| |
|
|
Un
giorno da Zaha Hadid
di Ergian Alberg
Nonostante quattro anni di intensa esperienza con
gli "onnipresenti" architetti olandesi, l’impatto con
lo studio di Zaha Hadid a Londra è stato piuttosto
traumatico. Mentre nella piccola Olanda lo spazio
di lavoro a disposizione era tanto da sentirsi quasi
colpevoli quando non lo si sfruttava pienamente,
qui, invece, si trasforma in oro, e quello a disposizione
non è mai abbastanza.
Certo, lo spazio vero e proprio è quello sul desktop
del computer, e pur essendo ormai diventato un
computer dipendente (qui non sarebbe ammesso il
contrario) a malincuore ho accettato questa
riduzione degli spazi "vitali". Persino i telefoni non
tradiscono la rivoluzione introdotta dall'architettura
digitale: sono in continuo movimento, da una
postazione all'altra… fossero almeno dei cordless!
L'ufficio lo definirei più propriamente un laboratorio,
un laboratorio di sperimentazione architettonica
dove molte sono le occasioni per confrontarsi con
nuove sfide architettoniche.
Si trova in una zona centrale a pochi metri da
Ex-Mouth Market e dalla stazione della metropolitana
di Farringdon (una zona popolata da italiani da
molti anni; è qui infatti che si trova il circolo, la
chiesa italiana e Terroni, uno dei negozi di
alimentari importati dall'Italia più sfiziosi di Londra,
ovviamente dopo Harrod's) e occupa gli spazi di
quella che era una scuola - collegio (un edificio in
mattoni a vista) con i caratteristici ingressi
separati, maschi e femmine.
L'ufficio e' diviso in due parti (anche se la
separazione non è poi così netta; alcuni teams di
progettazione lavorano ancora al primo piano), la
parte amministrativa - manageriale al piano primo
e la parte creativa - produttiva al piano terreno;
entrambi caratterizzati da ampi soffitti, al piano
superiore si trova anche l'unica meeting-room dopo
la crescita fulminea dell'ufficio, che negli ultimi anni
ha visto appunto una rapida riduzione degli spazi
comuni.
Oggi e' una bellissima giornata, il sole filtra dall'ampia
vetrata del salotto e, mentre faccio la mia solita
colazione a base di latte, corn flakes, pane tostato
e marmellata, guardando il nostro giardino privato
(condivido l'appartamento con Gwyn, giovane colto
giornalista inglese che lavora presso la sede del
quotidiano The Guardian, casualmente a pochi metri
dal mio ufficio) per un momento, visto che sono
quasi le 10:00 a.m., penso di essere in vacanza,
ma
l'illusione dura poco…
Mi affretto per uscire, ma non rinuncio ad una
passeggiata rigenerante attraverso il parco di
Clissold prima di prendere l'autobus. Ed ecco che,
dopo circa venti minuti, un pò dormendo e un pò
sbirciando qua e là qualche notizia sui giornali, è
il momento di scendere. Una breve tappa al
supermercato per qualche acquisto di gola e poi,
attraversando un piccolo parco arrivo davanti
all'ufficio dove, con la carta magnetica, entro nel
cortile che mi accompagna verso il lavoro.
Sono le 10:30 a.m. passate ma l'ufficio non
è
ancora al completo, c'è una certa flessibilità
quando, durante le consegne, si lavora fino a
notte inoltrata.
Steve, architetto australiano educato all'
Architectural Association di Londra c'è sempre,
a tutte le ore, e che non dorme a sufficienza da
giorni glielo si legge in viso. A dire il vero siamo tutti
un po' stanchi ma, per nostra fortuna, la deadline è
fissata per domani. Stiamo lavorando sul Music Centre
della BBC(1st phase) a Londra, un concorso piuttosto importante per l'ufficio
(Zaha non ha ancora costruito
in Inghilterra… forse sono ancora troppo conservatori).
Il modello 3D e' completo (difficile dimenticare quella
nottata!) e siamo in attesta del plastico STL in arrivo
tra oggi e domani. I diagrammi sono completi da giorni;
le piante, i prospetti e le sezioni sono a buon punto e
i consulenti hanno già consegnato la loro parte
consistente di lavoro. Ultimamente sto organizzando,
tra le altre cose, gli ultimi quattro pannelli in cui
andranno la sezione esplosa e tre viste esterne
formato A0.
Dopo poche ore di lavoro si avvicina l'ora del pranzo
e, come di consueto, ci rechiamo al parco per un po'
di respiro (1:30 p.m.). Sdraiati sull'erba
(la stagione
ancora lo consente) cerchiamo di non pensare a quello
che ci aspetta. Mi rilasso per un'ora, mi sacrifico
mangiando un panino e una banana, e mi concedo una
partita a calcetto al Cafè Kick (bar molto frequentato
da appassionati del calcio da tavolo e non) per
scaricare la tensione e poi di nuovo al lavoro.
Anche il pomeriggio passa piuttosto velocemente,
quasi non me ne accorgo e verso le sette i primi se ne
vanno… alle otto rimaniamo solo noi in compagnia della
nostra consegna (il team per questa ultima nottata si è
ingrandito, quasi raddoppiato)… questi sono i momenti
migliori, l'ufficio è semi vuoto, meno rumore, meno
confusione. Ci si può concentrare di più ma soprattutto
non si può sbagliare… d'ora in poi il tempo sarà tiranno.
La cena è fuori discussione, solo una puntatina presso
il supermercato per la scorta notturna: integratori
vitaminici e sali minerali, succo d'arancia, barrette di
cioccolato e latte (9:30 p.m.).
Si incomincia a "correre", siamo tutti in agitazione,
tutto deve essere calibrato, bisogna terminare la
relazione finale, la presentazione con Power Point e i
pannelli; la notte e' lunga ma la musica e la nostra
insana complicità ci terranno compagnia. Ma (questo è
il suo nome), architetto cinese seduto al mio fianco, è
in attesa di una parte del mio lavoro; sta aspettando
che decida i materiali, le luci e l'atmosfera per le
animazioni di cui sarà responsabile. Ha visibilmente
fretta, è preoccupato per i tempi (sa già che userà
in
rete tutti i computer dell'ufficio a disposizione), anche
se gran parte del lavoro l'abbiamo già impostato e,
laconicamente, esclama (come al suo solito) "It's OK!…
It's OK!". Mi trova troppo meticoloso, troppo attento ai
dettagli in questa fase, in questa corsa al tempo
(1:00 a.m.).
Patrik Schumacher, direttore dell'ufficio (braccio destro
di Zaha), controlla che tutto vada per il meglio,
supervisiona tutto e niente che non abbia il suo
benestare esce dall'ufficio. Ci sono ancora dei problemi
con la double skin del Music Centre, Patrik non è
soddisfatto e, perentorio, chiede dei cambiamenti
sostanziali. Di colpo siamo tutti bloccati, fermi, ma non
bisogna perdere nemmeno un minuto… Patrick vuole
sapere chi è il responsabile di quegli errori ma non è
questo il problema, il problema adesso è chi li risolve
e come risolverli. Si decide di riprendere il modello in
una sua versione precedente e di apportare solo alcune
delle modifiche necessarie (6:00 a.m.).
E quando il tempo sta per scadere, come sempre le
cose iniziano a quadrare, a funzionare, quasi per magia.
La notte passa velocemente e, senza accorgercene,
vediamo le prime luci dell'alba e i primi arrivi.
Graham, manager dell'ufficio, è tra i primi ad arrivare
e sempre molto gentile ci omaggia di briosches appena
sfornate e caffè latte. Anche lui sta seguendo il
progetto dai suoi inizi e ne controlla tutte le fasi; mi si
avvicina con il suo solito umorismo incantevole, ma
l'obiettivo e' chiedermi a che punto sono, come vanno
i pannelli e a che ora può passare il fattorino per ritirarli.
Viste le ultime modifiche i ritardi si sono accumulati e
non riesco a dargli nessuna indicazione circa l'ora in cui
finirò. E' visibilmente teso, ma non posso dire niente
per rincuorarlo… ho bisogno di quel tempo che non
abbiamo più, tutto qui. La mia ossessione per la qualità
non mi permette di finire nei tempi previsti, dobbiamo
rinunciare ad un pannello (il modello tridimensionale
presenta ancora delle lacune non risolte) o sperare di
poterlo stampare più tardi; tutti appoggiano la mia idea…
il fattorino e' in arrivo e il lavoro e' quasi terminato
(12:00 a.m.); ripasserà più
tardi per l'ultimo pannello.
Come spesso accade al termine di tutti i lavori,
guardando e riguardando più attentamente il progetto,
si notano gli errori, le distrazioni, le mancanze, e un
velo di insoddisfazione e di rabbia mi accompagna
verso una lunga riflessione, un dubbio… un grande
dubbio; ma questa è un'altra storia…
Adesso è l'ora del riposo (15:00 p.m.).
Meritato.
|
|