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Alta velocità. Il sistema italian
 
 
 







 

 

 

 

 

 

 


 


Intervista a
Peter Eisenman

di Elisa Alessandrini
Caterina Bernucci


Prima domanda.

Cassarà legge la nostra domanda : In questi ultimi anni il
territorio italiano è segnato dai cantieri dell’alta velocità.
Il concetto di spazio e tempo si altera in funzione delle
necessità dettate da questo nuovo sistema di trasporto.
Si creano così nuove percezioni visive del paesaggio in
cui non è più l’architettura a dettare le regole compositive
della città bensì esigenze puramente funzionali.
Quali sono state le scelte che hanno guidato il progetto
dell’alta velocità a Napoli? I principi generali?

Peter Eisenman.: Numero uno abbiamo scritto un testo. Poi la mia
memoria non va così lontano… e numero due il testo è
disponibile per tutti, è materiale pubblico! Voglio dire le
idee sono là nel testo che è materiale disponibile.

Cassarà legge: La stazione da sempre si è identificata come
porta d’ingresso alla città industriale e come monumento
della città ottocentesca e novecentesca. Oggi tutte le
nuove stazioni dell’Alta Velocità vengono pensate fuori
dalla città, isolate e non sono più stazioni di testa, ma di
passaggio.
A suo avviso si può parlare di “fine del tipo”, e di “fine del
monumento” ?

P.E.: Allora, prima di tutto, si tratta della stessa situazione
per i treni e per gli aerei.
Quando arrivi diciamo che sei “da nessuna parte” per
esempio all’aeroporto di Fiumicino o Malpensa . Sei davvero
in nessun luogo. No? ( lui dice “When you arrive let’s say
you are nowhere” ripete poi un sacco di volte la parola
“nowhere” che ho tradotto con nessun luogo e da nessuna
parte, ma credo che “nowhere” sia più forte come parola)
E per me questa è una pessima cosa che questi siano stati
così isolati fuori dalla città, perché il punto d’arrivo è
davvero come in nessun luogo. ( “the point of arrival is like
nowhere” ancora)

Ma quello che sta succedendo del resto è che gli aeroporti
stanno diventando delle città vere e proprie. Beh, io ho
fatto i miei acquisti di Natale all’aeroporto di Heathrow
perché è favoloso, sai, ci sono tutti i negozi e non hai
proprio bisogno di andare nel centro di Londra perché tutti
i negozi sono ad Heathrow. E sono potuto andare anche
al ristorante, ad un buon ristorante, e stare in un buon
hotel e poi non hai bisogno di andare in un altro posto.
Voglio dire, una nuova Londra si oppone alla vecchia Londra.
E così è possibile pensare che stanno accadendo le stesse
cose alle stazioni dei treni.
Voglio dire stiamo sperando che nelle nostre stazioni ci
saranno case, attività commerciali, negozi… eccetera
Voglio dire, per esempio, Grand Central Station ora a
New York e Union Station a Washington si stanno trasformando
in shopping mall cosicché arrivi a Union Station e puoi comprare
del cibo, le persone vanno nelle loro case nel Connecticut,
si fermano e vanno in questi bellissimi negozi che vendono cibi,
comprano la loro cena, che invece non puoi trovare là fuori,
che è terribile, e la comprano invece alla stazione di
New York e poi vanno.
Così, è quello che sta accadendo lentamente, l’idea della
stazione e degli aeroporti che stanno diventando come dei
shopping mall. Non è cosi? E posso pensare che questa sia
una cosa utile, e così penso che stiamo cambiando le cose
e l’intero concetto di arrivare in una città. Dove sono finite
le vecchie città? Sai cosa voglio dire. Penso che la stazione
di Afragola stia per diventare una nuova città, e sta per
diventare una nuova Napoli una vecchia Napoli. Se vuoi
andare nella vecchia Napoli è una cosa, se vuoi andare nella
nuova Napoli è veloce, c’è l’alta velocità, è tà, tà, tà, tà.
E sai, è un po’ come la differenza che c’è negli Stati Uniti se
guidi nell’interstate o come qui se guidi nell’A1 non vedi niente.
Ma se invece vai nella vecchia Via Emilia vedi le vecchie città,
la campagna, …eccetera.
E la stessa cosa accade con le stazioni. Ci sono due differenti
pensieri: c’è l’alta velocità e poi c’è il mondo normale
( “the regular world” ) . Non vedrai mai niente se negli Stati
Uniti prendi l’autostrada (“super high-way”) , ma se invece
vai nella vecchia strada vedi cos’è l’America, vedi le città,
vedi il mondo in cui scorre la semplice vita, che non vedi
invece sulle autostrade.

Caterina: Noi vogliamo sapere anche se lei considera questi
edifici come dei monumenti…

Cassarà: Mi sembra però che vi abbia già risposto.

Cassarà legge la nostra terza domanda dice: Se mai era
interessante questa domanda. “Pensa che ci possa ancora
essere uno stretto rapporto tra architettura, infrastruttura,
e paesaggio?

P.E. : Sì, decisamente. Per me questa è la cosa più
importante.
Architettura e paesaggio sono infrastruttura e tutto l’insieme
dell’architettura per me è una cosa sola, non sono oggetti
indipendenti.
Ma l’architettura è infrastruttura e paesaggio e come questa
combinazione viene fatta è dove il mondo si trova oggi.

Cassarà: Avete visto Santiago.

P.E. : E’ beh, insomma, ci sono molte cose da dire su di questo.
E’ un lavoro. Non lo potevamo fare di certo senza infrastrutture…
Vogliamo delle abitazioni, vogliamo degli edifici universitari,
vogliamo una nuova città e la vecchia città è finita. … Voglio
dire non è come il football …. E così è tutto. Si, insomma sono
d’accordo.

Cassarà : Ok, può bastare così. Dobbiamo andare.

P.E. : Grazie mille ragazze.

Elisa: Ci può firmare il libro?

P.E. : Sì, certo.

Caterina: Conosce questo libro? Lo spettacolo dell’architettura.
Il profilo dell’archistar ?

P.E. No

Caterina: C’è anche lei.

P.E. : No! Oh mio Dio, no!

Caterina: C’è anche Rem Koolhaas, Le Corbusier, Wright …

P.E. : Oh, davvero? E cosa ne pensa di questo libro?

Caterina: Oh, beh, glielo possiamo spedire.

P.E. : Me lo può spedire? Oh, mio Dio guarda qua!
(mentre sfoglia il libro e vede le sue foto) . Oh, mio Dio!

Caterina: Dicono che lei è uno degli Archistar.

P.E. : Sono un Archistar? Oh, allora voglio avere questo
libro! Ah! Ah! Ah! Se tu mi dai questo libro io te ne darò
uno dei miei.

Caterina: Le autrici hanno inventato questo neologismo
Archistar.

P.E. : Sì, in effetti penso sia corretto. Allora hai intenzione
di darmelo?

Caterina: Oh…

P.E. : Ok. Qual è il tuo nome?

Caterina: Caterina Bernucci.

P.E. : Ok, Allora scrivilo qui sopra e io ti spedirò uno dei miei libri.
Ok? ….E’ stato gentile da parte tua. Lo voglio vedere questo libro.
Ti prometto che ti spedisco un mio libro appena arrivo…e firmato…
da un Archistar! Ah! Ah! Ah! …..Dov’è la mia penna rossa per
firmare? …. S.Giorgio di Pesaro, sì Fano, so dov’è.

Mentre firma, arrivano gli altri per il pranzo, …

P.E.: Voglio solo un toast con la mortadella in un autogrill….
No scherzo. Della buona pasta. Tortellini o tortelloni..


P. Eisenman a Cassarà : Guarda mi ha portato un libro.

Cassarà : Ma è una provocazione! “Lo spettacolo dell’architettura”
E’ proprio quello per cui lui combatte contro!

Caterina: Sì, lo so. Però qui in questo libro lui è fra le Archistar.

P.E. : No. Non sono un Archistar…. Ci sono delle Archistar. ….
Vorrei essere un Archistar….Vorrei essere proprio un Archistar….
Ma Richard Meier è un Archistar….No. Io non lo sono.

Caterina : No. Richard Meier non è fra le Archistar.

P.E. : Ah no? Richard Meier non lo è?

Caterina: Ci sono: Rem Koolhaas, F.O. Gehry; F.L. Wright;
P. Johnson, Le Corbusier, e lei.

P.E. : Allora lo devo leggere questo libro.
( poi dice rivolto a Cassarà) Lei è cattiva!. Lei è davvero
molto cattiva!

Caterina: Perché?

P.E. : Sei molto cattiva. Non sono un Archistar.
Non è vero!

Cassarà mentre sfoglia il libro vede le foto di Philip Starck
dice: Ma questa è una cosa da Philip Stack!
E’ una cosa da giocatori di baseball !

Elisa: Ma c’è anche Peter Eisenman nella foto che indossa
la maglia da calcio…

P.E. a Caterina: Lei è cattiva. Voleva dirmi che non
sono un “ideologo” ma solo un Archistar. Vero? …
(poi dice anche una cosa che non ho capito )

Caterina: No.

P.E. : Non sono un Archistar. E’ vero? Non sono un Archistar.

…. Se ne va con Cassarà…Ma quand’è alla porta torna indietro e dice.

P.E. : Non sono un Archistar.
Qualsiasi persona che ama il calcio non è un Archistar!