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Architettura è.
Louis I. Kahn, gli scritti
a cura di Maria Bonaiti,
Electa,
2002
di Sara
Maltese
“Sai Gabor, se dovessi immaginare cosa potrei fare oltre
all’architetto, penso che scriverei delle favole, perché
dalle fiabe sono venuti l’aeroplano e la locomotiva, e gli
strumenti meravigliosi dello spirito… tutto viene dalla
meraviglia”.
Della collana Architettura e Architetti, Electa. Una raccolta
di scritti, lettere, stralci di conferenze, incontri, schizzi di
viaggio.
170 pagine di ricerca. Di Meraviglia. Pensieri e Sensazioni
molto attuali, nati nella necessità di verità fondanti la
disciplina nell’immediato dopoguerra (“something to belive
in” Peter Smithson. 1957).
Kahn indaga l’Ordine delle cose, si fa affascinare dalle
ricerche del movimento tecno-organico, studia la Roma
antica.

“Camminando attraverso l’esperienza, l’uomo impara
dall’uomo.
La conoscenza cala come una polvere d’oro; se la si tocca, dona
il potere di prevedere. Bisogna nutrire l’intuizione. Vorrei dire
che
tutto deve iniziare dalla poesia.”

La sua polvere d’oro lo fa scrivere di luce e silenzio. Di una
soglia tra luce e silenzio. Lì l’Architettura è.
Alla soglia in cui si incontrano luce e silenzio sta il santuario
dell’Arte, l’unico linguaggio dell’Uomo. E’ il
tesoro delle ombre.
L’opera dell’architetto è un’offerta allo spirito
dell’Architettura.
E’ d’ombra, appartiene alla luce. Si disegna in materia, nella
luce.
Perché la materia è luce consumata. La luce è vita
della materia.
E così comunica la sua vera natura attraverso un linguaggio
archetipo di materia e forma, luce e ordine.
Il progetto è lo spartito su cui si legge l’armonia degli
spazi nella
luce; bellezza, che dà adito alla meraviglia; e da qui la rivelazione.
La poesia.
Progettare per Kahn è consentire di essere, è intuire la
forma.
Forma è il cosa. Progetto è il come. La Forma non ha dimensione
né configurazione, ha una natura e delle caratteristiche, parti
inseparabili. Il progetto è la traduzione di tutto ciò nella
realtà.
Tra le righe di vecchie lettere, stralci di conferenze e pezzi di
lezioni universitarie si legge un’attenzione sempre più forte
all’aspetto etico della professione. Si fa strada il concetto di
Istituzione, di rito (inteso come nella società romana),
espressione di una fede condivisa degli uomini.
La costruzione deve esprimere la verità della sua natura
(culto, dimora, strada). Se muore questo pensiero, afferma
Kahn, muore l’Architettura. Fondamentale è il rispetto del
patto
tra gli uomini, ineludibile richiesta di presenza, comunione e
relazione.

Uno scritto del 1972 racconta tutta la morbida cura delle
parole dette, nella materia di un’architettura; il Kimbell Art
Museum. Nell’agosto del 1909 Wassily Kandinsky terminava
uno scritto di profezie laiche e sapere artigianale, Lo spirituale
nell’arte, che fu il manifesto di una generazione. Con i necessari
50 anni di ritardo sul passo veloce dell’arte, l’architettura
con Louis I. Kahn, si riprende i suoi vestiti di luce.
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