| |

|
|
Gino
Valle
di
Antonio Minervini
E ora rincaso, ricco di quegli anni
così nuovi che non avrei mai pensato
di saperli vecchi in un'anima
Il pianto
della scavatrice
Pier Paolo Pasolini
Io non ho una gran memoria, solo l'essenziale nella mia
mente trova posto e lo conserva nutrendo i pensieri.
E' per questo che non ricordo chi ha detto che
l'architettura si trova solo nel monumento e nella
tomba, forse l'autore è Adolf Loos. In ogni modo
chiunque sia, l'ha detto e tanto a me basta.
E' proprio di un monumento che voglio parlarvi.
A Udine in piazzale XVI luglio c'è un anello in cemento,
a pianta quadrata sollevato da terra, un semicerchio
con gradoni degradanti, su cui scorre acqua. Il tutto
al centro di una rotonda attorno a cui scorre una mole
impressionante di traffico. E' il monumento alla resistenza
progettato da Gino Valle, io ci vado non molto spesso
ma ogni volta sento la forza del pensiero che si è fatto
architettura, che si è fatta storia e che lucidamente in
mezzo al traffico per il gioco (sapiente) dei volumi e
dell'acqua, si fa silenzio e memoria. Gino Valle è morto
alla fine di settembre nella sua città che come tutte le
città, non ama i suoi cittadini a meno che non siano
calciatori o miss Italia.
Io non lo conoscevo, ho solo frammenti di ricordi come
professore del mio corso di Composizione 1, e allora
si… mi ricordo!
Mi ricordo un esame svolto a mezzanotte con noi sfatti
dall'attesa e un Gino Valle, con due bottiglie di pessimo
Whisky accanto, scoprire un errore nella costruzione
delle prospettive e con due soli segni di matita rimettere
le cose a posto. Ricordo un incontro di preparazione
all'esame con davanti a me Gino Valle e James Stirling e
di non aver capito niente, perché parlavano in inglese.
Ricordo la storia, assolutamente credibile, del suo
strappare la cazzuola dalle mani del muratore incapace
di leggere i disegni e montare i mattoni dei pilastri delle
nuove case a Venezia.
Ricordo i brividi dei laureandi quando in commissione
c'era lui che, apparentemente distratto, con il suo
sigaro girava attorno a disegni e plastici puntando poi
il dito sul punto non risolto del progetto, mostrando
sempre la polvere nascosta sotto il tappeto.
Ricordo le finestre accese nel suo studio in piazza Primo
Maggio e la pittura murale di Carlo Ciussi che lo decora.
Ricordo una passeggiata in una mostra, dove mi ha
preso sottobraccio per raccontarmi di disegni a matita
grossa fatti in una notte per dei concorsi e ricordo la
sua bella figura imponente di montagna in gita in città.
Ecco, io ho questo ricordo. Nella memoria questi ricordi
hanno trovato il loro posto e lo conservano. All'interno
del monumento alla resistenza vi sono incise delle parole
di Pietro Calamandrei: "Quando considero questo
meraviglioso e misterioso moto di popolo, questo
volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno
inerme e pacifica che in una improvvisa illuminazione
sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia di
prendere il fucile, di ritrovarsi per combattere contro il
terrore. Mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili moti
della vita cosmica, ai segreti comandi che regolano i
fenomeni collettivi come le gemme degli alberi che
spuntano nello stesso giorno, come le rondini che lo
stesso giorno si accorgono che è giunta l'ora per
mettersi in viaggio, era giunta l'ora di resistere, era
giunta l'ora di essere uomini, di morire da uomini per
vivere da uomini!
Si… Gino Valle me lo voglio ricordare.
|
|