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Ivrea, passato e futuro
di una company town

 
 
 



















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 



La bustina di Minervini
di Antonio Minervini

A dispetto del tuo disamore
la tua bellezza
prodiga il suo miracolo nel tempo.
E in te l’avvenire
come la primavera nella foglia nuova.

“Sabati” di Jorge luis Borges -
da “Fervore di Buenos Aires”
I Meridiani, Mondadori, Milano 1984

C’é un libro che avrei sempre voluto leggere, questo libro
si chiama Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta,
edito nel 1988 da Adelphi è di un certo Robert M.Pirsig.
Ma non l’ho mai comprato e quindi mai letto, forse, per paura
che il suo contenuto mi deluda rispetto al fascino del titolo.
Unire lo zen e la sua disciplina ( o dovrei chiamarla filosofia)
alla manutenzione di un veicolo come la motocicletta appare
provocatorio o forse solo naturale, per dirlo bisognerebbe
sapere cos’é lo zen ma questa è quella cosa di cui tutti parlano
ma in verità nessuno sa precisamente cos’è. All’universita,
al primo anno, un’assistente (allora si chiamavano così) di un
mio professore e la sua compagna (dell’assistente) si
presentavano come monaci zen ma a me sembravano piuttosto
dei buddisti con il saio blu al posto di arancio e rosso
( eleganti non c’è che dire).



Alcuni anni dopo ho ritrovano questo personaggio
che faceva il dj in una discoteca del
bolognese, da cui ho scoperto che lo zen oltre che con i
veicoli a motore aveva a che fare anche con la disco-music.
Lasciando quindi alle spalle lo zen e i suoi misteri quello su
cui voglio soffermarmi è il secondo termine che compare nel
titolo: “la manutenzione”. Secondo il mio fido etimologico
Zingarelli, manutenzione è sostantivo femminile: atto, effetto
del mantenere qualcosa efficiente e in buono stato.
E’ interessante che la voce del dizionario abbia un rimando
alla voce “mano” da cui è facile dire mettere mano con
attenzione. Ho fatto questo lungo giro tra lo zen e i carburatori
per una piccola riflessione su questo, quanto è importante
la cura continua, attenta e rigorosa delle cose siano oggetti,
luoghi, architetture, memorie o concetti. Un giorno sono andato
in gita a Trento, a vedere la mensa universitaria, ci sono andato
con il suo progettista che era il nostro docente. Facciamo un
lungo giro tante spiegazioni, anche un po’ noiose e poi un lampo,
una durissima discussione tra il mio docente e la persona che si
occupava della struttura. Sulle prime non ci siamo resi conto di
perchè tanta durezza, poi dopo la lezione, la vera lezione: in una
sala della mensa erano stati sostituiti degli arredi, alcune sedie,
la tipologia di alcune lampade una decina di piani dei tavoli.
Il lento trasformarsi dello spazio da uno spazio di qualità ad uno
di risulta, un mettere mano senza attenzione. La risposta del
responsabile manutenzione fu che gli arredi belli venivano rubati
dagli studenti, la controrisposta del mio docente fu che se uno
vede in un angolo una sigaretta spenta pensa che quello sia un
posacenere e che se uno vede il degrado inesorabimente segue
quel degrado in progressione gemotrica, se non c’è attenzione
al mantenimento delle cose, dei valori, del proprio spazio costruito,
civile e culturale il declino è dietro l’angolo. In ultimo se questo
mio scritto vi è sembrato conservatore vorrei farvi notare un dato
che cambia a mio parere il tutto: conservare non è sempre
peccato, il problema é riconoscere la qualità e prendersene cura.