TESTI D'ARCHITETTURA
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La natura come modello

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Vittorio Giorgini.
La natura come modello
a cura di Marco Del Francia
Angelo Pontecorboli Editore,
Firenze 2000

di Andrea D'Affronto


Il libro compie, mediante una approfondita e metodica
analisi storico-critica, una ricognizione completa che
fornisce il primo attendibile bilancio dell’operosità di
Vittorio Giorgini (1926), architetto fiorentino che proprio
in questi mesi è protagonista di due importanti
riconoscimenti: due prestigiose istituzioni come il Centre
Pompidou di Parigi e il FRAC di Orleans hanno infatti
acquisito parte del suo archivio (in particolare i modelli)
per le proprie collezioni permanenti.
Formatosi in una Firenze ricca di fermenti culturali a
cavallo degli anni '50 e '60, Vittorio Giorgini è stato un
protagonista - finora inspiegabilmente negletto - della
cultura fiorentina nel secondo dopoguerra, una personalità
di rilievo che negli anni Sessanta ha offerto non
pochi e stimolanti contributi didattici agli studenti
della Facoltà di Architettura di Firenze, partecipando per
un decennio all'attività didattica accanto a Leonardo
Savioli e a Giuseppe Gori.
Divenuto noto con Villa Saldarini (1962), zoomorfica casa
per vacanze situata sul golfo di Baratti, Vittorio Giorgini,
dopo aver collaborato, fra gli altri, con lo stesso Savioli e
con Ludovico Quaroni ed Edoardo Detti, ha proseguito dal
1969 negli Stati Uniti il suo impegno progettuale,
conducendo l'attività di docente nella “School of
Architecture” del Pratt Institute di New York e partecipando
a numerosi concorsi.
Il suo principale interesse è rivolto, da circa quarant'anni,
all'osservazione delle strutture naturali considerate come
dei modelli in grado di fornire indicazioni utili per la definizione
di nuove soluzioni progettuali. E' confidando in questo
meraviglioso 'modello', capace da millenni di sperimentare
infinite soluzioni in grado di sopravvivere e partecipare
all'evoluzione complessiva del pianeta, che Giorgini ha
elaborato arditi e inconsueti progetti, sconfinando fra la
geniale sperimentazione e l'utopia più astratta.
Il suo lavoro non è il frutto sospetto di chi ha voluto
risolvere con la fuga dalla società la sua incapacità di
inserirsi nella realtà quotidiana; quello che Giorgini
ricerca sono nuove dimensioni che vadano otre la
geometria classica, un tentativo di aprire una nuova
possibilità per l'architettura anche a scala urbanistica.
Oggi, a causa dei guasti ambientali prodotti, si assiste ad
un interesse intorno all'architettura come strumento di
controllo e di miglioramento dell'ambiente umano.
Un interesse che l'architetto fiorentino, per primo in Italia,
ha cominciato a sviluppare fin dagli anni '50.
Il libro cerca così di evidenziare la complessità del
contributo di Vittorio Giorgini, in campo teorico e
progettuale, volto in un'appassionata ricerca verso la
morfologia delle scienze naturali da applicare nella
progettazione architettonica. Dall’insieme dei contenuti
emerge, in sintesi, il ritratto “a tutto tondo” di un architetto
difficilmente etichettabile in un prefissato filone,
attento ai potenziali suggerimenti morfologici derivanti
dalle strutture naturali, che preferisce esprimersi mediante
un linguaggio formale libero da condizionamenti geometrici
convenzionali.