244
La bustina di Minervini

 
 
 

 


PEACE

di Antonio Minervini

“Mio padre andava e veniva col suo sigaro
in bocca dicendomi: bravo! Ancora qualche
giorno di astensione dal fumo e sei guarito!”

Italo Svevo, La Coscienza di Zeno (Einaudi)

Sì, il fumo fa male, io non dovrei, la febbre mi sale
ad ogni sigaretta, ma mi aggiro in casa e faccio
spazio sul tavolino ingombro di medicine che un
barman in camice bianco mi ha venduto al prezzo
di un ottima bottiglia di gin.
Allo zapping televisivo ho integrato quello cartaceo,
una settimana a letto è una buona occasione per
finire i libri iniziati e non finiti con gli scontrini del
pane come segnalibri.
Non so per quale bizzarra coincidenza i due libri
che sto leggendo parlano di guerra. E di guerra
parlano i giornali e la tv. Forse quando leggerete
questa mia, sarà tutto finito, c'è gente che dice
che sarà una guerra pulita e rapida. "Pulita"???
Quante battute si potrebbero fare su questo
aggettivo: "pulita", ci si possono mettere in mille
e per mille anni, ma me lo devono spiegare come
può una guerra essere pulita.
No, non riesco a far battute, a strapparmi e
strapparvi un sorriso. Quando leggerete questa
mia forse sarà tutto finito, o forse non sarà finito
per niente e con un comodo copia e incolla i giornali
cambieranno solo i nomi dei tiranni da abbattere,
delle città in cui applicare la "distruzione creativa"
degli stati amici diventati stati canaglia e via ancora
con una altra guerra "giusta".
Sto leggendo MacEwan, Espiazione, scrive:
"l'indifferenza con la quale gli uomini potevano
sganciare bombe su un paesaggio o svuotare il loro
carico su una fattoria addormentata nei pressi
della ferrovia (…).
Non occorreva che vedessero il risultato finale di
tutto ciò: un bambino svanito. Svanito". Io non
sono un pacifista, per me Saddam è un tiranno
ed un assassino, sono convinto che difendersi
e difendere, anche con le armi sia a volte
inevitabile, che l'uomo abbia in sé l'aggressività
e la violenza e la rabbia e l'istinto di
autoconservazione per spingerlo all'uso della forza,
ma non ditemi che una guerra sia "giusta" o "pulita"
o addirittura "rapida", rapide sono le bombe,
le pallottole non il sanarne le conseguenze,
il seppellire i morti, il consolare i lutti.
Non ditemi che la guerra è a favore delle popolazioni
civili, la guerra li ucciderà, dopo averne uccisi con
la prima, dopo averli affamati e uccisi con l'embargo,
saranno ancora loro i morti e saranno le loro case
distrutte. In alcuni giornali si parla già di ricostruzione,
col mestiere che facciamo la cosa ci interessa?
No! Questa ri-costruzione a questo prezzo non
ci interessa: Per cui se servirà / del sangue ad ogni costo /
andate a dare il vostro / se vi divertirà.
Scriveva Boris Vian e cantava Fossati.
Su un giornale di alcuni giorni fa trovo la notizia
che Libeskind ha ottenuto l'incarico per ricostruire
le Twin Towers abbattute dalla follia terrorista.
E' grottesco che la risposta di Bush (non confondiamo
un pazzo con una Nazione) sia stata il "dente per dente"
perseguendo la strategia dei terroristi in puro
stile fondamentalista. Quello volevano gli
assassini dell'11 settembre è quello Bush gli ha dato:
la reazione senza ragione, la legge del più forte.
Forse quando leggerete questa mia, sarà tutto
finito o forse no: "Io non credo che possa finire.
Ora che ho visto cos'è guerra (…), so che tutti,
se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi:
- E dei caduti che facciamo? Perché sono morti? -
Io non saprei cosa rispondere.
Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano.
Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro
la guerra è finita davvero."
È il finale di Casa in collina di Cesare Pavese.
Alla prossima, PACE.