IL GIORNO DI
La giornata di un professionista

 
PAR@METRO.IT
 
 


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Cimento dell'armonia e
dell'ivenzione,

Alighiero Boetti, 1969



 



Un giorno in NOWA
Intervista a Marco Navarra

di Francesca Oddo
foto di Salvatore Gozzo e studio NOWA

Incontrare un architetto siciliano nel cuore della Sicilia
vuol dire anche conoscere una delle campagne più
affascinanti che si possano immaginare.
Mentre percorro la strada che mi condurrà a Caltagirone,
allo studio di Marco Navarra, intuisco il ruolo di primo
attore che un ambiente così sconvolgente e coinvolgente
nei colori, nella luce e nei profumi può interpretare nella
composizione architettonica.
Alla luce, è il caso di dirlo, di questo scenario, capisco
che le domande che porrò all’architetto non potranno
prescindere da tanta e tale poesia. Mi convinco che la
quotidianità dell’atto progettuale di Navarra probabilmente
trae spunto da una tavolozza di colori fra le più solari e
al tempo stesso garbate che abbia mai visto.
Il progetto Parco lineare - pista ciclabile e quello per la
nuova piazza di San Michele di Ganzaria sono testimoni
di questa dialettica spontanea con l’intorno e denunciano
una chiara e sincera dichiarazione d’amore verso la terra.
Traspare da essi come la volontà di lavorare nella propria
terra sia frutto di una scelta ideologica molto convinta e
sentita, votata ad esprimere la sicilianità come fatto
culturale.
I colori, i profumi e le luci delle stagioni siciliane
probabilmente costituiscono i valori della quotidianità al
NOWA – NavarraOfficeWalkArchitecture - e creano un
mosaico di momenti progettuali sempre speciali e densi
di richiami sentimentali e culturali alla natura dei luoghi
di appartenenza.
Intanto, mentre rifletto su queste considerazioni, arrivo
a Caltagirone. Mi accolgono le tinte altrettanto brillanti
delle famose ceramiche, la lucente scena dei salotti urbani
barocchi, i balconi in ferro battuto sostenuti da accigliati
gattoni…Mi convinco sempre più del privilegio di fare
architettura, giorno per giorno, in un contesto così
stimolante e ricco di riferimenti alla storia e al territorio.
Eccomi in via Dedalo. Entro nello studio e inizio una
piacevole conversazione con l’architetto calatino…

Ci racconta una giornata tipo al NOWA office?
SUL TEMPO BREVE
Il tempo dello studio è un tempo frammentato che
appartiene interamente ai lavori che vi si svolgono,
al loro intreccio e al gruppo di persone che
si compone ogni volta attorno ad una nuova occasione.
Ricostruire una giornata tipo diventa difficile: potrebbe
essere, più che un racconto, un desiderio.
L’organizzazione del tempo è piuttosto il risultato di una
tensione, tra le dinamiche dettate dai lavori e la volontà
di un planning generale.
Potremmo descrivere alcune giornate tipo: la giornata di
inizio settimana dedicata alla programmazione, o quella di
fine settimana dedicata ai consuntivi e al riordino dello
studio. Alcune giornate sembrano rallentate e pigre, altre
rapide e travolgenti, altre ancora interminabili, dove le
pause diventano un momento importante da cui si riavvia
il lavoro con altre velocità e altre dinamiche.

La Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per l’opera
prima ha contribuito a porre in evidenza sulla scena del
panorama architettonico italiano e straniero il suo
progetto Parco lineare - pista ciclabile tra Caltagirone,
San Michele e Piazza Armerina, selezionato anche per
concorrere al premio Mies van der Rohe 2003. In che
misura questi eventi hanno inciso sul suo lavoro, sulla
vita di ogni giorno?

SULLA RAPIDITÀ
È cambiata sicuramente la prospettiva
del mio lavoro sul piano delle relazioni, sia a livello
quantitativo, che qualitativo. Si sono sviluppate
rapidamente delle relazioni a distanza anche fuori
dall’Italia dove quello che conta è individuare con
precisione i problemi e i punti di sintesi capaci di aprire
nuovi scenari partendo dal lavoro già svolto. Questi
rapporti hanno scatenato una battaglia sul tempo: i
tempi di lavoro dello studio hanno dovuto fare i conti
con altri tempi ed altre velocità che spesso rischiano di
inghiottire tutto. Abbiamo in questo modo rimisurato
lentezza e rapidità capendo come entrambe le dimensioni
possano essere utilizzate per sviluppare e far maturare
i diversi livelli di un lavoro affrontando, prima di tutto, la
questione della comunicazione cercando di capire quali
strumenti potevamo mettere in campo per continuare a
sviluppare le nostre idee anche in queste occasioni.

Le grandi finestre del suo studio incorniciano brani di
verde che alludono alla rigogliosa campagna intorno a
Caltagirone e restituiscono un’atmosfera conciliante,
serena, quasi ispiratrice. Quanto influiscono nelle giornate
di lavoro sue e dei suoi collaboratori la luce, i colori, i
profumi del paesaggio siciliano?

SULL’EVIDENZA
Siamo particolarmente legati a questo piccolo giardino
stretto tra le mura di due case che viene amorevolmente
curato dai nostri vicini. La sua bellezza sta nell’incertezza
della sua materia e dei suoi confini, potremmo chiamarlo
quasi un giardino-orto, dove si incontrano e vivono insieme
piante ornamentali con alberi da frutto e ortaggi. Spesso
sono anche le stagioni che confondono i livelli trasformando
gli alberi utili in alberi ornamentali. Alla flora così variegata
si sovrappone una fauna popolosa di piccoli animali che
entrano spesso nei riquadri delle nostre finestre: diversi
gatti, una varietà di uccelli (dalle gazze ai pettirossi, dai
merli alle rondini) lucertole, ramarri, farfalle, formiche e
ragni. Spesso ci soffermiamo a guardare questa popolosa
vita che si muove attorno, rimaniamo incantati
nell’osservare l’eleganza dei movimenti, la precisione delle
azioni, le rapidità e le lentezze delle movenze. Questo
mondo così ricco e variegato costituisce ogni giorno il
contraltare del nostro lavoro, riportandoci alla vita ogni
qualvolta ci sembra di allontanarcene e ricordandoci la
bellezza dei gesti semplici e, nello stesso tempo, la
difficoltà di ritrovare la semplicità nel nostro lavoro.
Alighiero Boetti nel 1969 realizza il “Cimento dell’armonia e
dell’invenzione”, una semplice griglia ottenuta ricalcando
a mano libera un foglio a quadretti. Quest’opera, di una
chiarezza e semplicità disarmanti, è un riferimento
fondamentale che ricorda in continuazione come
l’invenzione possa nascere da una semplice, ostinata e
ripetuta operazione di ricalco. L’arte di ricalcare
costituisce un presupposto indispensabile per il mio
lavoro di architetto.

Il suo studio, oltre ad essere popolato da tavoli da
disegno, computer, plastici, righe e squadre, ospita anche
una nutrita biblioteca. Le capita mai di trascorrere un’intera
giornata a leggere nel suo ambiente di lavoro?
Cosa legge? Ci racconta come ha costruito la sua raccolta
di libri, saggi e riviste e quale taglio le ha conferito?

SUL CARTOGRAFARE
Come più volte ha scritto Marcel Proust i libri sono come
degli occhiali che aprono gli occhi sul mondo, così, spesso,
non è semplicemente il loro significato che cerchiamo,
quanto piuttosto un loro uso, una loro risposta alle
domande nuove che ogni lavoro ci pone.
Ho amato sempre l’immagine forte della biblioteca di Aby
Warburg, dove i libri sono ordinati secondo la legge del
buon vicino, per cui, quando si cerca una risposta ad un
problema, la si trova non tanto nel libro che individuiamo
di primo acchito, quanto piuttosto in quello che sta a
fianco. Spesso allo studio si accumulano libri che porto
dalla mia biblioteca di casa, si sommano l’uno sull’altro
formando dei piccoli gruppi, sono libri che conosco molto
bene perché mi hanno accompagnato nella mia formazione
(libri di letteratura, di filosofia, d’arte, di scienza di cinema,
di fumetti). Ognuno di questi gruppi subisce vari rimescolii
prima di trovare un ordine o una configurazione. Piuttosto
che una lettura viene praticata una sorta di rapido
passaggio nomade e trasversale che pesca piccoli
frammenti per raccoglierli e poi lasciarli sedimentare.
Questi frammenti attivano quasi spontaneamente una
serie di associazioni e relazioni che definiscono percorsi
e idee intrecciandoli in nuove spirali che rispondono
rapidamente a quelle domande urgenti che hanno
generato l’attimo di pericolo, il vacillare del nostro
percorso di ricerca. Questi gruppi di libri presto cominciano
a delineare delle mappe, che si compongono intersecandosi
con altri appunti, con i disegni raccolti nei taccuini o coi
modelli realizzati rapidamente con i materiali più diversi.
I libri, come altri oggetti che si raccolgono nello studio,
sono il frutto di un incontro, di un’urgenza che fa incrociare
l’assillo di alcune domande con il quotidiano, con
l’individualità che ti si pone davanti e ti chiede
semplicemente di essere vista, di essere scoperta.
Come ogni incontro tutto accade nell’imponderabile
unicità di un attimo e nell’inspiegabile forza di attrazione
che fa precipitare gli eventi innescando un processo
irreversibile.