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La
bustina di Minervini
di Antonio Minervini
“Chiare,
fresche e dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna”
Francesco Petrarca, Canzoniere, CXXVI
Da ragazzino avevo un libro di fiabe in cui ogni racconto non
solo iniziava con la frase di rito: "C'era una volta...", ma
la prima
lettera della pagina era in maiuscolo e decorata come quelle
disegnate dagli antichi amanuensi. Per il primo numero dell'anno
voglio iniziare anch'io con la prima lettera dell'alfabeto: la "A",
appunto. E' un po' di tempo che avverto la necessità di ripensare
le parole, anzi di riscoprirle ed è per questo che appena posso
regalo un dizionario etimologico. In un momento storico così
zeppo di mezzi di comunicazione, tra tv, canali satellitari, internet,
telefoni cellulari, con annessi centinaia di migliaia di sms
(messaggini), l'inquinamento di parole è al suo culmine,
moltiplicando il blaterare su tutto e dappertutto, penso che
ridare peso alle parole, ridare carne e sangue a scatole ormai
strumentalmente vuote sia un doveroso esercizio.
Ritornando alla lettera "A" come guida, estraggo il primo libro
in ordine alfabetico dalla mia libreria (la mia libreria non è
in ordine alfabetico, tranne che per la lettera "a" e "b",
intendiamoci). Il libro che mi ritrovo tra le mani è su Alvar Aalto,
e non poteva essere altrimenti, con tutte quelle "A" tra nome
e cognome. Il libro fa parte di una vecchia collana della
Zanichelli dedicata alla teoria dell'architettura moderna (TAM).
Quello su Aalto raccoglie gli scritti dell'architetto finlandese
tra il 1921 e il 1968 e si intitola Idee di architettura.
La mia è la ristampa del 1991… Perché, mi direte,
si dilunga così
tanto sui dettagli di questo libro? Lo faccio perché voglio invitarvi
a leggerlo o a rileggerlo, perché parla di architettura e di architetti,
come vedete altre due "A" nel nostro paniere, ma anche perché
sono rimasto colpito da una frase, che parla dell'acqua che non
solo inizia per "A", e quindi soddisfa la mia ossessione, ma
anche acqua come elemento primo, come origine, come vita.
C'è un altro aspetto, forse per me più importante: in quelle
poche
righe ritrovo il concetto di architettura pura, pura come l'acqua
(o come dovrebbe essere, almeno l'acqua). "E i lavandini
(ognuno dei due pazienti per camera ne aveva uno) erano
collocati in modo tale che l'acqua proveniente dai rubinetti
cadesse sulla parete porcellanata secondo un'angolo molto
acuto, evitando ogni rumore". Io penso che questa frase
dovrebbe campeggiare in ogni luogo dove noi svolgiamo il nostro
mestiere, mettendo in soffitta, per un po', l'ormai inflazionato
less is more miesiano. E' una frase che parla di tecnica,
di rigorosa attenzione, di rispetto, di dolcezza e infine di
leonardesca poesia. E' una buona guida e come ogni buona
guida è un discrimine e quantomeno un modo di distinguere
il ben fatto dal malfatto, la sostanza dalla superficie, anzi la
ricomposizione del conflitto tra sostanza e superficie.
E', a mio parere un buon inizio per questo 2005 (anno nuovo,
ancora una "a") in cui l'acqua è protagonista negativa
di una
delle più spaventose catastrofi che memoria d'uomo ricordi:
l'intero sud-est asiatico, e oltre, totalmente sommerso e
distrutto dalla furia del maremoto. Davanti ad avvenimenti di
questa portata è difficile aggiungere parole, soprattutto dopo
averne richiesto parsimonia e precisione, non c'è il rischio ma
la certezza di diventare retorici.
Vi lascio, solo che con l'acqua, con la sua dolcezza e con la
sua furia dobbiamo farci i conti, non ci resta che affinare gli
strumenti e cercare, senza sosta, l'angolo migliore per far
scorrere dell'acqua in un lavandino senza disturbare né l'acqua
né il nostro vicino.
Buon anno nuovo.
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