riscoprire la necessita’
e il significato di cio’
che e’ gia’ stato; il famoso falco di Minerva che vola all’imbrunire.
Forse, da quando
gli storici contemporanei hanno riscoperto il ruolo costitutivo della
guerra nella storia,
un’analogia militare potrebbe essere appropriata.
Le “condizioni non del nostro fare” possono essere identificate
come la situazione
militare, il terreno, la dispozione delle forze. L’individuo nella
sintesi della percezione
organizza i dati in un campo non definito nel quale le opzioni e le opportunita’
diventano
visibili.
Quest’ultimo e’ il reame della creativita’ individuale
con rispetto alla storia e considera
la creazione artistica e culturale, cosi come l’individuo capitalista.
Un movi mento collettivo di resistenza gioca ad un in qualche modo diverso
livello,
anche se notoriamente ci sono momenti in cui leaders individuali hanno
percezioni di
possibilta’ sia strategiche che tattiche.
Ma l’astuzia della storia va in due direzioni e se gli individui
capitalisti posso qualche
volta essere strumentali nel lavorare verso il proprio undoing (il deterioramento
di
New York non e’ un cattivo esempio) qualche volta anche i movimenti
di sinistra
poco brillantemente promuovono le “cause” dei loro avversari
( nel costringerli a
innovazioni tecnologiche ad esempio).
Una soddisfacente concezione politica in qualche modo coordina il sistematico
e
l’individuale (o, se preferite, per usare un’idea/parodia
popolare che Fitch usa spesso,
riconnette il globale con il locale).
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