TESTI D'ARCHITETTURA
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Amate l'Architettura, Gio Ponti
Vitali e Ghianda, Genova 1957
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Giovanni Vaccarini, tratto da
"Amate l'architettura",
Collection,
Archit


"...è il 1957 quando Gio Ponti dà alle
stampe un testo che appare
più come la collazione di pensieri,
riflessioni, appunti; una formula
che egli stesso tratteggia "con molte
ripetizioni e contraddizioni",
una formula che oggi definiremo
“aperta” in cui le parti non seguono
necessariamente l’ordine sequenziale
delle pagine, l’indice indica dei
contenuti che possono seguire una
chiave di lettura personale e libera.
La struttura del testo è il dato visibile
di un costrutto che,
a mio modo di vedere, è l’elemento
di maggiore interesse;
fatte salve alcune considerazioni /
connotazioni storiche e/o
personali, i temi affrontati sono attuali
e pertinenti:
- l’architettura (e gli architetti)
- i "materiali"
- l’architettura ed il tempo
- l’architettura italiana.

Trovo questo testo molteplice,
un ossimoro, ed allo stesso tempo
organico nel senso della complementarietà
delle parti e della corrispondenza ad
un corpus; è sconcertante la semplicità
-e la sapienza- con cui alcune cose
sono da subito raccontate nella forma
più intima ed essenziale, senza
sovrastrutture.
"
 

BURATTI+BATTISTON
ARCHITECTS


Abbiamo chiesto allo studio Buratti+Battiston
Architects di indicare il testo d'architettura
considerato fondante per il loro modo di fare
architettura e soprattutto di pensarla ed attuarla.
Hanno indicato Amate l'architettura
di Gio Ponti, 1957.


Di seguito alcuni brani estrapolati dal testo
ed indicatici come fondanti da B+BA, mentre,
a lato, un estratto dal testo di Giovanni
Vaccarni pubblicato su Archit, sezione Collection.


Mi capita spesso di andare a rileggere questo testo di
Ponti e ogni volta provo la stessa emozione, quella
dello studente appassionato, del militante in trincea.
Penso che oggi più che mai ci sia bisogno di riflettere,
soprattutto in Italia, sull’”amore per l’architettura”, un
amore debolissimo, smarrito e mai ritrovato.
Molti amano la pittura e la scultura, la letteratura e il
cinema, la musica e il teatro, ma pochissimi “l’arte” del
costruire e dell’abitare, l’architettura.
Non la amano i politici, gli amministratori, la gente comune,
ma spesso anche noi architetti non l’amiamo; forse
amandola un po’ di più abiteremmo in città più belle e in
case più belle, le arrederemmo con mobili più belli e
forse saremmo tutti un po’ più belli e contenti.
Per questo motivo mi piace rileggere questo testo,
per uscirne rinvigorito e sempre più appassionato di
questo mestiere, a volte arido ma anche pieno di
soddisfazioni.

Gabriele Buratti

AMATE L'ARCHITETTURA
Gio Ponti, 1957

Alcuni brani espressamente scelti da G. Buratti





"Amate tutta l’architettura, l’antica, la moderna(...)amate
l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso
e solenne ha creato – ha inventato – con le sue forze
astratte, allusive e figurative che incantano il nostro
spirito e rapiscono il nostro pensiero: scenario e soccorso
della nostra vita(...)amatela per le illusioni di grazia, di
leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha
tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture(...)amatela
per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto,
segreto e potente(...)amatela per l’immensa umana gloriosa
millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue
cattedrali, i suoi palazzi, le sue città, le sue case, le sue
rovine(...)amate l’architettura antica e moderna: esse han
composto assieme quel teatro che non chiude mai,
gigantesco, patetico e leggendario, nel quale noi ci
muoviamo, personaggi-spettatori, vivi e naturali, in una
scena “al vero”: inventata ma vera, dove si avvicendano
giorno e notte, sole e luna, sereno e nuvole, vento e
pioggia e tempesta e neve, dove sono vita e morte,
splendore e miseria, bontà e delitto, pace e guerra,
creazione e distruzione, saggezza e follia: l’architettura
crea il teatro della Storia, alla scala del vero: parla tutti
i linguaggi.(...)amate l'architettura per le gioie e le pene
alle quali le sue mura, sacre all'amore ed al dolore, hanno
dato protezione: per tutto quello che hanno ascoltato
(se i muri potessero parlare!) ed hanno conservato in
segreto; amatela per la vita che s'è svolta in essa, per
le gioie, i drammi, le tragedie, le follie, le speranze
(questa forma di follia), le preghiere, le disperazioni
(questa forma di lucidità), i delitti stessi che rendono
sacri - amori et dolori sacrum, come in fronte alla Chiesa
della Passione a Milano - tutti i muri, pieni di storia,
di fatica, di vita e di morte, di poesia, di follia, di ricchezza
e di miseria (...) amate l'architettura per gli incantesimi
che ha creato attorno a noi, attorno alla nostra vita;
pensate a Venezia, pensate alle enormi cattedrali, ai
monumenti sublimi (...) amate l’architettura moderna,
dividetene gli ideali e gli sforzi, la volontà di chiarezza, di
ordine, di semplicità, d’onestà, di umanità, di profezia,
di civiltà. Amate l’architettura moderna, comprendetene
la tensione verso una essenzialità, la tensione verso un
connubio di tecnica e di fantasia, comprendetene i
movimenti di cultura, d’arte e sociali ai quali essa
partecipa; comprendetene la “passione”.(...)
amatela, l’architettura moderna, nei suoi giovani
architetti, d’ogni paese, valorosi ed entusiasti; nel suo
grembo, con questi giovani, è il futuro, cioè il mistero
delle infaticabili creazioni e delle speranze umane(...)
amate gli architetti moderni – non ci sono altri architetti
per voi – ma siate duramente esigenti con essi: è il modo
vero di amarli, di operare con loro e per loro: richiamateli
sempre alla loro responsabilità, alla purezza che animò
ed anima i loro movimenti: essi non debbono seguitare
gli stili del passato (sarebbe più facile) ma debbono
seguitare la nobiltà che gli stili del passato ci dimostrano
nell’incanto delle opere più pure (è più difficile); essi
debbono salvare quel che il passato ha fatto, perché
appartiene alla loro arte, ed è il loro blasone nella storia;
essi debbono operare nella misura di quello che il passato
ci ha dato, procedere con pari valore, per non esserne
indegni e per essere degni di ciò che il futuro si aspetta
da loro, con la più pura dedizione.
Amate le meravigliose materie dell’architettura moderna
cemento, metallo, ceramica, cristallo.
Amate i buoni architetti moderni, siate tifosi dell’uno o
dell’altro: associate il vostro nome alle loro opere, che
resteranno anche col vostro nome; e amateli esigentemente,
senza indulgenza; e fateli operare.
Esigete da loro case per tutti felici e perfette per
confortare la vostra vita, con una architettura civilissima
bella serena luminosa sonante chiara colorata e pura.
Esigete che onorino il vostro lavoro, con civilissimi edifici
per la vostra attività. (...) esigete da loro, sempre, una
architettura piena di simpatia umana, piena di immaginazione,
nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo.