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La Bustina di Minervini
di Antonio Minervini
“Bellezza è Verità, Verità è Bellezza”,
che è tutto quanto sappiamo
e dobbiamo sapere, sulla terra.
John Keats - Ode su un’urna greca, V, 1820
Mi chiedevo, nell’afa della mia terrazza, mentre riflettevo sullo
scioglimento dei ghiacciai alpini osservando con sguardo fisso
il ghiaccio nella mia cedrata se a forza di ripetere più e più
volte
che non ci sono più le stagioni di una volta le stagioni non siano
cambiate davvero.
Nell’attesa di una finale mondiale che mi vedrà fra poche
ore
dismettere i panni di pseudo-intelletuale pieno di dubbi, per rivestire
quelli di tifoso con una sola certezza: questa volta la coppa del
mondo la vinciamo noi! E così per far passare l’ansia immagino
una
finale tra il caldo e il freddo, due squadre estreme verso cui il nostro
tifo è contraddittorio e mutevole. Quando fa caldo tifiamo per
il
ritorno del freddo invernale, l’abbraccio del cappottino, la protezione
esistenziale del maglioncino a dolce vita. Mentre in inverno non
desideriamo che caldo, ombrelloni e spiagge si spera deserte.
E guardando i tetti a falda, in coppi rossi, che distinguono il mio
paesaggio attuale mi chiedo: se alla fine vince il freddo? Con la sua
squadra di neve e pioggia (due ottimi attaccanti peraltro) cosa ne
sarà delle città? Vedremo delle baite austriache spuntare
nei sud
del mondo? Il Cairo come Klagenfurt? E se invece a vincere fosse
il caldo? come sarebbe il mondo dall’alto? Una distesa di tetti
piani?
Di terrazze assolate? di costumi tirolesi stesi al sole? sara mica
questa la globalizzazione?
Si, so cosa state pensando, il caldo gli ha dato alla testa.
É probabile, molto probabile ma credetemi, oltre al caldo è
quello
che vedo intorno, quello che leggo sui giornali che mi abbatte come
un cattivo garbino romagnolo, la mancanza di valore, di priorità
tra le cose, questa assoluta mancanza di gerarchia di valori.
Vorrei dire, scrivere di intercettazioni telefoniche globali dove
anche un caffé cattivo bevuto in trattoria diventa materia penale,
di scandali veri o presunti, di un blaterare continuo di tutti su tutto,
di opere pubbliche (inutili) annunciate, smentite riannunciate,
interrotte. Di 25 (dico venticinque) pagine su calciatori che
scommettono anche sulle garette dei bimbi in cortile ma che da
delinquenti a pagina 7 diventano eroi salvatori della patria a pagina
22,
di avvenenti e “talentuose” ragazze che da sotto i tavoli
a pagina 9
a pagina 18 sono Giovanne d’Arco della moralità che nemmeno
Maria Goretti, solo per dirsi degne di andare sull’isola dei famosi
non
più famosi ma che ridiventeranno famosi dandosi due sberle e bevendo
piscio di scimmia.
Silenzio, caldo...... mosche, sono arrivate le mosche quasi che a
sentire i miei pensieri infastiditi si siano sentite invitate a questa
festa
volgare e noiosa di altre mosche che si credono giganti. tento di
scacciarle sempre più pigramente con il giornale arrotolato dove
altre mosche vengono intervistate, fotografate, sbeffeggiate,
incensate. Mentre scrivo, sul tavolino che ho messo in ombra
utilizzando un lenzuolo a mo di tenda, ho “la storia della bellezza”
di Eco. Non l’ho ancora aperto il timore è quello di trovarci
solo
pagine bianche. Vi saluto tra i tetti e la cedrata ormai calda e vi
lascio oltre a questa inutile bustina fastidiosa e infastidita un poesia
che ripeto a memoria come un mantra sperando mi porti via almeno
per un po’: - India a Lignano è solo una pensione / ma io
sedotto
da quel nome / aspetto di vedere gli elefanti - è di Luigi Raimondi,
un vecchio partigiano non é famoso e non so dove sia in questo
momento, due ottime notizie a mio parere.
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