TESTI D'ARCHITETTURA
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Alessandro Bianchi,
Building by Signs - Costruire per Segni.
Disegno memoria progetto.
Dedalo Librerie, Roma 2003.





 



Building by Signs - Costruire per Segni.
Disegno memoria progetto.

Alessandro Bianchi
Dedalo Librerie, Roma 2003.


di Marcello Scalzo

In architettura disegno e progetto sono strettamente
correlati tra loro: il disegno, inteso come schizzo o
studio, è la fase di ideazione, dove l’oggetto, pensato
dapprima in nuce, prende forma e corpo per arrivare
alla fase di redazione del progetto, nel quale,
attraverso precise regole e codici, si arriva alla
definizione di ciò che -presumibilmente- intendiamo
realizzare.
In un momento in cui il termine “tradizionale” disegno
sembra trasportato verso settori sempre più regolati
dalla “macchina” ci si potrebbe chiedere dov’è finito
quel legame stringente biunivoco tra queste realtà,
poste alla base di una corretta prassi operativa.
Si rende utile uno sguardo a ritroso, che appare
necessario per poter meglio comprendere gli
argomenti e le tesi del dibattito attuale.
Bellezza, riconoscibilità dell’architettura, memoria;
sono parole, “segni” significanti non quali strumenti
propri della composizione architettonica, ma termini
segnanti per la propedeusi alla costruzione
dell’architettura.
Si parla di oggetti, di scala di oggetti nel pensiero,
nella realizzazione, nelle diverse scale della fruizione.
Ma qual è oggi il pensiero per la fruizione possibile
dell’oggetto contemporaneo? E’ la strada del
pensiero complesso. Un pensiero tracciato dalla
storia, per riconoscere le tracce ed interpretarne
i segni, building by signs. La traccia è la riconoscibilità
dell’architettura, una traccia dal passato che non
può essere ignorata facendo tabula rasa sul piano
della memoria.
Qui si inseriscono le riflessioni sul tema del confronto
col passato, dell’onere per l’architetto e per il fruitore
contemporaneo di leggerne i segni e consegnarli
versus una nuova memoria.
La lezione arriva ancora una volta dalla storia, da
una storia (quella, ad esempio, del progetto di
Michelangelo per Santa Maria degli Angeli) che ha
letto le tracce di un’altra storia (quella delle terme
di Diocleziano) convertendole in “segni” per la
progettazione di una architettura rinnovata.
Rinnovamento e tradizione sono dunque posti non
quali termini dicotomici e conflittuali ma, fuori dalle
logiche delle formalizzazioni ed estetizzazioni ad
ogni costo, reinseriti nel pensiero complesso quali
strumenti per la composizione di una parte del
pensiero stesso.
Ed ancora, come appena scritto, ci piace come
l’Autore articoli e snodi gli argomenti con un taglio
da “storico” del segno più che di mero progettista
e costruttore. Il disegno è alla base. Il di-segno è
un sottile filo esplicativo: il di-segno apre, snoda,
indica un percorso, una possibile comprensione,
dove diviene itinerario di conoscenza.
La passione profusa dell’Autore nel percorrere
quest’itinerario viene trasmessa ipso facto al
lettore, che viene dapprima conquistato e di
seguito coinvolto. Già dal primo paragrafo ci
prende la citazione colta, erudita, senza però
mai essere scontata o pedante.
Ho sempre pensato al disegno come ad una
matassa; quelli di Michelucci, ad esempio,
sembrano essere una gomitolo di linee continue,
ininterrotte, quasi infinite, che però, piano piano,
si addensano, prendono corpo e forma prende,
si rivelano.
Ma è forse questa un’abitudine tutta fiorentina
di eleggere (o erigere, dirà qualcuno) il disegno
al di sopra di tutte le arti? Ma è innegabile che
tutte lo contengono; alla base di ogni creazione
c’è un “disegno” inteso in senso materiale o
figurato, logico, concreto o astratto, forse
immaginario, a volte immaginifico.
A noi piace pensarlo così! ….