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Ivrea, passato e futuro
di una company town

 
 
 



















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 



Il progetto grafico
di Lucia Fusco

”Quale onore!” È con questa espressione che accolgo la
notizia del mio nuovo incarico. Abito a Ivrea da quando
sono nata e vivo questa città, questa cultura, questi edifici
da sempre. Devo fare un bel lavoro.
Non ho ancora capito bene di cosa si tratti esattamente….
un museo a cielo aperto, l’inserimento di piccole strutture
architettoniche affiancate a quelle esistenti, …fornire
informazioni e indicazioni sugli edifici.
Il sistema di comunicazione deve interessare da un lato
materiali informativi su carta (pieghevole, invito, locandina);
dall’altro deve coinvolgere la città con una serie di pannelli esterni.
Parto dal logo.
Schizzo con il pennello delle forme che rappresentano via Jervis,
fulcro del museo. Questi lunghi edifici vetrati delineano l’orizzonte
urbano. Inserisco il lettering. Scelgo il carattere Helvetica
Compressed minuscolo, un font classicissimo, di immediata leggibilità.
Gioco con la sovrapposizione delle due “a”, che abbreviano
il lungo nome “Museo a cielo aperto dell’architettura moderna,
Ivrea”; infine, sempre in Helvetica Compressed in verticale a destra,
chiudo il logo con la scritta sottostante. Il logo può essere
utilizzato anche con la sola abbreviazione “Ma”.
Colori: Blu, Pantone 2727 - colore industriale
Arancione, pantone 165 - colore della città di Ivrea
Grigio, pantone 422 - colore degli edifici
Nero - per la dicitura

La grafica Olivetti.
Ho sulla scrivania, mi sembra da sempre, un porta penne disegnato
da Folon, e le agende Olivetti nella mia libreria, conservate tra i libri
più preziosi.
I miei pannelli conterranno le foto, le immagini di quella che è stata
una delle aziende particolarmente attenta alla propria immagine.
Devo essere coerente con questa filosofia.
Impagino i pannelli delle “stazioni informative”, lunghi 7 metri,
utilizzando una grafica il più possibile chiara, leggibile, dove inserisco
date e nomi in evidenza, giocando con due caratteri totalmente
diversi: Walbaum Bold, carattere aggraziato, e American Typewriter,
perfetto per parlare di una azienda da sempre identificata con la
macchina per scrivere.
Divido i blocchi di testo - composti in Univers Condensato per la
lingua italiana e Univers Condensato Corsivo per la lingua inglese -
da fasce di colore prese dai colori utilizzati dalla Olivetti nei suoi prodotti.
In ognuna delle sette stazioni utilizzo a pieno formato l’immagine che
più evoca il tema della stazione, e il grande titolo riferito a ciascun
punto informativo.
Devo creare per il Museo una identità forte, duratura. I pannelli restano
“per sempre” (…!?!!!) nella città di Ivrea, non devono diventare presto
vecchi nella grafica, ma essere freschi, comunicativi, così come le
architetture che illustrerò. Mi rendo conto che qualsiasi intervento
di segnaletica e comunicazione viene misurato sul grado di visibilità
almeno quanto sul grado di integrazione con l’esistente.
Fanno parte del sistema di comunicazione segnaletica anche numerosi
pannelli verticali di formato 40 x 200 cm, dove posso fantasticare di più.
Saranno piccoli punti informativi sparsi lungo il percorso: nella loro
ideazione, deve predominare l’immagine, arricchita da didascalie di
carattere meno didattico.
Rielaboro fotografie e disegni, immagini di posters che “rubo” all’archivio
delle immagini storiche della Olivetti con immensa libertà. Posso intervenire
con il mio stile, la mia grafica. Ingigantisco ad esempio i tasti in bianco
e nero di una macchina per scrivere, sovrapponendo delle macchie di
colore trasparenti; ho l’impressione che il colore coli sui tasti. Ricompongo,
per stare nel formato verticale, il manifesto di Savignac per la Lettera 22:
sposto la macchina per scrivere al centro del pannello, la figura della
donnina la trasformo in bianco e nero e riempio con il giallo il fondo del
pannello. Inserisco sempre il logo del museo nelle forme che più mi piacciono,
cambiando anche i colori istituzionali.

Dopo una discussione intensa, decidiamo di inserire all’interno del sistema
di comunicazione del museo i ‘traguardi’. Pannelli dalle forme più varie, pensati
come particolari finestre, per osservare immediatamente quello di cui si parla.
I traguardi sono, per il loro livello informativo, simili alle stazioni: il testo
è didattico con informazioni dettagliate su argomenti particolari, per
specialisti, ma che dovrebbero essere compresi anche da un pubblico di
non esperti, sollecitare la loro curiosità. Lavoro sulle immagini dei particolari
architettonici per renderli meno tecnici, meno criptici: scansiono le immagini,
ingrandisco a dismisura un disegno, gioco con le linee: possono restare
continue, oppure, dilatando a dismisura l’immagine, possono diventare
linee irregolari, quasi tratteggiate….Certo è dura far capire perché è
importante un esagono e renderlo sexy!

Alcuni interventi di carattere grafico mi sono richiesti nel punto informativo
del Museo, situato nel Centro dei servizi sociali, in via Jervis di fronte
alla fabbrica.
Mi metto al lavoro per creare un pannello che ricopre una parete intera
della sala, utilizzando l’ immagine di un particolare di uno dei portali
pensati per il MaAM.
Con uno stile ancora più rigoroso, utilizzando sempre il font Univers
Condensato, impagino il pieghevole in formato aperto 69 x 40 cm,
formato chiuso 11,5 x 20 cm, con informazioni dettagliate degli
edifici e degli architetti loro autori. Il pieghevole riporta le cartine
del Museo lungo la via Jervis e nella città di Ivrea.
Per l’inaugurazione realizzo l’invito in formato 10,5 x 21 cm orizzontale,
utilizzando semplicemente il logo del museo e i vari loghi istituzionali.
La locandina per la cerimonia riprende invece l’immagine del grosso
pannello situato al punto di informazione.

Il lavoro per il MaAM è stato lungo, i materiali, a me forniti per
l’elaborazione dei pannelli, sono stati tutti acquisiti con lo scanner,
tenendo sempre conto del grande formato nel quale poi sono stati
realizzati: foto piccine sono diventate grandissime, elaboro quindi
con Photoshop del mio Macintosh le immagini, solitamente in bianco
e nero, per mantenere una buona definizione in stampa. Tutto il
materiale della segnaletica del Museo è stampato su una pellicola
adesiva a colori, laminata con una pellicola trasparente che
proteggerà i pannelli dagli atti vandalici.
Dopo 4 anni, le stazioni e i diversi pannelli, pur ammaccati qua e là
dalle auto che a volte travolgono gli elementi del Museo, sono rimasti
leggibili, sembrano reggere bene l’urto del tempo. Che dire, fanno
ancora la loro figura!
Incredibilmente, nessuno ha sfregiato i pannelli o ha tentato di
attaccarci sopra locandine e manifestini vari….chissà, il museo ha
davvero riscosso un certo successo tra i cittadini di Ivrea, oppure
sono rimasti intatti perché il Museo è quasi invisibile?