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PONTE NUOVO



TRASFORMAZIONI

 



TRASFORMAZIONI a Venezia:
PONTE NUOVO

Fotografie e testo di Andrea Sarti

Ponte nuovo
Queste sono alcune foto di una serie di scatti
iniziati nel mese di Febbraio e giunta sino ad oggi.
Molti scatti sono ancora poco significativi se
valutati singolarmente, ma sono stati fatti pensando
alla trasformazione che sarà avvenuta in quello
spazio una volta ultimata l'opera.

La costruzione del quarto ponte sul Canal Grande
a Venezia, che si affiancherà a quello di Rialto,
dell'Accademia e degli Scalzi è un evento
storicamente eccezionale che modificherà una
parte della città e il suo uso; ciò che inoltre mi
interessa rilevare è che questa trasformazione
insieme a molte altre, più o meno grandi, cambiano
l'uso e la percezione degli spazi interessati
proponendone altri totalmente differenti seppur
effimeri e temporanei.

Cantieri
Non fotografo quasi mai architetture già realizzate
tanto più se famose ed entrate nel periodo di
diffusione della propria immagine, destinate a
diventare oggetto da still-life e immagine
pubblicitaria di una città da promuovere.

Preferisco fotografare l'architettura quando è
ancora nella sua fase del divenire, quando per
conoscerne il suo sviluppo non conoscendone
il progetto occorre un grande sforzo di immaginazione
basato su un'attenta osservazione di quei
pochi indizi che sono stati "gettati" sul terreno.
Mi interessa il periodo di realizzazione dell'architettura,
quel periodo nel quale gli eventi si susseguono
in un apparente caos, seguendo invece un attento
programma.

Il periodo di realizzazione, che coincide con
quello del cantiere, è il periodo più veloce per
un'architettura. E' un momento unico e irripetibile
trascorso il quale non resterà che qualche debole
traccia, difficile da ritrovare se non si conosce
l'evento transitorio fisicamente costituito dal cantiere.

E' consuetudine considerare la fase costruttiva di
un'architettura come una fase transitoria,
momentanea, tanto che comunemente non viene
considerata come evento significativo, eppure quello
spazio in trasformazione, insieme ad altri più o meno
grandi, cambia il volto della città, cambia i nostri
percorsi diventando parte integrante del vivere
quotidiano.

Fotografare un cantiere significa per me agire su un
intervallo di tempo definito, muoversi nella sua
mutevolezza, non avere la certezza di ritrovarlo e
di poterne disporre in qualunque momento, cosa che
invece avviene con l'architettura realizzata.

Trasformazioni
Gli spazi in trasformazione sono presenze momentanee
nella nostra giornata.
Nascono velocemente, modificano il nostro
cammino, il nostro vedere uno spazio conosciuto,
crescono simultaneamente nella città, fanno parte
del paesaggio quotidiano, ci abituiamo alla loro
presenza al loro nasconderci ciò che sta dietro,
all'impedirci di andare, varcare, oltrepassare luoghi e
spazi nostri da sempre.

Ci provocano disagio, ma ci sorprendiamo alla loro
scomparsa, quando non ci sono più e scoprono
quello che c'è dietro e di cui non ci eravamo mai
accorti prima, stentiamo a riconoscere il luogo,
l'oggetto quasi non lo avessimo mai visto.
E' a questo che serve lo spazio in trasformazione,
l'oggetto transitorio, serve proprio a farci notare
ciò che non avevamo mai visto e conosciuto.

Una trasformazione, una contaminazione temporanea
di uno spazio fisico cambia la conoscenza del luogo
che non viene riconosciuto, modifica il nostro vedere
contaminandolo con altri spazi possibili.

Architetto-fotografo
Vedere per conoscere credo che debba essere,
soprattutto oggi che viviamo in un periodo in cui
l'immagine si è sostituita al testo scritto, una
pratica quotidiana che ogni architetto dovrebbe
perseguire con senso critico, intendendola come
un esercizio continuo per poter cogliere quei
cambiamenti spesso riferiti all'ordinario, alla
pratica del quotidiano, all'osservazione della
differenza, portando all'evidenza del nostro
sguardo la specificità del locale che è oggi
inserito in un fitto sistema di trasformazioni che
avvengono a scala più ampia/globale.

Uno dei motivi che mi spinge a fotografare
l'architettura è il continuo tentativo di passare
dall'ambito del vedere a quello del conoscere
attraverso l'osservare.

Fotografare un'architettura non significa per me
fotografare unicamente un volume fisico,
un manufatto, ma soprattutto quello spazio definito
dalle relazioni (e oggi anche interrelazioni) con
l'ambiente circostante, i percorsi, gli usi e le
pratiche quotidiane che definiscono giorno per
giorno la dinamica trasformazione della città.

Osservare la trasformazione è ciò che oggi mi
interessa maggiormente, sia che si tratti di
un'ombra che passando su un'architettura la
modifica momentaneamente, sia che si tratti
come in questo caso di una trasformazione che
modifica una parte di città...il transitorio, che
coesiste con noi per un breve periodo, ma che
alla sua scomparsa non lascia alcuna traccia
fisica del sua esistenza.