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La Bustina di Minervini
di Antonio Minervini

Lasciatemi cantare, sono un italiano
lasciatemi cantare perché ne sono fiero
sono un’italiano, un’italiano vero

Toto Cutugno

“In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a
quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame,
cortei reali e semplici viandanti”...
Questo é l’inizio del Castello dei destini incrociati di Italo Calvino
e a me sarebbe piaciuto iniziare così questo articolo, per poi
perdermi in ricordi e pensierini che la pioggia di quest’autunno
già bello che iniziato avrebbe reso più lucidi e malinconici.
Ma tutto ciò non è possibile, sia perché io non sono, nè sarò mai
Italo Calvino, sia perché altri e più banali argomenti ci tengono
frenati al crudo e fangoso quotidiano. Giorni fà, per esempio,
un parterre de Roi di noti (?) architetti italiani si è rivolto
adirittura al Presidente di questa nostra cialtrona Repubblica
(cialtrona la Repubblica non il Presidente) e senza nessuna
considerazione per il superlavoro a cui il Nostro è chiamato
ogni giorno (da altri cialtroni al governo della Repubblica di
cui sopra), gli hanno scritto una vibrante lettera di protesta
chiedendogli di ergersi sul Piave dell’italico suolo per fermare
le orde degli architetti stranieri che sempre più costruiscono
in Italia (quel poco che si costruisce. Nda).
Basta! Hanno detto: noi siamo i figli di quei Terragni, Gardella,
Samonà, Ridolfi ed altri... padri dell’architettura moderna italiana...
(magari i figli, ma nemmeno i nipoti! Nda) e quindi in Italia
vogliamo essere protetti e chiamati a progettare... e come
facciamo a far vedere quanto siamo bravi... e non é giusto...
e a noi chi pensa... e via così.
Ora come diceva Dante, massimo poeta italiano, appunto,
“e ‘l modo ancor m’offende”. Non voglio dire che alcuni passi
di questa lettera non siano condivisibili: quello sui blocchi della
burocrazia, sulla maggiore competenza e collegialità dei giudizi,
sul blocco delle possibilità ai giovani dato dalle chiamate a
curriculum (vedi La bustina di Minervini, «Parametro» 238).
Ma Vivaddio! porre la questione sull’italianità (seppur in modo
furbo), bé questo non é sopportabile, è anacronistico e fuorviante.
Parliamo di qualità, di opere altrettanto prestigiose e mastodontiche
affidate ad architetti italiani, ma insignificanti, attacchiamo la
scelta degli architetti stranieri, ma anche italiani, solo in quanto
star del circo mediatico.
Certo non voglio far di tutt’erba un fascio, c’è anche un’architetto
italiano che costruisce all’estero e in Italia opere grandi e
significative (parere mio), ma sembra che in certi ambientini il
suo nome non si può pronunciare o bisogna farlo, ma... piano piano.
Allora, apriamo il dibattito, chiediamo spazio sulla stampa o
alla tv, ma niente piagnistei e per favore non tiriamo fuori la
difesa della patria, perchè si inizia così e poi come negli stessi
giorni e sugli stessi giornali da difensori dell’identità nazionale
si scopre che sono solo “furbetti del quartierino” e un Re nudo
inchiodato alla poltrona. Mentre sto per spegnere il computer
leggo un titolo in prima pagina: “Il Presidente esorta:
comprate italiano!”.
Va bè ho capito, esco e vado a farmi un kebab.