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La bustina di Minervini

 
 
 


 



CITTA'
di Antonio Minervini

Senta un po’, - dissi – sa le anitre che stanno
in quello stagno vicino a Central Park South?
Quel laghetto? Mi saprebbe dire per caso dove
vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?
Lui si girò a guardarmi come se fossi matto;
- Che ti salta in testa, amico? – disse – Mi
prendi per fesso? -No, mi interessava,
ecco tutto.

J.D. Salinger, Il giovane Holden, Einaudi

Come si chiameranno le vie di Bagdad?
Con il nome dei marines morti, con quello dei tiranni
precedenti, con i nomi della tradizione o quelli
della religione? Mi ha sempre interessato questo
fatto della toponomastica, ricordo che un corrispondente
estero della Rai, se non sbaglio Demetrio Volcic,
disse che era riuscito a mettersi al sicuro e allo
stesso tempo arrivare prima sul luogo dei fatti
grazie alla conoscenza della toponomastica di
quella città, penso fosse Praga nei giorni dell’invasione
sovietica. Insomma chi di noi conosce a cosa
corrispondono i nomi delle Vie e delle Piazze
della propria città? Sarebbe bello studiarla nelle
scuole, al posto dei capitoli dei libri, studiare il
proprio quartiere, poi dividere le vie dedicate alla
storia locale da quelle della storia nazionale e
poi andare a guardare in che momento storico
sono state dedicate e che colore politico era al
potere in quello stesso momento, che rapporto
c’è tra i nomi delle vie del centro e quelli delle
periferie e se il nome istituzionale è lo stesso
con cui la gente chiama quello stesso luogo.
Perché quella sui nomi sapete, è una bella battaglia.
In nome del federalismo e della difesa della
memoria e della tradizione e chi più ne ha più ne
metta ci sono piazze e vie del Nord con sei righe:
il nome della piazza, l’antico toponimo, il nome
storico e la traduzione in dialetto
(ops… “lingua del luogo”) di tutti e tre.
Sarebbe interessante chiedersi se Piazza del
Gesù a Roma dove c’era la sede della DC e
Botteghe Oscure dov’era quella del PCI sia
stata una scelta casuale o una precisa volontà.
Moltissime piazze, soprattutto quelle di fronte
a delle stazioni ferroviarie si chiamano da moltissimi
anni Piazza Aldo Moro: è curioso, sono le stesse
piazze che prima nella maggior parte dei casi si
chiamavano Piazza Italia. Penso si chiamassero
così per unire attraverso i binari un sentimento
nazionale di “stesso luogo”, ma adesso lo
trovo un nome più italiano. Non per il nome del
politico, ma per quello che di italiano c’è dietro
l’intitolare un luogo a un mistero d’Italia (appunto)
ancora non del tutto chiarito. Come Via Caduti
di Ustica (caduti, infatti, come in guerra).
E ci sono piazze che cambiano segno come
Piazza Fontana a Milano di cui tutti ricordano
(lo spero) la strage e non se la Fontana di cui si
parla zampilla acqua o è il nome di un chimico
illustre. Alcuni giorni fa ero a Torino, non c’ero
mai stato, ho chiesto del centro mi hanno detto
di là e mi sono incamminato ma non mi ci ritrovavo,
una lunga teoria di portici mi attorniava e disorientava,
non ricordavo nessun nome di una Via o di una
piazza ed ormai stanco di chilometri porticati,
ma comunque a piedi, ho chiesto al primo passante:
“quando la Juve vince lo scudetto, dove si festeggia?”
Mi ha detto in Piazza S.Carlo, a sinistra, cento metri.
Io non so se i tifosi juventini festeggiano proprio lì,
ma so che in cinque minuti avevo in mano la città.
Sì, sarebbe bello tornare a scuola col grembiule
e il fiocco blu (rosa le bambine) e alzare la mano,
per rispondere al maestro. A me piacerebbe tanto
rispondere su Piazza 25 aprile, ma ancora di più che
qualcuno rispondesse su Piazza Fontana e su
Via Caduti di Ustica…