261
Pompei e l'Architettura
Contemporanea
 
 
 






 

 

 

 

 

 

 


 


La Bustina di Minervini
di Antonio Minervini


......noi siamo gli ultimi dei mohicani, l’ultima
generazione ad avere i ricordi in bianco e nero

Diego Abatantuono (Ponchia) in Marrakech
Express, 1988

Nel 1970 la popolazione mondiale era di 3 miliardi
698 milioni, in Italia eravamo 53 milioni quasi 54.
La paga di un operaio circa 120 mila delle vecchie
lire, il giornale e il caffé costavano uguale: 70 lire.
Nel 1970 le automobili erano 11 milioni e i telefoni
6 milioni e rotti, all’università si era passati dai
19.700 iscritti del 1950 ai 617.000; é ignoto il numero
di fuori corso, ma sopratutto il consumo di carne
bovina pro capite superava i 25 kg rispetto ai 9
del 1958. Nel 1970 Gianni Morandi era primo in
classifica con Ma chi se ne importa e Al Bano
tredicesimo con Mezzanotte d’amore, la Lecciso
non era ancora nata, mentre Gipo Farassino, che
sarebbe poi diventato un noto esponente leghista,
cantava a Sanremo Senza frontiere un pezzo che
trattava di Biafra e Vietnam (bah!).
Nel 1970 io avevo cinque anni, c’erano i mondiali del
Messico e io non avevo capito che Italia-Germania 4
a 3 sarebbe diventata una partita mitica nel cuore degli
italiani, ma avevo capito benissimo che il Brasile di Pelé
ci aveva battuti in finale quando, tra le lacrime e la
delusione, ritirai dalla finestra la bandierina tricolore
che avevo esposto con bambinesca fiducia.
Ed era sempre il 1970, il 17 settembre 1970, quando in
via Moretto a Brescia due bidoni di benzina esplodono
contro la casa di un dirigente della Sit-Siemens e compare
una strana stella a cinque punte: Brigate Rosse.
Insomma erano questi gli anni ‘70.
Anni di fermenti direbbero alcuni, io non so, ero troppo
piccolo. Il ricordo degli anni ‘70 che ho più vivo é di otto
anni più tardi: 16 marzo 1978, il rapimento Moro. Quella
mattina, andando verso scuola, capii che qualcosa era
successo, qualcosa di grosso, qualcosa che ci avrebbe
cambiati.
Io sono nato a maggio ed é proprio nel maggio del mio
quinto compleanno che a Bologna esce il primo numero
di Parametro, bimestrale di architettura fondato da Giorgio
Trebbi e Glauco Gresleri. Ed è qui che questa mia bustina
ha per la prima volta il nome del destinatario: Glauco Gresleri
che oltre all’onore di farmi scrivere su questa rivista mi
regala l’onore più grande di conoscerlo e di farsi dare del
tu. Non pensiate a una costante frequentazione, né a
intensi scambi epistolari. Glauco lo vedo poco, pochissimo,
Glauco l’ho visto due volte... Ed é di questo che mi rammarico,
della mia pigrizia, della distanza, del non aver cercato
l’occasione per farmi raccontare quegli anni lì, il 1970,
Bologna e l’Italia e chi ha conosciuto e di cosa si discuteva
e cosa si leggeva, cosa si sognava... e poi perché Parametro?
Cosa significava fondare una nuova rivista? Accompagnarla
negli anni, da quelli di piombo a quelli da bere, fino alle
monetine del Raphael.
Se gli obbiettivi iniziali sono stati raggiunti, se il senso é
stato mai smarrito? E poi ritrovato? Il rapporto tra la sua
professione quotidiana e la rivista, come si sono e se si sono
influenzate o disturbate e poi il nuovo avvio, le nuove copertine,
Cecilia, Matteo, l’avventura della rivista in Internet… Insomma,
Glauco, verrò da te in una Bologna spero assolata, porterò
del buon vino friulano e come quando avevo cinque anni ed
ero un bambino ben educato mi metterò buono ad ascoltare
i grandi, sperando che alla fine tu mi dica che il 18 giugno 1970
allo stadio Azteca di città del Messico abbiamo vinto noi e
non il Brasile. Auguri Glauco, Auguri Parametro!