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Il
design che viene dall'Est
Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria
Marco Elia
Edizioni Clean, Napoli, 2002
di
Vanni Pasca
Con questo libro Marco Elia sviluppa “una prima riflessione
sullo stato dell’arte e sul ruolo del design nel processo di
sviluppo delle economie Ceca, Slovacca e Ungherese”
e prende in esame “gli attori di un possibile sistema design
locale.”
Si tratta di una ricerca che mira ad analizzare gli sviluppi
del design nei vari paesi del mondo. Come si sa, l’ingresso
d’intere aree geografiche nel mercato internazionale
crea oggi una situazione fortemente concorrenziale, in cui
il design diventa sempre più plus competitivo per le aziende.
Appare sempre più chiaro come in epoca di mondializzazione,
società dell’informazione, postfordismo, in altre parole
nella
terza fase della rivoluzione industriale, il ruolo del design
cresca e si espanda. Si è alla presenza di alcuni fenomeni
generali tra cui:
- cresce il numero dei paesi che investono in scuole di
design e in sostegno alle aziende design oriented;
- si estende la pratica attiva del design in un numero
sempre maggiore di paesi;
è crescente la richiesta di design da parte delle diverse
categorie d’industrie.
cresce il numero e la tipologia delle industrie che operano
in tutto il mondo con designer impiegandoli in forme che
vanno anche al di là delle modalità tradizionali.
- aumentano le tipologie di prodotti che i designer sono
chiamati a progettare;
è crescente un’attenzione al design da parte delle giovani
generazioni che si esprime in molte direzioni.
C’è, ovviamente, la ricerca del rapporto con le industrie;
si diffondono forme d’autoproduzione intese a volte a
scopo autopromozionale, a volte per dare avvio a piccole
produzioni autonome; c’è attenzione agli artigianati locali,
sia nel senso di aprire una riflessione su tipologie e
morfologie tradizionali, più spesso nel senso di riprenderne
tecniche e materiali per nuove proposizioni formali.
Osservando il design nei paesi già citati dell’Europa
centro-orientale, Elia intende fare il punto in particolare
sull’attività lì svolta dai giovani designer negli
ultimi tempi,
dalla caduta del muro di Berlino in poi. Prende in esame
quindi le nuove tendenze di progetto, i rapporti dei designer
con l’industria, le spinte verso l’autoproduzione, i relativi
processi di cambiamento nella professione; i modi con cui
il design si pone di fronte a temi come il rapporto mondializzazione -
identità locali con la relativa
contraddizione industria - artigianato, e come i problemi
ecologici ed ambientali; analizza anche con puntualità
le attività svolte da università e da enti pubblici e privati
a sostegno e promozione del design, inteso come attività
utile per il contributo che può portare allo sviluppo socio -
economico di quei paesi.
E’ interessante rilevare, tra le tante osservazioni che
Elia propone, come nei paesi dell’est possa essere faticoso,
se pur in divenire, il rapporto con un’industria che spesso
stenta ad uscire dal riferimento statale che la caratterizzava
in precedenza. Il postmodern sembra così aver avuto
funzione liberatoria, perché visto come discorso critico
motivante l’opposizione al razionalismo, o meglio a quel tipo
di funzionalismo burocratico legato alla sclerosi degli
apparati industriali locali; ma anche come liberalizzazione
linguistica legittimante la ripresa del riferimento alle tradizioni
artistico - artigianali dei vari paesi, alle loro tradizioni delle
arti decorative. Ma forse, oggi, inizia a diventare ostacolo
allo sviluppo del disegno industriale come pratica progettuale
distinta dall’artigianato.
Il libro di Elia, com’egli dichiara, costituisce una “prima
riflessione”: essa appare molto utile e ricca d’indicazioni.
C’è un’osservazione da fare. E’ quanto mai necessario
per la
teoria e per la storia del design procedere ad un superamento
di modelli interpretativi e schemi storiografici formulati in
passato, per lungo tempo mai rimessi in discussione, dei
quali oggi, in situazione profondamente mutata, si avverte
tutta l’inadeguatezza. A questo fine è importante, nella
situazione attuale in rapida evoluzione, mantenere l’attenzione
sullo sviluppo del design nei paesi investiti dai nuovi processi
di mondializzazione (come quelli dell’Europa centro-orientale),
che appare significativo per lo stesso sviluppo del design nel
nostro paese. Ma è necessario anche che una nuova
generazione di studiosi si cimenti con quei “buchi neri”
costituiti dai tanti episodi della storia del design
sbrigativamente risolti o addirittura trascurati, anche se
spesso di riconosciuto interesse. Per rimanere ai paesi
dell’est si pensi, solo per fare un esempio, alla necessità
di approfondire il percorso di quella scuola operante a
Mosca dal 1920 al 1930, il Vchutemas, e i suoi rapporti,
concettuali e pratici con il Bauhaus, con probabili influenze
in entrambi i sensi.
Elia si è cimentato con “una prima riflessione” sui
paesi
dell’est europeo. L’augurio da rivolgergli è allora
quello di
procedere nei suoi studi, ampliando l’orizzonte dell'analisi
sia sul presente sia sulla storia del design in quell’area
geografica, con la stessa puntualità e acribia con cui ha
svolto questa prima indagine.
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